Attentatore Boston rischia pena morte. Casa Bianca: Non è combattente nemico

Boston (Massachusetts, Usa), 22 apr. (LaPresse/AP) - Dzhokhar Tsarnaev, il sospetto attentatore della maratona di Boston rimasto in vita, rischia la pena di morte. È stato infatti incriminato per l'utilizzo di armi di distruzione di massa contro persone e proprietà, risultato nel decesso di individui. L'incriminazione è stata annunciata in un comunicato dal procuratore generale degli Stati Uniti, Eric Holder, poco dopo che la Casa Bianca ha fatto sapere che non sarà trattato come un combattente nemico, perché è naturalizzato statunitense. Con il fratello Tamerlan, morto giovedì in uno scontro a fuoco, lunedì scorso Dzhokhar ha fatto detonare due ordigni esplosivi all'arrivo della maratona di Boston, causando la morte di tre persone e il ferimento di almeno altre 180.

ATTENTATORE IN OSPEDALE: NON PUO' PARLARE. Il 19enne di origine cecena si trova in ospedale, ricoverato in condizioni serie ma stabili. Secondo quanto emerso, avrebbe una grave ferita alla gola causata da uno sparo, che gli impedisce di parlare. Non si sa se il colpo sia partito dalla sua stessa arma o se sia stato ferito dagli agenti. Nel corso del confronto finale con la polizia Tsarnaev ha sparato diverse volte dalla barca in cui si era nascosto, ma non si sa contro chi o cosa avesse preso la mira. Secondo il documento che elenca le incriminazioni, il 19enne ha ferite da arma da fuoco anche alla testa, alle gambe e a una mano.

L'INCRIMINAZIONE FORMALE. Nello specifico, si legge nel documento che raccoglie l'incriminazione ufficiale, il sospetto è accusato di aver "cospirato per l'utilizzo e di avere usato illegalmente un'arma di distruzione di massa (vale a dire un ordigno esplosivo improvvisato) contro persone e proprietà all'interno degli Stati Uniti". Le azioni di Tsarnaev e del fratello, si legge inoltre, sono risultate "nella morte di persone e nel danneggiamento e distruzione, tramite esplosivi, di proprietà usate in commerci interstatali e internazionali".

CASA BIANCA: NON E' COMBATTENTE NEMICO. Il 19enne non sarà processato davanti a una commissione militare, come potrebbe avvenire se fosse dichiarato combattente nemico, ha annunciato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Essendo un cittadino naturalizzato statunitense, dovrà rispondere della accuse davanti a una Corte feredale. Dagli attacchi dell'11 settembre 2001, ha ricordato il portavoce, il sistema federale è stato usato per processare e condannare centinaia di terroristi.

NUOVI DETTAGLI. Intanto, emergono nuovi dettagli sulla dinamica degli eventi. Il 19enne è stato visto utilizzare un telefono cellulare dopo avere piazzato a terra uno zainetto nel luogo dell'esplosione, si legge nel documento che ufficializza i capi d'accusa ma che non conferma se il un telefonino sia stato usato come detonatore. Nel corso del sequestro di un'auto nella notte in cui è morto suo fratello, dice ancora il documento, uno dei due attentatori ha detto al conducente temporaneamente rapito: "Hai sentito dell'esplosione di Boston? Sono stato io".

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