Attacco Bengasi, Clinton: Mia responsabilità. Poi si commuove

Washington (Usa), 23 gen. (LaPresse/AP) - Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha testimoniato di fronte alla commissione per gli Affari esteri del Senato, da cui è stata chiamata a riferire sull'attacco al consolato di Bengasi dello scorso 11 settembre. Nel corso dell'audizione in cui ha risposto a domande sull'attacco in cui furono uccisi l'ambasciatore americano Chris Stevens e altri tre funzionari, si è ancora una volta assunta la responsabilità degli errori, sottolineando l'impegno che è poi seguito. Ha anche difeso l'ambasciatrice Usa all'Onu Susan Rice, in relazione ad alcune sue dichiarazioni. E si è commossa, raccontando dell'accoglienza alle bare delle vittime.

MIA RESPONSABILITA'. Il segretario di Stato, durante l'audizione, si è nuovamente assunta la responsabilità degli errori commessi dal dipartimento di Stato nella gestione dell'attacco al consolato di Bengasi, sottolineando di considerare il proprio lavoro come una questione personale. Clinton ha ribadito che il dipartimento di Stato sta applicando le 29 raccomandazioni avanzate da una commissione indipendente e sta facendo perfino di più, concentrandosi soprattutto su posti particolarmente a rischio di attacchi. I senatori repubblicani hanno chiesto più volte se Clinton abbia ricevuto richieste di aumentare la sicurezza prima dell'attacco di Bengasi, e il segretario ha risposto: "Non ho visto simili richieste, non mi sono pervenute, non le ho approvate e non le ho respinte".

MASSIMO IMPEGNO DOPO ATTACCO. Clinton ha detto di essersi pienamente impegnata per migliorare la sicurezza delle sedi diplomatiche statunitensi in tutto il mondo, dopo l'episodio di Bengasi. Ha anche affermando di essere determinata a lasciare il dipartimento di Stato e gli Stati Uniti "più sicuri e più forti", e che nessuno più di lei è votata a "fare bene questa cosa". Il riferimento è alle 29 raccomandazioni della commissione, che aveva fortemente criticato il dipartimento di Stato sull'attacco di Bengasi.

LA COMMOZIONE. "Ero accanto al presidente Obama quando i marines portavano quelle bare avvolte nelle bandiere giù dall'aereo nella base di Andrews. Ho abbracciato le madri e i padri, le sorelle e i fratelli, i figli e le figlie", ha raccontato il segretario di Stato nel corso della testimonianza. "La mia fede nel nostro Paese e nel nostro futuro è più forte che mai", ha affermato con la voce rotta dalla commozione. "Ogni volta che un aereo bianco-azzurro con sopra scritto 'Gli Stati Uniti d'America' atterra in qualche capitale lontana - ha aggiunto - sento di nuovo l'onore di rappresentare la nazione indispensabile per il mondo. E sono fiduciosa che con il vostro aiuto gli Usa continueranno a essere un posto sicuro, forte ed eccezionale".

LA DIFESA DI SUSAN RICE. Clinton ha difeso con forza l'ambasciatrice degli Stati Uniti all'Onu, Susan Rice. Alcuni giorni dopo le violenze al consolato la Rice aveva infatti dichiarato che si era trattato di proteste contro il film 'Innocence of Muslims', ritenuto offensivo nei confronti del profeta Maometto, e non di un atto terroristico. Per questo è stata duramente criticata. "Che differenza fa?", ha risposto Clinton alle ripetute domande dei senatori repubblicani, insistendo che i funzionari "stavano cercando di ottenere le informazioni più affidabili in tempo reale". Il segretario ha ribadito che bisogna concentrarsi su come rafforzare la sicurezza delle sedi diplomatiche Usa, invece di esaminare le dichiarazioni fatte da Rice in tv.

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