Appoggiò pugni Black Power sul podio ai Giochi del '68: statua per Peter Norman

Per il sostegno agli statunitensi Tommie Smith e John Carlos, l'atleta australiano pagò un caro prezzo. A distanza di 50 anni arriva finalmente l'omaggio 

L'Australia erigerà finalmente una statua in onore di Peter Norman. Un omaggio tardivo allo sprinter australiano bianco che, alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, sul podio sostenne il pugno alzato dagli atleti neri statunitensi Tommie Smith e John Carlos contro le discriminazioni. Pagando per questo un caro prezzo.

La federazione di atletica australiana, Athletics Australia, ha annunciato che una statua di bronzo di Norman sorgerà vicino allo stadio Lakeside di Melbourne, nel sud dell'Australia, a un anno dal lancio della campagna per chiederne la realizzazione. E d'ora in poi il 9 ottobre, giorno dei funerali dello sportivo nel 2006, sarà ufficialmente celebrato come la 'Giornata Peter Norman', come già da oltre 10 anni fa la federazione americana di atletica. Nel 2006, fra l'altro, ai funerali Smith e Carlos portarono la sua bara, e Carlos aveva esortato gli australiani a "raccontare ai bambini la storia di Peter Norman".

A mezzo secolo di distanza, la foto che immortalò quel momento resta una delle più celebri della storia dello sport. Era il 16 ottobre del 1968 quando, sul podio olimpico di Città del Messico Smith e Carlos, rispettivamente primo e terzo posto per i 200 metri, indossando guanti neri simbolo del 'Black Power' sollevarono in aria i pugni, a piedi scalzi e con la testa bassa, in una protesta silenziosa contro la discriminazione razziale. Sul secondo gradino del podio c'era Peter Norman, sprinter bianco australiano: con la medaglia d'argento al collo, sostenne il gesto dei due compagni indossando un simbolo dell'Olympic Project for Human Rights (OPHR), organizzazione che protestava contro la segregazione razziale e contro il razzismo e che aveva invitato gli atleti a boicottare i Giochi.

Tutti e tre gli sportivi pagarono molto caro il gesto. I due americani furono sospesi dalla squadra degli Stati Uniti ed esclusi a vita dalle Olimpiadi. Norman invece (1942-2006), che non si pentì mai della sua azione, nel suo Paese fu emarginato. Non fu confermato per i Giochi Olimpici di Monaco del 1972, nonostante avesse realizzato più volte il tempo richiesto, e fu dimenticato dagli organizzatori dei Giochi di Sydney del 2000. Solo nel 2012, cioè sei anni dopo la sua morte per una crisi cardiaca, il Parlamento dell'Australia approvò un testo di scuse all'atleta per il trattamento che aveva ricevuto e per "l'incapacità di riconoscere appieno il suo ruolo di ispiratore prima della morte prematura nel 2006".

Il gesto di Peter Norman è ormai riconosciuto come "uno dei momenti più emblematici dello sport australiano e un momento speciale della storia olimpica", afferma Athletics Australia. Il suo presidente, Mark Arbib, ha riconosciuto che "le iniziative per rendere omaggio a Peter Norman, come questa statua, arrivano molto in ritardo".

Ad aprile scorso qualcosa si era mosso, quando il Comitato olimpico australiano (Aoc) aveva assegnato a Norman il premio postumo dell'Ordine del merito, un riconoscimento riservato a persone che, secondo la dirigenza dell'Aoc, hanno raggiunto meriti degni di nota nel mondo sportivo, o con risultati personali o con il contributo allo sviluppo dello sport. "Abbiamo perso Peter nel 2006, ma non dovremmo mai perdere di vista la sua coraggiosa posizione di quel giorno. E, in quanto cinque volte campione nazionale, il suo record australiano dei 200 metri stabilito in Messico non è mai stato eguagliato", aveva ricordato in quella occasione John Coates, il presidente del Comitato olimpico.
 

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