Alfie, Alta corte apre al trasferimento a casa, ma nega viaggio a Roma
Concessa la cittadinanza italiana al bimbo britannico affetto da una grave malattia neurodegenerativa

Nuova udienza nel Regno Unito per il caso di Alfie Evans, il bambino ricoverato in un ospedale di Liverpool in stato semi-vegetativo, nella lunga battaglia legale in cui i genitori vogliono che il piccolo sia trasferito in Italia per continuare le cure, contro il parere dei medici britannici. Il giudice Anthony Hayden, dell'Alta corte, ha aperto alla possibilità di trasferire il bimbo di 23 mesi a casa, chiedendo all'ospedale infantile Alder Hey di Liverpool di valutare questa possibilità. E ha anche escluso che possa essere trasferito all'ospedale Bambino Gesù di Roma, dove i genitori chiedevano fosse portato e che si era reso disponibile ad accoglierlo, mentre l'Italia gli ha concesso la cittadinanza italiana. Il bambino è affetto da una malattia neurodegenerativa ignota e incurabile, e fino a ieri sera veniva tenuto in vita in modo artificiale.

I medici della clinica di Liverpool, secondo quanto hanno riferito i media britannici, hanno risposto al giudice che il trasferimento a casa non può avvenire prima di 3-5 giorni. Al più presto, ha spiegato un medico, potrebbe accadere dopo quel periodo, sia perché un trasferimento "non avviene nel giro di una notte", anche per l'ostilità dei dimostranti sul posto che rende "impossibile" spostare il piccolo paziente. C'è "vera paura" tra i medici, ha spiegato. "È devastante che siamo di nuovo qui a discutere, mentre quello che tutti vogliamo è il meglio per la famiglia di Alfie", ha aggiunto.

 

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