Albania, migliaia in corteo contro il governo a Tirana

Tirana (Albania), 22 nov. (LaPresse/AP) - Decine di migliaia di persone stanno protestando pacificamente nella strada principale di Tirana, la capitale dell'Albania, contro le politiche economiche del governo, sostenendo che portano a un aumento delle tasse, dei costi dell'energia e a un aumento della disoccupazione. I manifestanti sono sostenitori del principale partito d'opposizione, il Partito democratico, e del suo leader, il sindaco di Tirana Lulzim Basha, che ha accusato i socialisti al governo di portare il Paese in recessione. Da settembre i deputati dell'opposizione boicottano il Parlamento, sostenendo che la coalizione al governo stia ignorando le loro lamentele.

Il Partito socialista del primo ministro Edi Rama è salito al potere a giugno del 2013, promettendo di creare nuovi posti di lavoro. Tuttavia la disoccupazione nel secondo trimestre del 2014 era fissa al 17,7%. Quest'anno all'Albania è stato dato il via libera ai negoziati per la possibilità di aderire all'Unione europea.

"Il Paese è in recessione e la recessione è stata causata dal governo", ha detto Basha tenendo un discorso davanti ai manifestanti da un podio allestito di fronte all'ufficio del premier Edi Rama. "L'aumento delle tasse non è la soluzione", ha aggiunto. Il suo Partito democratico, di centro-destra, sostiene che la coalizione al governo abbia infranto le promesse elettorali aumentando le tasse e i prezzi dell'elettricità e accusa l'esecutivo di avere gonfiato le spese dei funzionari di governo. "Non date agli oligarchi quello che prendete dalle persone e dai cittadini", ha proseguito il sindaco di Tirana, promettendo di continuare a protestare e fare opposizione "per i nostri diritti e per salvare il Paese". Rama ha accusato la precedente amministrazione dell'Albania del Partito democratico, dicendo che aveva aumentato il debito pubblico del Paese, aveva imposto politiche energetiche e fiscali fallimentari e che aveva garantito prestiti fino a 700 milioni di dollari a imprese private che sono rimasti non pagati.

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