Aiutò a catturare Bin Laden: medico pakistano resta in cella
Prese parte a una falsa campagna di vaccinazioni organizzata dalla Cia per localizzare il leader di al-Qaeda

Cinque anni dopo il raid ad Abbottabad in cui Osama bin Laden fu ucciso dalle forze speciali americane, il medico pakistano che contribuì all'operazione resta in isolamento in carcere, con poche speranze di essere liberato a breve. "Inshallah, Afridi tornerà in libertà, non avverrà presto ma spero che il mio cliente un giorno sia liberato", spiega Qamar Nadeem, avvocato del medico Shakil Afridi. L'uomo prese parte a una falsa campagna di vaccinazioni contro l'epatite B nella città pakistana di Abbottabad, organizzata dalla Cia per recuperare campioni di Dna di familiari del leader di al-Qaeda, con cui confermarne la presenza nella zona. Fu arrestato poco dopo l'uccisione di bin Laden e un anno dopo fu condannato a 33 anni di carcere per alto tradimento nel distretto di Khyber, non in relazione al raid di Abbottabad ma a legami con gruppi terroristici locali. I suoi legali ricorsero in appello e la sentenza fu poi ridotta a 23 anni, mentre il medico fu trasferito a Peshawar. Inoltre, fu licenziato ed espulso dal sistema sanitario pakistano, poi nel 2013 accusato della morte di un paziente curato otto anni prima. Se fosse rilasciato, Afridi dovrebbe probabilmente lasciare il suo Paese: gruppi militanti hanno più volte minacciato di ucciderlo, mentre le autorità pakistane temono per la sua vita anche in carcere.

Nel 2012, la commissione del Senato Usa che assegna gli aiuti economici ha stabilito di tagliare di 33 milioni di dollari i fondi di 800 milioni di dollari in sostegno militare al Pakistan, sottraendo un milione per ogni anno della condanna. La misura, però, non ha migliorato la situazione di Afridi. Il portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner, ha di recente ribadito che gli Stati Uniti ritengono che il medico fu condannato ingiustamente e ha chiesto sia liberato: "Continuiamo a trattare la questione al massimo livello nei colloqui con i leader pakistani. Il governo ci ha assicurato che il dottor Afridi viene trattato umanamente ed è in buona salute". Il raid in cui bin Laden fu ucciso alzò la tensione tra i due Paesi, perché le autorità pakistane denunciarono che era stata condotta senza avvertire e quindi la violazione del loro territorio.
 

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