Ahmadinejad: Pronto a faccia a faccia con Obama, nostro nucleare pacifico

New York (New York, Usa), 23 set. (LaPresse/AP) - "Non è scaduto il tempo perché Iran e Stati Uniti recuperino i rapporti e io sono disponibile a un incontro faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama". E' quanto afferma il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in un'intervista rilasciata ad Associated Press, in cui continua comunque a negare le ambizioni dell'Iran in campo nucleare. Dopo il suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni unite in cui ha attaccato duramente gli Usa e ha negato l'Olocausto provocando lo sdegno dei diplomatici occidentali, Ahmadinejad sembra calmare i toni.

All'Onu il leader iraniano ha attaccato gli Stati Uniti per varie questioni internazionali fra cui l'uccisione di Osama bin Laden, ma nell'intervista con i giornalisti di Associated Press non esclude un'apertura. "Non penso che sia una possibilità completamente persa", ha detto riferendosi all'incontro con Obama. Per Ahmadinejad, Obama potrebbe ancora impegnarsi per provare a migliorare la trentennale inimicizia fra i due Paesi per arrivare a collaborare nel campo dell'intelligence e a discutere del programma nucleare iraniano.

Ahmadinejad non risparmia tuttavia critiche e provocazioni e nega ancora il discusso programma nucleare iraniano, sul quale comunque si dice disposto a discutere. "Sapete tutti che la faccenda del nucleare è stata manipolata e trasformata in questione politica", ha detto Ahmadinejad ripetendo che il programma nucleare è per la produzione pacifica di energia. Poi una frecciata sull'11 settembre: "come ingegnere sono sicuro che le torri gemelle non siano cadute per responsabilità degli aerei, ma deve esserci stata qualche esplosione programmata", dice nell'intervista. Ci sono domande a cui si dovrebbe trovare risposta, aggiunge Ahmadinejad, al quale l'anno scorso è stata negata la visita al World trade center che aveva richiesto. Il presidente iraniano ha detto che non farà un altro tentativo quest'anno.

A portare ulteriori tensioni fra Iran e Stati Uniti nelle ultime settimane sono state due questioni. In primo luogo la vicenda dei due escursionisti americani Josh Fattal e Shane Bauer, condannati a otto anni di prigione con l'accusa di essere spie, e liberati infine due giorni fa. In secondo luogo il caso dell'agente dell'Fbi in pensione Robert Levinson, disperso in Iran da circa cinque anni.

A proposito degli escursionisti, Ahmadinejad ha detto che il loro rilascio è stata un'azione umanitaria e ha insistito che i due hanno attraversato illegalmente il confine, un reato perseguito anche negli Stati Uniti ha sottolineato. "Il solo fatto che adesso sono tra le braccia delle loro famiglie è importante", ha detto il presidente iraniano. Per quanto riguarda Levinson, invece, Ahmadinejad ha parlato di contatti non specificati fra Iran e Usa. "Penso che ci sia stata una buona collaborazione fra gli apparati d'intelligence di entrambi i Paesi", ha detto. "Abbiamo raggiunto risultati concreti e sarebbe positivo se questa collaborazione continuasse", ha concluso.

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