Afghanistan, Karzai: Potremmo consentire a Usa nove basi dopo 2014

Kebul (Afghanistan), 9 mag. (LaPresse/AP) - Il presidente afghano Hamid Karzai si dice pronto a consentire agli Stati Uniti di avere nove basi nel Paese dopo il ritiro delle truppe, previsto entro il prossimo anno, ma prima vuole "garanzie di sicurezza ed economiche" da parte di Washington. Intervenendo nel corso di una cerimonia all'università di Kabul, Karzai ha detto che l'Afghanistan è pronto a firmare un accordo di partnership in questa direzione. È la prima volta che il presidente presenta un'idea sui colloqui in corso che dovranno delineare la presenza americana nel Paese dopo il ritiro delle truppe.

Secondo Karzai gli Stati Uniti vogliono mantenere basi a Kabul; a Bagram Air Field, a nord della capitale; a Mazar-e-Sharif, nel nord; a Jalalabad e a Gardez vicino al confine orientale con il Pakistan; nelle province di Kandahar e Helmand nel sud; a Shindand e Herat nell'Afghanistan occidentale. Karzai è invece stato vago sulle intenzioni degli Stati Uniti in Afghanistan dopo il 2014. "Stanno guardando ai loro interessi e noi ai nostri - ha detto - qual è l'interesse dell'America? Possono spiegarlo loro". David Snepp, un portavoce dell'ambasciata statunitense a Kabul, non ha voluto commentare i dettagli dell'accordo, citando la politica di non commentare nei dettagli durante operazioni in corso. "Tuttavia - ha detto - come il presidente Obama ha dichiarato, gli Stati Uniti non cercando basi militari permanenti in Afghanistan. Noi immaginiamo che l'accordo affronterà l'accesso e l'utilizzo di impianti afghani da parte di forze statunitensi in futuro". Un altro argomento non deciso riguarda le future attività di forze non statunitensi nella coalizione militare condotta dalla Nato.

Karzai ha messo in dubbio anche le intenzioni della Nato post-2014: "Prima ci hanno detto che se ne sarebbero andati. Ora vengono e dicono 'No, non ce ne andiamo, restiamo'. Sappiamo che non se andranno". Ha aggiunto di volere che ogni Paese Nato negozi direttamente con il governo di Kabul su quanti soldati possano restare, dove debbano essere schierati e come aiuteranno il Paese. Ogni Paese deve inoltre comunicare i propri piani di assistenza, il tipo di aiuti, quanti civili saranno coinvolti e in quale modo questo gioverà all'Afghanistan, ha precisato.

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