2 novembre, cerimonia a confine Usa-Messico per migranti morti nel deserto

Tucson (Arizona, Usa), 2 nov. (LaPresse/AP) - Ricordare, per la festa dei morti, i migranti rimasti uccisi nel tentativo di entrare negli Stati Uniti dalla frontiera messicana attraversando il deserto dell'Arizona. E' l'iniziativa messa in campo a Tucson da decine di statunitensi di origine messicana. E' dal 2000 che questo gruppo ogni anno porta avanti questa iniziativa. "Siamo qui oggi, come ogni anno negli ultimi 14 anni - spiega Isabel García, direttrice della coalizione dei diritti umani dell'Arizona - per ricordare le vite di tutte quelle persone che non conosciamo ma che hanno da qualche parte padri, madri, fratelli, sorelle, moglie o marito, figli".

Nell'ultimo anno (da ottobre 2013 a settembre 2014) alla frontiera dell'Arizona sono morti 122 mirganti. I partecipanti alla manifestazione preparano delle croci di legno dipinte di bianco sulle quali scrivono il nome di ogni migrante morto. In molti casi sono costretti a scrivere "desconocido" o "desconocida", perché spesso non vengono identificati. In questi 14 anni hanno realizzato oltre duemila croci. "Ma abbiamo anche - racconta Garcìa - la croce di José Arambula, assassinato dalla polizia di frontiera. Qui c'è suo nonno, che è venuto a ricordarlo".

La giornata del ricordo inizia alla chiesa di San Juan, a sud di Tucson, e termina alla missione San Xavier, dove vengono collocate in cerchio le croci e si leggono i nomi di ciascun migrante morto. "Speriamo di mettere fine a queste morti - spiega una manifestante, Rosamaría Velázquez -. Per questo portiamo avanti questa lotta, perché la gente prenda coscienza di quello che succede qui".

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