Un discorso in pieno stile Donald Trump quello pronunciato martedì dal presidente americano all’Assemblea generale dell’Onu. Trump ha rivendicato la forza degli Stati Uniti e l’attivismo della sua amministrazione in politica estera, concentrando gran parte dell’intervento sull’Iran e lanciando dure accuse e minacce anche contro Cuba e la Corte penale internazionale. A margine dell’Assemblea ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, assicurando di voler trovare una soluzione alla guerra in Ucraina.
Oggi sono attesi proprio il discorso del leader ucraino e quello del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, mentre giovedì parleranno il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas, quest’ultimo in videoconferenza, dopo che, per il secondo anno consecutivo, gli Usa gli hanno negato il visto.
Punti chiave
- Wadephul: "Onu non resti in silenzio davanti ad azioni Putin"
- Dichiarazione congiunta di oltre 50 Paesi: "Russia accetti cessate il fuoco"
- Incontro Rubio-Lavrov: focus su guerra e relazioni bilaterali Usa-Russia
- Pezeshkian: "Non possiamo permettere accesso a Hormuz per aggredirci"
- Pezeshkian a Trump: "Resistenza aumenterà davanti a sanzioni e bullismo"
- Pezeshkian: "Difenderemo la nostra patria fino all'ultimo respiro"
- Pezeshkian: "Arma nucleare è in Israele ma ispettori sono da noi"
- Pezeshkian: "Vogliamo nucleare solo per energia, non motivi militari"
- Delegazione Usa lascia Assemblea durante discorso Pezeshkian
- Iran, Pezeshkian all'Onu: "Noi vittime di terrorismo da Usa"
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di non restare in silenzio davanti alle azioni della Russia contro l’Ucraina e alle minacce ibride di Mosca nei confronti dell’Europa. “La Germania e l’Unione europea, sostenitori affidabili del sistema delle Nazioni Unite, sono minacciate da un membro permanente del Consiglio di sicurezza”, ha detto Wadephul a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, come riporta la Dpa. “Questo deve essere all’ordine del giorno della comunità internazionale”, ha aggiunto. Wadephul ha inoltre accolto con favore i nuovi colloqui diretti tra Stati Uniti e Russia a margine dell’Assemblea generale a New York. “Se i colloqui del ministro degli Esteri americano con quello russo ci avvicineranno ai negoziati, allora sarebbe una buona notizia da New York”, ha detto il ministro tedesco.
In vista della riunione di alto livello del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’Ucraina, oltre 50 Paesi, tra cui l’Italia, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale riaffermano il loro “impegno condiviso verso i principi della Carta delle Nazioni Unite e verso la pace” ed esprimono solidarietà a Kiev. “Dopo quattro anni, sei mesi e trenta giorni di guerra su vasta scala, il costo umano continua a crescere. Siamo profondamente preoccupati per l’escalation della Russia contro i civili e le infrastrutture civili in tutta l’Ucraina, che ha causato un numero record di vittime negli ultimi mesi, come registrato dalle Nazioni Unite. Chiediamo il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario, l’accertamento delle responsabilità e la protezione dei civili”, afferma il gruppo di Paesi. Inoltre, viene espressa “particolare preoccupazione” per gli attacchi nel Mar Nero. “La Russia sta cercando di bloccare le esportazioni di grano ucraino, mettendo così a repentaglio la sicurezza alimentare globale. Sosteniamo pertanto gli sforzi volti a raggiungere un’intesa nel Mar Nero per salvaguardare la libertà di navigazione e chiediamo la protezione del traffico marittimo commerciale e delle infrastrutture critiche”, si legge nella dichiarazione congiunta. Il gruppo di Paesi ricorda che “dal marzo 2025, l’Ucraina ha accettato un cessate il fuoco pieno, immediato e incondizionato” e di conseguenza “invitiamo la Russia a fare finalmente lo stesso, quale passo necessario verso una diplomazia e negoziati concreti che portino alla pace. Esortiamo con urgenza la Russia a garantire il ritorno immediato, sicuro e incondizionato in Ucraina di tutti i civili ucraini arbitrariamente detenuti, trasferiti con la forza o deportati – compresi i bambini – nonché il rimpatrio completo di tutti i prigionieri di guerra e il ritorno di tutti gli internati, quali significative misure di rafforzamento della fiducia”. “L’Ucraina vuole la pace. Noi vogliamo la pace. La Russia deve porre fine alla sua aggressione, accettare un cessate il fuoco e impegnarsi concretamente in negoziati volti a raggiungere una pace globale, giusta e duratura, in conformità con il diritto internazionale”, conclude la dichiarazione.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il segretario ha discusso della guerra tra Russia e Ucraina e delle relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Russia. Lo riferisce in una nota il dipartimento di Stato.
A proposito dello Stretto di Hormuz “non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso a una via navigabile e ne traggano vantaggio, mentre allo stesso tempo utilizzano quella via navigabile per imporci le loro aggressioni, per imporci l’insicurezza, per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie navigabili”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu.
Il presidente Usa Donald Trump “deve sapere che la resistenza del popolo iraniano non farà che aumentare di fronte alle sanzioni, alle crescenti pressioni e al crescente bullismo”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu. “Non chineremo mai il capo né ci piegheremo in ginocchio. Il signor Trump e coloro che cercano di intimidirci devono comprendere che siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza”, ha aggiunto Pezeshkian.
“Difenderemo il nostro amato Iran, la nostra patria, fino all’ultimo respiro”. Lo ha detto il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu. Coloro che “hanno compiuto aggressioni contro il nostro Paese” hanno “messo alla prova la forza e la fermezza dell’Iran e hanno imparato che l’Iran non può essere costretto alla resa”, ha dichiarato Pezeshkian. “L’Iran non è mai, mai stato un aggressore, non ha mai iniziato una guerra e ha sempre dimostrato il proprio impegno al tavolo dei negoziati. Ci impongono la guerra, ma abbiamo dimostrato di non aver paura di combattere, di una guerra che è di natura difensiva”, ha detto ancora.
“L’arma nucleare è in Israele, ma gli ispettori sono in Iran. Israele uccide, ma l’Iran è soggetto a sanzioni”. Lo ha detto il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu.
L’Iran vuole la tecnologia nucleare solo per l’energia e “per il progresso” e non per motivi militari. Lo ha detto il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu. “Non chineremo il capo né rinunceremo al diritto che ci spetta di diritto. Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari e nessuna limitazione alla tecnologia nucleare a fini pacifici”, ha detto ancora Pezeshkian. “Non chineremo il capo né rinunceremo al diritto che ci spetta di diritto. Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari e nessuna limitazione alla tecnologia nucleare a fini pacifici. La nostra pace non arriverà sul campo di battaglia. Devono garantire la sicurezza necessaria al popolo e alla nazione iraniana”, ha affermato il presidente iraniano.
La delegazione degli Stati Uniti ha lasciato la sala dell’Assemblea generale Onu durante il discorso del presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, che all’inizio del suo intervento ha affermato che gli iraniani sono vittime di terrorismo da parte degli Stati Uniti.
“Ieri Trump ci ha definiti terroristi. Noi siamo vittime del terrorismo. Vengo da un Iran in cui il nostro leader supremo è stato assassinato senza alcun fondamento giuridico né motivo. Vengo da un Iran dove hanno bombardato una scuola”. Così il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha esordito nel suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riferendosi all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei e alla strage della scuola di Minab avvenuta nei primi giorni della guerra. “Vedete questi bambini? Questi bambini sono morti sotto le bombe lanciate con armi utilizzate dagli Stati Uniti e da Israele”, ha dichiarato il presidente iraniano. “Noi ci siamo solo difesi, non siamo terroristi”, “il nostro popolo innocente è stato bersaglio di attacchi vili e di aggressioni inflitte al nostro Paese e ci siamo difesi con la massima forza. L’America e Israele ci hanno attaccato”, ha detto ancora. L’Iran “non ha chinato il capo e ha reagito, ma non ha colpito la popolazione civile, “si è limitato a difendersi: non siamo terroristi”, ha ribadito Pezeshkian. “Coloro che commettono atti di terrorismo e crimini: sono forse loro i difensori della pace e della stabilità? Non hanno rispettato nessuna delle leggi internazionali”, ha affermato con tono duro, aggiungendo che “negli ultimi due secoli” Teheran “non ha attaccato nessun Paese né territorio”. Pezeshkian ha mostrato grandi foto del defunto leader supremo Ali Khamenei e anche degli oltre 150 bambini uccisi nella strage di Minab. Giunto a New York sotto stretta sorveglianza e sotto i riflettori Pezeshkian, che nel panorama politico iraniano è considerato un politico moderato, si è rivolto ai leader mondiali il giorno dopo che Trump aveva utilizzato lo stesso palco per suggerire che potrebbe “annientare” la Repubblica Islamica se non raggiungerà presto un accordo per porre fine alla guerra, ormai in corso da quasi 7 mesi. Poche ore dopo Trump ha riferito ai giornalisti che i suoi principali inviati, Steve Witkoff e Jared Kushner, si sono incontrati per circa tre ore con i funzionari iraniani a margine del raduno annuale. Ha fornito tuttavia pochi dettagli su come si siano svolte le discussioni o sul contenuto dello scambio. Il discorso di Pezeshkian dell’anno scorso era stato pronunciato mesi dopo la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran, che aveva visto l’assassinio di molti dei massimi leader militari e politici della Repubblica Islamica e aveva nuovamente interrotto settimane di negoziati con gli Stati Uniti. “Signore e signori, siete stati tutti testimoni del fatto che lo scorso giugno il mio Paese è stato oggetto di una feroce aggressione e di una flagrante violazione dei principi più elementari del diritto internazionale”, aveva affermato Pezeshkian in quell’occasione.
È iniziato a New York l’incontro fra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il segretario di Stato Usa Marco Rubio a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York. Lo riportano le agenzie di stampa russe. Tass scrive che i colloqui ono iniziati senza alcuna dichiarazione iniziale alla stampa e sono proseguiti a porte chiuse. Lavrov e Rubio si erano incontrati l’ultima volta esattamente due mesi fa, il 23 luglio, a margine degli eventi dell’Asean a Manila, nelle Filippine. L’agenzia Interfax sottolinea che in precedenza Lavrov aveva dichiarato che, durante il suo incontro con Rubio, intendeva discutere, in particolare, della posizione di Washington sulla situazione in Ucraina. Secondo Tass e Interfax, ai colloqui oltre a Lavrov partecipano, per la parte russa, l’ambasciatore russo negli Usa Alexander Darchiev, il rappresentante permanente della Russia presso l’Onu Vasily Nebenzya, il direttore del dipartimento per l’Atlantico del Nord Alexander Gusarov, il direttore del dipartimento per la pianificazione della politica estera Alexey Drobinin e la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
“A volte le chiamiamo minacce ibride, ma suona innocuo quanto le auto ibride. In realtà, quelle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali sono pericolose quanto le guerre convenzionali”. Lo ha detto il presidente della Lettonia, Edgars Rinkevics, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.
“L’ordine mondiale sta crollando” perché “l’ordine basato sulle regole che ha portato stabilità è sottoposto a crescenti pressioni” e le minacce un tempo lontane si stanno avvicinando. È l’avvertimento con cui il presidente della Lituania, Edgars Rinkevics, ha aperto il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, citando le guerra in Ucraina e in Medioriente. “Neanche la natura rispetta i confini. Le ondate di calore non si fermano ai posti di blocco. Il livello dei mari minaccia di innalzarsi” e “il pericolo è altrettanto reale in montagna”, dove “un fiume può trasformarsi in un’inondazione mortale”, ha proseguito Rinkevics citando le inondazioni avvenute in Nepal, sottolienando che “il cambiamento climatico non conosce confini né nazionalità”. “Siamo tutti sulla stessa barca. Forse l’Arca di Noè non è più solo una storia biblica”, ha affermato, aggiungendo che la lezione di quanto sta accadendo sembra essere che “nessuno di noi può affrontare le minacce da solo”:
“Le Alture del Golan resteranno territorio siriano”. Lo ha detto il presidente della Siria, Ahmed al-Sharaa, nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, criticando gli attacchi di ISraele contro la Siria. “Si sono verificati 500 attacchi aerei, oltre 1.200 incursioni e 300 arresti”, ha denunciato Al-Sharaa, aggiungendo che questo “ricorda un’epoca che pensavamo fosse ormai lontana”. “Respingiamo i tentativi israeliani di imporre un fatti compiuti. Respingiamo le loro aggressioni che minano la pace e la sicurezza”, ha dichiarato.
Si è aperta con il discorso del presidente siriano Ahmed al-Sharaa la seconda giornata dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Al-Sharaa, che è diventato presidente in Siria dopo la destituzione del dittatore Bashar Assad a fine 2024, ha aperto il suo intervento elogiando quella che ha definito la “svolta” compiuta dalla Siria nell’ultimo anno. “Un anno fa mi sono presentato davanti a voi in rappresentanza del mio popolo per la prima volta” e “l’anno scorso ho detto che la Siria era tornata, oggi dico che la Siria sta risorgendo”, ha dichiarato Al-Sharaa, affermando che la Siria sotto la sua leadership è riuscita ad avviare la ricostruzione e la ripresa dopo la guerra civile, controllare il possesso delle armi, liberarsi delle sanzioni e combattere il traffico di droga, oltre a stringere partnership internazionali.
La Germania accoglie con favore i colloqui avviati a New York tra rappresentanti di Stati Uniti e Iran e auspica che possano aprire la strada a una soluzione diplomatica del conflitto. “Nella misura in cui ci siano effettivi e seri tentativi di raggiungere un accordo con l’Iran, avranno anche il nostro sostegno”, ha detto il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius in conferenza stampa a Berlino. “È chiaro che ora servono soluzioni diplomatiche”, ha aggiunto Kornelius, sottolineando che la guerra deve “finire il più rapidamente possibile”. Il portavoce ha ricordato inoltre l’impatto del conflitto sul tema energetico e sulle rotte commerciali. La Germania, ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri, sostiene il ritorno dell’Iran al tavolo dei negoziati e chiede la fine del blocco dello Stretto di Hormuz e della politica regionale di escalation. “Questi colloqui ci offrono la possibilità di ribadire con chiarezza le nostre posizioni e le nostre aspettative”, ha detto, precisando tuttavia che l’incontro tra il ministro degli Esteri Johann Wadephul e il suo omologo iraniano, previsto a New York, non si era ancora svolto al momento delle dichiarazioni. Berlino, ha aggiunto, è in contatto costante anche con gli Stati partner della regione, direttamente colpiti dal blocco dello Stretto, sul piano economico e soprattutto della sicurezza. L’obiettivo è individuare “soluzioni e percorsi praticabili per entrambe le parti”, senza entrare nel merito di eventuali proposte tedesche: “Non vorrei anticipare i colloqui”, ha precisato il portavoce.
Questa mattina un elicottero militare russo ha violato per 42 secondi lo spazio aereo della Polonia. Lo ha riferito l’esercito polacco. Secondo quanto riportato in un comunicato, un elicottero Mi-8 delle forze armate della Russia ha oltrepassato i 300 metri dello spazio aereo polacco provenendo dall’exclave russa di Kaliningrad. “Il volo del velivolo è stato monitorato dai sistemi radar delle Forze Armate polacche. Sono decollati immediatamente i caccia, mentre le forze di terra e i mezzi sono rimasti in stato di allerta”, si legge nel comunicato, “la natura dell’incidente suggerisce che la Russia stia ancora una volta mettendo alla prova la prontezza della nostra difesa aerea”.
La Germania respinge l’appello del presidente Usa Donald Trump ai Paesi membri delle Nazioni Unite a ritirarsi dalla Corte penale internazionale (Cpi). “Naturalmente non lo faremo”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul al Deutschlandfunk, definendo la Cpi “un’istituzione importante”. Trump aveva invitato i Paesi a lasciare la Corte nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu a New York. “Sinceramente non capisco questo appello nel merito”, ha detto Wadephul, sottolineando che si tratta di uno dei dossier sui quali emerge “una differenza che dobbiamo constatare con rammarico rispetto alla politica dell’amministrazione americana”. Secondo il ministro, la Cpi è necessaria a livello internazionale e rappresenta “una parte dell’ordine basato sulle regole che il nostro mondo si è dato”. “È parte della nostra storia della civiltà. È espressione della separazione dei poteri, dello Stato di diritto e anche dell’affermazione dell’umanità”, ha aggiunto Wadephul. “Per questo è del tutto chiaro che noi siamo dalla parte della Corte penale internazionale”.
Il Board of Peace per la Striscia di Gaza presenterà oggi, in occasione di una riunione dei suoi membri, un piano di ricostruzione della durata di sei mesi e del valore di 2,45 miliardi di dollari. Lo rivela Axios. La proposta, che comprende 66 progetti, offre una delle roadmap più complete finora elaborate su come potrebbero presentarsi i primi mesi della ricostruzione postbellica e della governance a Gaza. Secondo una copia del piano ottenuta da Axios, il piano include le spese previste per alloggi temporanei, la rimozione delle macerie, la riparazione degli ospedali, la ripresa economica e il dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale. “Il piano mostra come ricostruire un governo partendo da zero, un’economia dalle macerie e un territorio dal disastro”, ha affermato un funzionario del Consiglio per la Pace.
“Al momento non ci sono precondizioni per i colloqui di pace sull’Ucraina, sebbene la Russia resti aperta a tali colloqui”. Lo ha dichiarato il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov citato da Interfax. “La militarizzazione dell’Ucraina continua effettivamente. I paesi europei stanno cercando di reperire sempre più fondi per acquistare armi. Il regime di Kiev prosegue con le sue attività, che hanno connotazioni terroristiche”, ha aggiunto.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di aver chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un “pacchetto invernale” di nuove attrezzature militari. In un’intervista rilasciata al Wall Street Journal a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Zelensky ha affermato che, in un incontro con il presidente Trump tenutosi nella mattinata di ieri, ha richiesto nuove armi in vista dell’inverno, tra cui sistemi antimissili Patriot e altre tecnologie. Zelensky ha detto inoltre di ritenere che gli Stati Uniti cercheranno di raggiungere un accordo per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto un incontro ieri con il premier del Regno Unito Andy Burnham a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. I due si sono incontrati per più dei 30 minuti previsti, durante i quali Trump ha dichiarato che le relazioni transatlantiche sono “migliori rispetto a quelle che c’erano con il vostro ultimo primo ministro”. “Sulla base del nostro rapporto con il primo ministro, Andy, penso che stiamo andando molto bene”, ha detto Trump. Le parole più dure del presidente Usa sono state riservate al piano britannico di cedere la sovranità delle Isole Chagos, nell’Oceano Indiano, alle Mauritius. Il Regno Unito sostiene che l’accordo preserverà il futuro di una base militare statunitense strategica su una delle isole, Diego Garcia. Ma la ratifica dell’accordo si è arenata dopo che l’amministrazione Trump ha ritirato il proprio sostegno. I funzionari britannici riconoscono che l’accordo è ora in una situazione di stallo. Trump l’ha definito “un accordo terribile” su “un territorio di grande importanza, sia dal punto di vista militare che strategico”. “Penso che il primo ministro lo prenderà in esame”, ha aggiunto. Burnham ha sottolineato che Londra sta lavorando per giungere a un accordo e “sono fiducioso che riusciremo a trovarlo collaborando con i nostri partner statunitensi”.
Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane e il Comando Centrale Khatam al-Anbiya, la più alta unità di comando operativo della Repubblica Islamica, hanno avvertito che il Paese è pronto a infliggere “colpi ancora più duri, devastanti e imprevedibili” agli aggressori, in risposta alle recenti minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’avvertimento è stato lanciato ieri in una dichiarazione congiunta, dopo il discorso di Trump all’Assemblea delle Nazioni Unite. La ripetizione di “accuse e minacce infondate” non dovrebbe essere interpretata come un segno della forza degli Stati Uniti, si legge nella dichiarazione, in cui si sottolinea che la discrepanza tra le minacce e l’effettiva erosione delle capacità militari statunitensi riflette una “disperazione strategica” piuttosto che una dimostrazione di forza. Lo riportano i media iraniani.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tenuto ieri colloqui a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham, con la premier giapponese Sanae Takaichi, col presidente sudcoreano Lee Jae Myung, col presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez. L’incontro tra Trump e Rodríguez durante un ricevimento nella serata di ieri è stato il primo tra i due da quando, a gennaio, Trump ha ordinato la missione per catturare Nicolas Maduro e portarlo a New York City per rispondere di accuse federali di narcoterrorismo e traffico di droga.
“A margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, abbiamo avuto lunghi colloqui con la delegazione iraniana tramite i mediatori, che per tutta la giornata hanno fatto da tramite tra le due parti”. È quanto scrive in un post sul social X l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff. “Hanno portato a termine con successo una serie di discussioni che speriamo si rivelino costruttive e promettenti”, aggiunge, “i mediatori continueranno il loro lavoro”. Witkoff e Jared Kushner si sono incontrati per circa tre ore con i funzionari iraniani a margine del raduno annuale dei leader mondiali.
Il Regno Unito è al fianco di Israele “di fronte alle continue minacce”, ma ha aggiunto che ciò “non giustifica le azioni del governo israeliano a Gaza o in Cisgiordania”. Lo ha detto il primo ministro del Regno Unito Andy Burnham durante il suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu, come riportano i media britannici. “Troppe persone sono morte, tra cui moltissimi bambini”, ha aggiunto, “gli aiuti che arrivano sono troppo pochi e la situazione si protrae da troppo tempo. Non resteremo a guardare mentre l’orribile sofferenza continua a crescere e la prospettiva di una soluzione a due Stati, la migliore speranza di pace e stabilità per entrambe le nazioni, viene messa a repentaglio”. Burnham ha poi proseguito: “Vogliamo vedere israeliani e palestinesi vivere fianco a fianco in pace e sicurezza, e faremo tutto il possibile per mantenere viva la speranza di questa possibilità”.
Il Regno Unito e gli Stati Uniti stanno sviluppando una “nuova partnership per la difesa basata sull’intelligenza artificiale”. Lo ha annunciato il primo ministro del Regno Unito Andy Burnham durante il suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu. Ha aggiunto che l’intelligenza artificiale è “uno strumento vitale per la nostra sicurezza” e che la collaborazione contribuirà a “proteggere le nostre infrastrutture nazionali critiche” dagli attacchi informatici. Lo riportano i media britannici.
Il primo ministro del Regno Unito Andy Burnham ha affermato durante il suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu che “metterà l’intelligenza artificiale al centro della presidenza britannica del G20 il prossimo anno”. “E ci impegneremo per concordare un insieme unico di principi e standard globali al fine di garantire la trasparenza e l’accesso necessari per aumentare la nostra preparazione e per garantire che lo sviluppo dell’IA sia sicuro”, ha aggiunto, come riportano i media britannici, “riuniremo le persone giuste sulle questioni chiave: sfruttare il potenziale dell’IA per il bene comune e gestire i rischi”.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è arrivato a New York per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Lo riportano i media statali iraniani. Pezeshkian terrà oggi il suo intervento.
L’Iran ha comunicato le proprie condizioni agli Stati Uniti tramite un mediatore qatariota a New York, tra cui la fine della guerra su tutti i fronti e la cessazione di quelli che Teheran ha definito “atti di aggressione” statunitensi. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei. “Tra le condizioni poste dall’Iran c’era anche la fine del blocco navale e della guerra economica, nonché il rilascio dei beni iraniani”, ha aggiunto Baghaei all’agenzia di stampa statale Irna.

