L’esito delle elezioni nazionali in Svezia è ancora incerto. Con il 94% dei voti scrutinati, l’opposizione di sinistra si trova in lieve vantaggio di tre seggi sulla coalizione di destra del premier Ulf Kristersson, prospettando giorni di incertezza in attesa dello scrutinio definitivo. I dati provvisori indicano un margine molto ristretto a favore dell’opposizione e del tentativo della ex premier Magdalena Andersson di tornare alla guida del governo a capo della coalizione di sinistra. Tuttavia, anche Kristersson ha dichiarato di voler valutare le “possibilità” alla luce del risultato combattuto.
L’Autorità elettorale svedese segnala che i quattro partiti dell’opposizione si avviavano a ottenere 176 seggi nel Parlamento (composto da 349 membri), contro i 173 della coalizione di governo. L’esito definitivo delle elezioni potrebbe non essere noto prima di mercoledì, quando le commissioni elettorali locali procederanno allo scrutinio dei voti anticipati che non sono giunti ai seggi entro il giorno delle elezioni; tra questi figurano, in particolare, i voti provenienti dall’estero. Nel Paese, che conta circa 10,6 milioni di abitanti, oltre 8 milioni di persone hanno diritto al voto.
Andersson: “Siamo in vantaggio ma attendiamo il risultato definitivo”
“Dobbiamo attendere il risultato elettorale definitivo“, afferma Andersson aggiungendo che “al momento siamo in vantaggio… ma dobbiamo aspettare il verdetto finale”. Kristersson guida la Svezia dal 2022 con una coalizione di centro-destra a tre partiti. Per ottenere la maggioranza parlamentare, l’esecutivo si è avvalso del sostegno esterno dei Democratici Svedesi, un partito anti-immigrazione con radici nell’estrema destra che si è però avvicinato all’area politica mainstream. In caso di riconferma della coalizione di governo, ai Democratici Svedesi erano stati promessi incarichi di governo.
“Una volta ottenuto il risultato definitivo, sarà opportuno valutare le possibili combinazioni”, ha affermato. “Esiste una maggioranza non socialista – o comunque una maggioranza economica non orientata a sinistra – molto chiara nel parlamento svedese. Ne terrò conto e cercherò di capire se vi siano delle possibilità”. Il leader dei Democratici Svedesi, Jimmie Åkesson, ha dichiarato che “non sapremo stasera” chi formerà il prossimo governo. Il consenso del partito è sceso appena sotto il 18% – un calo di circa 3 punti percentuali rispetto al risultato del 2022 – facendolo scivolare dal secondo al terzo posto. Gli exit poll dell’emittente pubblica SVT avevano inizialmente indicato un vantaggio di diversi punti percentuali per i partiti di sinistra. Gli exit poll hanno scatenato l’entusiasmo al raduno elettorale dei Socialdemocratici, ma l’atmosfera ha lasciato il posto a un’attesa silenziosa man mano che i risultati indicavano una competizione più serrata.
I Socialdemocratici di centro-sinistra hanno guidato la maggior parte dei governi svedesi dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Andersson è stata premier dal 2021 fino alla sconfitta elettorale; per tornare al governo, dovrebbe siglare un accordo di coalizione con altri partiti. Esistono due grandi blocchi politici: uno composto da quattro partiti di destra e l’altro da quattro partiti di sinistra. La questione fondamentale, quindi, non riguarda tanto quale partito vincerà, quanto piuttosto quale schieramento riuscirà a formare una maggioranza. I singoli partiti devono ottenere almeno il 4% dei voti per conquistare seggi in parlamento. Data la diffusa convergenza politica in Svezia su diverse questioni chiave – come il sostegno all’Ucraina e la decisione di aderire alla Nato – gran parte del dibattito elettorale si è concentrato sulla possibilità che la destra radicale anti-immigrazione entrasse al governo. L’attenzione si è focalizzata sul ruolo dei Democratici Svedesi, sullo sfondo dell’avanzata della destra populista in Europa, inclusa l’affermazione del partito di estrema destra ‘Alternativa per la Germania’ (AfD) come prima forza politica in un’elezione regionale tedesca, in Sassonia, il 6 settembre. Il partito dei Democratici Svedesi è stato fondato negli anni ’80 da persone attive in gruppi di estrema destra, inclusi neonazisti. Sotto la guida di Åkesson – al timone dal 2005 e artefice della crescita del partito, un tempo marginale – la formazione ha moderato i toni ed espulso i membri apertamente razzisti.

