Ratko Mladic, ex comandante delle forze serbo-bosniache condannato all’ergastolo per genocidio e crimini di guerra, è stato sepolto a Belgrado con gli onori militari. Alle esequie ha partecipato una folla composta da migliaia di sostenitori. Morto a 84 anni il 27 agosto all’Aia, Mladic stava scontando una condanna all’ergastolo emessa dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia nel 2017 per il massacro di oltre 8.000 uomini e ragazzi musulmani a Srebrenica nel 1995, per l’assedio di Sarajevo e per altri crimini di guerra. La sentenza era stata poi confermata in appello dal Meccanismo internazionale residuo per i tribunali penali nel 2021.Il funerale del ‘boia di Srebrenica’ è stato celebrato dal patriarca della Chiesa ortodossa serba Porfirije. Soldati dell’esercito hanno trasportato il feretro, avvolto nella bandiera nazionale, mentre un’orchestra militare suonava. Sulla bara erano appoggiati il suo berretto da ufficiale e la sciabola. I media filogovernativi hanno trasmesso la cerimonia in diretta.
Tra i presenti anche il leader nazionalista serbo-bosniaco Milorad Dodik e l’ambasciatore russo in Serbia. Mladic fu arrestato nel maggio 2011 in un villaggio vicino a Belgrado, dove si nascondeva nella modesta casa di un parente. “Tutto quello che avete detto sono pure bugie. Vergognatevi”, urlò ai giudici, quando pronunciarono la condanna nei suoi confronti. Rendendo onore pubblicamente all’uomo riconosciuto colpevole del primo caso di genocidio avvenuto in Europa dalla Seconda guerra mondiale, Belgrado ha sfidato gli avvertimenti dell’Unione europea. La Commissione, come sottolineato da un portavoce a LaPresse, aveva detto infatti di ritenere che “qualsiasi glorificazione dei criminali di guerra sia in contraddizione con i valori europei più fondamentali e non abbia posto nell’Ue o nei paesi candidati all’adesione all’Ue”. La commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, ha cancellato una visita in Serbia in segno di protesta, mentre le Madri di Srebrenica, associazione che riunisce i familiari delle vittime del massacro, hanno definito il funerale “una vergogna”. Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha invece descritto il rito funebre come “un’ondata di emozioni”, respingendo le critiche europee e accusando l’Occidente di pregiudizi contro i serbi. La guerra in Bosnia, conclusasi nel 1995 con gli accordi di pace mediati dagli Stati Uniti, ha provocato oltre 100.000 morti e più di un milione di sfollati.

