Ceuta, la Spagna apre un’inchiesta: “Attacco all’integrità territoriale del Paese”

Ceuta, la Spagna apre un’inchiesta: “Attacco all’integrità territoriale del Paese”
Migranti sulla spiaggia a Ceuta (Foto AP)

La giudice istruttrice María Tardón ha dichiarato la competenza della Corte a indagare sul caso: “Non si è trattato di iniziative di natura incidentale”

 L’Audiencia Nacional spagnola ha disposto l’apertura di un’inchiesta sull’arrivo in massa di persone a Ceuta a fine luglio, ritenendolo un grave attacco all’integrità territoriale della Spagna. La giudice istruttrice María Tardón ha dichiarato la competenza della Corte a indagare sul caso, ravvisando possibili reati che compromettono la pace o l’indipendenza dello Stato, reati contro i diritti dei cittadini stranieri in connessione con ipotesi di omicidio colposo, nonché reati di organizzazione criminale. La magistrata sostiene che “ci troviamo di fronte a una condotta delittuosa presumibilmente commessa all’estero che ha gravemente attaccato l’integrità territoriale della Spagna, garantita dall’articolo 2 della Costituzione, utilizzando a tal fine l’ingresso massiccio nel nostro Paese, al quale si sono aggiunti flussi migratori irregolari che hanno gravemente inciso sulla vita e sui diritti dei cittadini di Ceuta”.

Nel provvedimento con cui accetta la competenza a indagare, che ha ricevuto il parere favorevole della procura, la giudice istruttrice cita la relazione del Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (Cenif) sullo svolgimento degli eventi. Dalla relazione emerge che non si è trattato di iniziative di natura incidentale, occasionale o spontanea, ma di un processo nel quale la finalità migratoria avrebbe costituito soltanto una copertura formale. La giudice rileva che, nella fase precedente all’ingresso di massa del 30 luglio, si era sviluppata una situazione caratterizzata da un aumento costante degli arrivi a Ceuta. Sottolinea inoltre la particolare importanza dei social nella diffusione su larga scala dell’appello a unirsi all’ingresso in massa. 

La magistrata, che parla di “chiara e indubbia gestione volta a favorire il processo” di arrivo dei migranti “dal territorio del Regno del Marocco”, spiega che, in una valutazione preliminare, i fatti costituiscono un reato che compromette la pace o l’indipendenza dello Stato. Secondo Tardón vi era l’intenzione di attaccare lo Stato spagnolo, violandone l’integrità territoriale, attraverso un massiccio flusso migratorio che è uno dei metodi utilizzati nella “guerra ibrida” o nelle operazioni nella “zona grigia”, in cui possono verificarsi attacchi contro gli Stati, “spesso combinando appelli online con disinformazione sui social media”. Per la giudice i fatti possono poi costituire un reato lesivo dei diritti dei cittadini stranieri in relazione al delitto di omicidio colposo, considerate le 83 vittime che hanno perso la vita nelle acque spagnole. Queste persone sono morte per annegamento o schiacciamento durante il tragitto dal territorio marocchino, essendo state invitate a tuffarsi in mare, “senza riguardo alle loro circostanze fisiche e senza tener conto della condizione vulnerabile di molti di loro: anziani, famiglie con bambini, alcuni neonati in braccio ai genitori”. Tardón ipotizza poi un reato di organizzazione criminale.

 La giudice identifica una struttura di almeno cinque livelli che sarebbe dietro la crisi di Ceuta. In tre di questi, sostiene, è possibile identificare persone specifiche e in altri due no. In questo senso, spiega nel provvedimento che il livello 1 è la massa di persone entrate nella città autonoma, il secondo i promotori della campagna online con un ruolo centrale nei social network per mobilitare le migliaia di persone. Al terzo livello ci sono gli organizzatori del flusso di persone presenti sul campo. In particolare, indica agenti di polizia in uniforme e “dinamizzatori non in uniforme” che in alcuni casi sono stati individuati mentre danno istruzioni ai primi. Al quarto livello, sottolinea la magistrata, c’è la pianificazione del processo che, rispetto ad altri casi precedenti di arrivi irregolari mostra un miglioramento con un impatto più elaborato ed efficiente. Infine, al quinto livello vi sarebbero coloro che si sono occupati della direzione dell’operazione. Secondo Tardón, la crisi di Ceuta è stato un processo pianificato e realizzato attraverso il coordinamento di soggetti di rilievo, che presuppone una forte capacità di influenza sui social network, su persone legate alle forze di sicurezza marocchine e su soggetti o istituzioni dotati delle competenze e dell’esperienza necessarie per partecipare alla pianificazione. 

 La giudice: “Allerta a Ceuta già il 29 luglio”

La giudice istruttrice dell’Audiencia Nacional, María Tardón, nel provvedimento con cui ha disposto l’avvio delle indagini sulla crisi a Ceuta, riferisce che il Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (Cenif) della polizia nazionale il 29 luglio, ovvero un giorno prima dell’inizio dell’ondata di migranti nella città autonoma, aveva emesso una prima allerta sul rischio di arrivi di massa, affinché fosse diffusa ai posti di frontiera di Ceuta e Melilla. Nell’allerta veniva indicato come ‘estremo’ il livello di rischio in uno scenario di ingressi coordinati a nuoto e attraverso il superamento della barriera di frontiera, spiega la giudice nel provvedimento visionato da LaPresse. Giovedì nell’informativa al Congresso dei deputati sulla crisi a Ceuta, il premier spagnolo Pedro Sanchez aveva affermato che il governo non aveva ricevuto nessuna “allerta” che avvertisse dell’eccezionalità e della portata dell’evento che si è poi verificato.

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