Non si placa la spirale di attacchi e ritorsioni tra Stati Uniti e Iran. Dopo settimane di relativa calma, il conflitto è tornato a infiammarsi nei giorni scorsi e oggi Washington ha colpito tre petroliere iraniane, in risposta ai missili lanciati da Teheran contro navi da guerra americane.
Venerdì il presidente Usa Donald Trump ha cercato di minimizzare la guerra con Teheran mentre si avvicinano le importanti elezioni di midterm. “E’ una cosa di poco conto”, “small potatoes”, ha detto nello Studio Ovale in un colloquio con i giornalisti, difendendo il suo vice, JD Vance, secondo cui mesi di attacchi intermittenti in Medio Oriente non costituiscono una vera e propria “guerra”.

Attacchi incrociati
In mattinata i media iraniani tra cui la Radiotelevisione della Repubblica Islamica (Irib) hanno riferito che quattro missili statunitensi avevano colpito una petroliera a circa 10 chilometri dall’isola di Kharg, aggiungendo che l’equipaggio era stato evacuato e che non si erano registrate vittime. L’isola di Kharg, principale terminale petrolifero dell’Iran e nodo strategicamente importante per le spedizioni di greggio del Paese, è stata ripetutamente bersaglio di attacchi durante il conflitto. Ore dopo è arrivata la conferma da parte di Washington. L’esercito statunitense ha affermato di aver colpito tre petroliere iraniane dopo che alcune navi da guerra della Marina sono state prese di mira da missili.
Una portaerei e un cacciatorpediniere hanno schivato “molteplici attacchi iraniani non provocati” e nessun membro del personale statunitense è rimasto ferito, ha affermato il Comando Centrale degli Stati Uniti, annunciando poi che due petroliere iraniane sono state “messe fuori uso in modo definitivo” e che la terza, che non trasportava un carico, è stata distrutta. Le petroliere facevano parte di una rete occulta che contribuisce a finanziare la Guardia Rivoluzionaria iraniana, secondo Washington. Una è stata colpita al largo dell’isola di Kharg e un’altra vicino a Jask, a est dello Stretto di Hormuz. La petroliera vuota si trovava nel Golfo dell’Oman.
“Non esiteremo a difendere le forze americane e, se necessario, a distruggere la limitata ed esposta flotta petrolifera iraniana”, ha avvertito l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Centcom. Gli attacchi sono avvenuti quasi una settimana dopo la ripresa delle ostilità tra i due Paesi. Almeno cinque persone sono rimaste uccise all’inizio della settimana durante un bombardamento statunitense del sud dell’Iran. Un attacco ha colpito un matrimonio. La ripresa dei combattimenti è avvenuta dopo i nuovi tentativi degli Stati Uniti di esercitare pressioni economiche su Teheran, mentre il regime iraniano ha irrigidito le posizioni utilizzando come leva lo Stretto di Hormuz.
Nuovo appello dell’Egitto
Un nuovo appello a tornare al tavolo dei negoziati è arrivato dal ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty che ha avuto due colloqui con gli omologhi di Bahrein ed Oman. Abdelatty ha inoltre evidenziato la priorità della de-escalation e ha chiesto di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto, dove il traffico rimane ridotto.
La strategia di Trump
Nonostante i negoziati siano in stallo l’amministrazione Trump sta già lavorando a una strategia postbellica, ha rivelato il sito di notizie Axios, affermando che questa strategia è incentrata su uno sforzo regionale per contenere l’Iran ed espandere la normalizzazione delle relazioni tra Israele e i Paesi arabi. Nelle ultime settimane, secondo le fonti citate dal media statunitense, Trump ha tenuto due incontri con i suoi consiglieri senior durante i quali si è discusso del piano e sono state avanzate diverse proposte. Tre elementi sarebbero stati considerati come principali assi della strategia: creare un’alleanza regionale tra i Paesi amici degli Stati Uniti per contenere l’Iran, garantire l’attuazione del piano Trump per Gaza nonché quello tra Israele e Libano e ampliare gli Accordi di Abramo.

