Nepal, oltre 800 morti e oltre 3mila dispersi: salva una bambina dopo tre giorni sotto le macerie

Nepal, oltre 800 morti e oltre 3mila dispersi: salva una bambina dopo tre giorni sotto le macerie
Una ripresa dal drone delle conseguenze dell’alluvione improvvisa lungo il fiume Trishuli, mentre è in vigore un’allerta per l’innalzamento del livello delle acque dolci nella zona di Trishuli Bazaar, nel distretto di Nuwakot, in Nepal, domenica 30 agosto 2026. (Foto AP/Rajesh Kumar Singh)

Le autorità hanno ordinato il trasferimento in una zona sicura delle squadre impegnate

Il bilancio delle vittime del disastro avvenuto mercoledì in Nepal è salito a oltre 800 morti. Secondo le autorità – come riportano i media locali – i dispersi sono oltre 3mila. L’area, al confine tra Nepal e Tibet, è stata colpita mercoledì scorso da un’improvvisa ed enorme inondazione causata da un crollo da un ghiacciaio.

Nuova frana minaccia i soccorsi

Mentre ancora proseguono le operazioni di soccorso e di ricerca delle persone scomparse una nuova frana è stata individuata a valle della diga naturale che si è formata dopo l’alluvione. In quell’area si sta accumulando acqua che mette a rischio i soccorsi. Le autorità hanno infatti ordinato il trasferimento in una zona sicura delle squadre impegnate al valico di Gyirong. Secondo il ministero cinese per la Gestione delle emergenze i droni di sorveglianza hanno individuato nella notte una frana su un pendio situato a 2,8 chilometri a valle rispetto alla prima diga naturale. 

Nepal, salvata una bambina di 6 anni: sotto le macerie da 3 giorni

Una bambina di sei anni è stata estratta viva dal fango e dalle macerie tre giorni dopo la tragedia che ha colpito il Nepal. Il salvataggio è avvenuto a Timure, nel distretto settentrionale di Rasuwa. La bambina è stata affidata ai medici. 

L’appello del Papa per il Nepal

E oggi è arrivato l’appello del Papa per il Nepal. “Assicuro la mia preghiera ai colpiti dalla terribile alluvione che si è verificata in Nepal e Tibet, preghiamo per chi ha perso la vita, per i feriti, i dispersi, le famiglie, i soccorritori: possa la sollecitudine di tutti contribuire ad alleviare le sofferenze e a recare gli aiuti necessari alla popolazione”, ha detto Papa Leone XIV al termine dell’Angelus da Castel Gandolfo. “I centri di accoglienza sovraffollati che ospitano le famiglie colpite dalle inondazioni in Nepal stanno mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei bambini“, avverte invece Save the children mettendo in evidenza che in un solo pomeriggio il numero di bambini accolti in un centro a Nuwakot, visitato dagli operatori dell’Organizzazione, è raddoppiato.

Le difficoltà dei soccorritori

L’emergenza non riguarda solo il Nepal. Le squadre di emergenza cinesi stanno lavorando senza sosta dopo che il crollo di un ghiacciaio sul versante nepalese ha innescato un’enorme frana che ha colpito anche il porto di Gyirong, al confine tra Cina e Nepal, nella regione autonoma del Tibet. Tuttavia, le difficoltà sul terreno hanno reso le operazioni estremamente complesse. Innanzitutto, il dislivello verticale della frana è di circa 3.300 metri, una combinazione rarissima di altezza di caduta e velocità elevata, che ha scatenato un disastro devastante. L’entità e la velocità del disastro hanno ampliato drasticamente l’area di ricerca con enormi quantità di detriti lungo un percorso di 20 chilometri. Due strade principali di accesso al porto di Gyirong sono state inoltre spazzate via, interrompendo l’accesso via terra. Ciò significa che personale, attrezzature e rifornimenti non possono raggiungere rapidamente la zona colpita. La ristrettezza del canyon rende quasi impossibile l’accesso ai mezzi pesant: in alcuni punti la larghezza è di soli tre metri. Infine, i venti d’alta quota, la pioggia persistente e la nebbia hanno gravemente ostacolato le operazioni aeree.

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