Il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni in Nepal è salito a 579. Lo ha riferito la polizia, mentre i soccorritori sono impegnati nella ricerca di centinaia di persone ancora disperse nella zona al confine tra Nepal e Cina, tra cui tre italiani. Il bilancio precedente era di 538 vittime in Nepal e tre in Tibet. Mercoledì scorso, le autorità avevano anche segnalato oltre 1.400 persone disperse in entrambe le aree colpite dal disastro. Centinaia di persone sono già state tratte in salvo, hanno affermato le autorità nepalesi, e decine stanno ricevendo cure mediche nella capitale, Kathmandu.
Punti chiave
- Morti in alluvione in Tibet salgono a 7
- Sindaca di Rapallo: "Nessuna novità su Ratto, restiamo in contatto con autorità"
- Morti salgono a 579, 1.924 i dispersi
- Italiano sopravvissuto: "A 30 metri da noi è cascata una montagna"
- Il governo del Nepal: "Per ora non abbiamo bisogno di squadre soccorso straniere"
- Cina: "Si è abbassato livello lago che si è formato dopo alluvione"
- Esercito salva 2 persone intrappolate in tunnel centrale idroelettrica
- Von der Leyen: "Vicini a persone colpite da inondazioni"
- Intensificate operazioni soccorritori cinesi in Tibet
- India: "Ancora 320 nostri cittadini irreperibili"
Secondo quanto riportato dai media locali, il bilancio dei morti per l’alluvione di mercoledì in Tibet è salito a sette, mentre 554 persone risultano ancora disperse.
“Al momento non ci sono novità, ma continuiamo a rimanere in stretto e continuo contatto con le autorità preposte”. Così la sindaca di Rapallo (Genova) Elisabetta Ricci, su Marco Ratto, l’orafo rapallese disperso in Nepal. “Per noi si parla e si deve continuare a parlare di Marco al presente. Tutta la nostra comunità si stringe con forza, speranza e profondo affetto attorno alla sua famiglia in queste ore così difficili”, conclude Ricci in un post pubblicato su Facebook.
L’autorità nepalese per la gestione delle emergenze ha dichiarato che il bilancio delle vittime nell’alluvione di mercoledì nel Paese è salito a 579 morti. L’agenzia ha precisato che il numero delle persone date per disperse è raddoppiato, raggiungendo quota 1.924, poiché sono stati aggiunti al conteggio altri residenti locali. Il numero dei cittadini stranieri dati per dispersi rimane a 517.
“Abbiamo visto arrivare la valanga, eravamo a pochi chilometri dal confine Nepal-Cina, che è stato spazzato via completamente da un’onda gigantesca. Siamo arrivati al villaggio di Timure, a pochi chilometri dalla frontiera. A un certo punto abbiamo sentito un boato enorme e abbiamo visto che a 30 metri da noi è cascata una montagna”. È quanto racconta all’Associated Press Stefano Lotumolo, italiano sopravvissuto all’alluvione in Nepal insieme alla compagna, Valentina Piccinini. “I pullman che erano poco più avanti sono stati spazzati via e noi eravamo nell’unico punto in cui ci saremmo potuti salvare”, ricorda Lotumolo, “un boato assordante e la morte ci ha bussato gentilmente al pullman, da una parte stava prendendo migliaia e migliaia di vite, dall’altra ci ha detto ‘ragazzi scendete, non è il vostro momento’. E siamo saliti sul versante della montagna che non era stato colpito dall’alluvione, dalla valanga di acqua e detriti”. “Dopo 30 secondi, un minuto, anche il nostro pullman è stato spazzato via, perchè poi l’acqua è tornata indietro e ha portato via tutto il villaggio. Praticamente sono rimaste due case in piedi”, continua Lotumolo, “mi rendo conto che duepullman su centinaia sono salvi, la vallata è stata distrutta per chilometri e chilometri.L’ondata ha portato via tutto, lavoratori, pullman, case. Non è rimasto più niente. Anche il villaggio dove abbiamo soggiornato la notte prima è stato spazzato via completamente. Verso le 4 ci hanno detto di salire sulla montagna a piedi, dove c’era uno spiazzo dove sarebbero venuti a prenderci. La notte l’abbiamo passata in una casa diroccata in pietra e verso le 5 ha iniziato a piovere e non è stato possibile l’arrivo di altri elicotteri. Abbiamo passato la notte con altre 40-50 persone, era quasi impossibile dormire”. “Bisogna trovare il modo per avere più rispetto per madre natura”, conclude Lotumolo.
Lotumolo era diretto verso il monte Kailash, luogo sacro per diverse religioni, insieme ad altri viaggiatori internazionali a bordo di un piccolo autobus, quando si è verificata l’alluvione. Nato a Lucca nel 1987, è viaggiatore e fotografo.
Il Nepal ha dichiarato di non aver bisogno “per ora” di squadre straniere di ricerca e soccorso dopo l’alluvione che ha colpito il Paese mercoledì. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lok Bahadur Poudel Chhetri, ha affermato: “Le nostre agenzie di sicurezza stanno gestendo bene le operazioni di soccorso, quindi per ora non abbiamo bisogno di squadre di soccorso provenienti da altri Paesi”. “Ma questo non significa che non abbiamo bisogno di alcun tipo di supporto”, ha precisato, “potremmo aver bisogno di competenze specifiche e, in base alle esigenze particolari, le richiederemo”.
Il livello dell’acqua del lago artificiale formatosi in seguito alle inondazioni in Nepal si è abbassato. Lo ha riferito l’emittente statale Cctv, citando dati del ministero delle Risorse Idriche cinese. Il livello dell’acqua è sceso di 10 metri rispetto al picco raggiunto ieri mattina.
L’esercito del Nepal ha diffuso un video del salvataggio di due lavoratori rimasti intrappolati all’interno di un tunnel del progetto della centrale idroelettrica Upper Trishuli-1 dopo la devastante alluvione che ha colpito il Paese mercoledì. Nel filmato si vedono i soccorritori dell’esercito che strisciano nel fango denso verso le persone intrappolate e le portano in salvo. I sopravvissuti sono ricoperti da spessi strati di fango, mentre vengono aiutati a salire su un elicottero. “Nonostante il terreno impervio e le condizioni pericolose, la squadra dell’esercito nepalese inviata per i soccorsi è riuscita finora a trarre in salvo due persone dalla galleria”, ha fatto sapere l’ufficio del primo ministro, “le ricerche continuano per stabilire quante persone siano ancora intrappolate all’interno e sono in corso le operazioni di salvataggio”.
“Il mio cuore è vicino a tutte le persone colpite dalle devastanti inondazioni. L’Europa stanzia 2 milioni di euro in aiuti umanitari immediati per il Nepal. Per fornire assistenza salvavita alle famiglie e alle comunità più colpite. L’Europa è con voi”. Lo scrive su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Si sono intensificate oggi le operazioni di ricerca e soccorso nel porto di frontiera di Gyirong, nella regione autonoma dello Xizang, in Tibet, dopo l’alluvione di mercoledì. Lo riporta l’agenzia Cctv. Secondo l’Amministrazione nazionale dei vigili del fuoco e dei soccorsi, nella remota zona montuosa al confine con il Nepal sono giunti complessivamente 681 membri dei vigili del fuoco e delle squadre di soccorso cinesi e 113 veicoli, mentre 6.612 unità di attrezzature di soccorso e rifornimenti logistici sono stati inviati al comune di Gyirong. La prima squadra di 141 soccorritori, insieme a un elicottero da alta quota, è giunta al porto ieri mattina. Un altro gruppo di 111 soccorritori della squadra cinese di ricerca e soccorso ha raggiunto la contea di Gyirong ieri pomeriggio. Il personale dei vigili del fuoco e dei soccorsi ha formato tre squadre specializzate: una che si sposta su gommoni lungo i corsi d’acqua, una che si muove a piedi attraverso il terreno montuoso e una che effettua ricognizioni aeree e lanci di rifornimenti con i droni. È stata inoltre inviata una squadra di ricognizione nell’area più colpita dal disastro per effettuare la mappatura, la ricognizione e il monitoraggio mirato sia del sito che del lago di sbarramento utilizzando droni e telescopi. Sono inoltre giunti sul posto 13 esperti dell’Istituto di ricerca antincendio di Shanghai del Ministero della gestione delle emergenze. China Anneng, un’impresa statale di ingegneria e soccorso, oggi ha inviato una squadra di 15 membri dotata di droni da ricognizione, stazioni satellitari portatili e telecamere di sorveglianza mobili per effettuare rilievi in loco dell’ostruzione e delle strade circostanti, al fine di fornire dati accurati per gli interventi sul lago di sbarramento. Secondo il personale di soccorso presente sul posto, i detriti accumulati a circa 3 km a monte del porto potranno essere rimossi in sicurezza solo una volta risolto il rischio rappresentato dall’ostruzione.
Randhir Jaiswal, portavoce del ministero degli Affari Esteri indiano, ha dichiarato ai giornalisti che 320 cittadini indiani risultano ancora irreperibili. Ha aggiunto che 96 indiani rimasti bloccati sul lato cinese del confine sono riusciti a raggiungere il Nepal via terra e che si stanno compiendo sforzi per evacuarli. L’India invierà anche un altro volo con aiuti umanitari e una squadra di soccorso specializzata nella costruzione di tunnel. Ha inoltre affermato che è stato inviato in Nepal un ponte prefabbricato e portatile per contribuire a ripristinare i collegamenti nelle zone colpite dalle inondazioni.
La polizia del Nepal ha confermato nell’ultimo aggiornamento sulla devastante alluvione 547 morti. I feriti sono 1.473. Il dato è leggermente superiore al numero di 538 vittime annunciato dall’Autorità nazionale nepalese per la gestione delle emergenze. Le forze dell’ordine hanno spiegato che 4.473 agenti stanno intervenendo sul luogo del disastro.
“Il Nepal si è distrutto. Il Nepal mi ha distrutta. Ma i Nepalesi mi hanno salvata”. Così su Facebook Valentina Piccinini, sopravvissuta alla devastante alluvione che ha colpito il Nepal. La torinese, che ha condiviso un post sulla valle travolta dal fango, è stata tratta in salvo con il compagno Stefano Lotumolo nell’area di Timure e Bhote Koshi.
“Le necessità più urgenti sono cibo, acqua potabile, kit igienico-sanitari, rifugi temporanei, assistenza medica e supporto psicologico per aiutare le persone ad affrontare il trauma vissuto. C’è inoltre una forte preoccupazione per la diffusione di malattie legate all’acqua stagnante e alla proliferazione delle zanzare, come colera, dengue e malaria. Per questo stiamo distribuendo zanzariere, medicinali e fornendo assistenza sanitaria specifica alle comunità più vulnerabili”. Così a LaPresse Arianna Banfi, operatrice umanitaria di ActionAid a Kathmandu. “Inoltre – aggiunge -, ActionAid è focalizzata sulla protezione e l’aiuto alle persone più vulnerabili nelle crisi umanitarie: cioè le bambine e le ragazze, che sono esposte a violenze, abusi e che necessitano di supporto specifico con kit per il ciclo mestruale, per trovare ripari sicuri e sostegno psicologico”.
E’ salito a 538 il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni in Nepal. Lo ha riferito l’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze. L’autorità nepalese ha aggiunto che oltre 3.700 persone sono state tratte in salvo. Continuano invece ad arrivare poche informazioni sui superstiti dal lato cinese, dove il bilancio delle vittime è salito a cinque. I media statali di Pechino hanno riferito in precedenza che 558 persone risultano disperse. Dall’altra parte del confine, l’autorità nepalese per la gestione delle emergenze ha dichiarato che di 977 persone non si hanno notizie.
La Cina ha aggiornato a 5 morti il bilancio delle inondazioni in Tibet, che hanno colpito la zona vicina al confine con il Nepal. Lo riporta l’emittente di Stato cinese Cctv, aggiungendo che sono invece 558 i dispersi sul lato cinese.
Il portavoce dell’Esercito nepalese, il generale di brigata Raja Ram Basnet, ha riferito ad Associated Press che è stata dispiegata una squadra presso il progetto idroelettrico Upper Trishuli-1, vicino al confine fra Nepal e Cina, a seguito di segnalazioni secondo cui alcuni lavoratori sono rimasti intrappolati all’interno di un tunnel. “È complicato individuare i punti di ingresso e di uscita del tunnel perché tutto è stato ricoperto dal fango”, ha dichiarato Basnet. “La nostra priorità assoluta è soccorrere le persone bloccate”, ha aggiunto.
Le autorità nepalesi e cinesi hanno messo in guardia da ulteriori inondazioni causate da un lago formatosi a monte dopo il disastro di mercoledì e che sta tracimando. Hanno esortato la popolazione delle aree che potenzialmente potrebbero essere colpite a spostarsi in luoghi più sicuri. Il ministero cinese delle Risorse Idriche ha dichiarato giovedì che il lago conteneva circa 2 milioni di metri cubi d’acqua e che si prevedeva l’afflusso di altri 3 milioni di metri cubi nei tre giorni successivi. L’emittente cinese Cctv ha precisato che il lago si trova a un’altitudine di 2.950 metri, circa 1.000 metri sopra il valico di frontiera di Gyirong Port fra Cina e Nepal, complessivamente a una distanza di oltre 10 km dal valico. L’esercito nepalese ha dichiarato che è stata inviata una squadra al valico di frontiera per ispezionare il fiume Bhotekoshi, vista la possibilità di ulteriori inondazioni. Alcuni dei dispersi potrebbero essere stati in pellegrinaggio sul Monte Kailash in Tibet, un luogo sacro per indù, buddisti e altre fedi. Gli scienziati che hanno analizzato le immagini satellitari hanno spiegato che il substrato roccioso sotto un ghiacciaio nelle alte quote dell’Himalaya è crollato, trascinando con sé parte del ghiacciaio stesso; le rocce e l’acqua di disgelo hanno fatto straripare i fiumi nelle valli sottostanti, provocando una massa d’acqua che ha travolto edifici, ponti e terra a valle.
La polizia nepalese ha riferito un nuovo bilancio dei dispersi a seguito dell’inondazione che ha colpito il distretto di Rasuwa, fissandolo a 2.381 persone di cui non si hanno notizie, fra cui 644 stranieri. Lo riporta Nepal News, aggiungendo che fra i dispersi ci sono anche 127 nepalesi che erano arrivati in Nepal in viaggio dall’estero. Fra i 644 stranieri al momento non rintracciati ci sono 178 indiani. Mancano inoltre all’appello 65 cittadini Usa, 53 dell’Ucraina, 51 della Malesia, 35 dell’Australia, 33 del Regno Unito, 25 del Canada, 9 da Singapore, 8 dalla Germania, 8 dalla Russia, 6 dal Sudafrica, 6 dalla Lettonia, 5 dal Giappone, 5 dalla Nuova Zelanda, 4 dalla Francia, 3 dal Belgio e 3 dalla Spagna.
Sono saliti a 475 in Nepal i morti accertati per l’inondazione che ha colpito il distretto di Resuwa, vicino al confine con la Cina. Si tratta del nuovo bilancio fornito dalla polizia nepalese. Al momento la Cina non ha invece aggiornato il suo bilancio di 3 morti in Tibet. Complessivamente fra i due Paesi risultano disperse oltre 1.500 persone.
Gli abitanti colpiti dalla devastante frana nella contea di Gyirong, in Tibet, nel sud-ovest della Cina, sono stati reinsediati e tutti i turisti rimasti bloccati sono stati trasferiti. Lo hanno riferito le autorità locali stando a quanto riporta Xinhua, citata dall’emittente televisiva Cctv. Un totale di 499 tra residenti e operai edili sono stati adeguatamente sistemati. Nel frattempo, 555 turisti colpiti sono stati evacuati e trasferiti. Nessuno di loro è rimasto bloccato.
Il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni in Nepal è salito a 469. Lo ha riferito la polizia, mentre i soccorritori sono impegnati nella ricerca di centinaia di persone ancora disperse nella zona al confine tra Nepal e Cina. Il bilancio precedente era di 390 vittime in Nepal e tre in Tibet. Mercoledì scorso, le autorità avevano anche segnalato oltre 1.400 persone disperse in entrambe le aree colpite dal disastro. Centinaia di persone sono già state tratte in salvo, hanno affermato le autorità nepalesi, e decine stanno ricevendo cure mediche nella capitale, Kathmandu.
Le operazioni di soccorso cinesi in Tibet sono state sospese per il timore che un lago formatosi in seguito alla frana possa causare ulteriori inondazioni. Lo riferisce la Bbc. Le autorità stanno monitorando l’innalzamento del livello dell’acqua a monte del valico di Gyriong, il confine terrestre tra Nepal e Tibet, spazzato via da una colata di fango e acqua durante la frana di mercoledì scorso. Ora si teme che, dopo ore di forti piogge, il lago formatosi tra le macerie possa straripare e provocare ulteriori inondazioni nei prossimi giorni. Secondo quanto riportato dai media statali cinesi citati dalla Bbc, ai soccorritori nella zona è stato ordinato di sospendere le operazioni per il momento. Più di 550 persone risultano disperse sul lato tibetano del confine, di cui 260 stranieri, tra cui pellegrini diretti al sacro Monte Kailash in Tibet.

