“Una tragedia del genere non era immaginabile, ma chi si trovava in quell’area ha commesso un’imprudenza, perché siamo nella stagione monsonica, che non è sicuramente quella ottimale”. Così a LaPresse Elisa Pasino, turista italiana che insieme al marito si trovava in Nepal pochi giorni prima dell’alluvione che ha colpito il paese, causando centinaia di morti. “Noi – afferma – siamo viaggiatori esperti e sapevamo a cosa saremmo andati incontro. Una delle tappe del nostro viaggio era il campo base dell’Annapurna via Pokhara. Si tratta di una zona dove la valanga di fango, anche se in maniera meno violenta, è arrivata”. A partire dalla metà di luglio la coppia ha iniziato a monitorare sui siti specializzati e sui media nepalesi le condizioni delle zone interessate dal loro viaggio, venendo così a sapere di crolli di strade e inondazioni causate dalle forti piogge.
Il cambio di programma all’ultimo minuto
“A questo punto – spiega – abbiamo fatto una call con una guida locale, che ci ha proposto due opzioni: la zona del confine con il Tibet (ovvero quella poi teatro della tragedia, ndr) o andare in Bhutan. Abbiamo scelto la seconda”. A fare la differenza è stata proprio la risolutezza di Pasino e del marito nel cambio di programma all’ultimo minuto. “Abbiamo detto alle guide che addirittura eravamo disposti a cambiare il volo e rimandare il viaggio a dicembre anche perdendo dei soldi”, conclude Pasino, sottolineando comunque che le guide locali, “se il turista insiste, lo portano”.
Una guida nepalese: “Difficile che i dispersi siano vivi, il bilancio delle vittime aumenterà”
“Qualche giorno prima della tragedia mi trovavo nell’area al confine con il Tibet. C’erano alcune frane, le condizioni della strada non erano buone, ma nessuno si sarebbe aspettato un avvenimento del genere, l’ultima volta che è capitato qualcosa di paragonabile era 70 anni fa”, spiega Marco Kapali, guida nepalese che da anni accompagna i turisti italiani in visita nel paese himalayano. Secondo lui è “quasi impossibile” che fra le persone che risultano disperse possano esserci dei vivi, quindi il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare. Kapali ha fatto anche riferimento ai “tanti cadaveri” trovati nei fiumi.

