“Si prenda atto della presente dichiarazione: fino a nuovo avviso, da questo momento in poi, qualsiasi danno arrecato a navi, carichi o beni a essi correlati sarà risarcito utilizzando fondi iraniani in possesso e sotto il controllo degli Stati Uniti”. Così il presidente statunitense Donald Trump in un post che via social alza ulteriormente la tensione con Teheran.
Non è chiaro quali meccanismi giuridici Trump intenda utilizzare per accedere a tali fondi e disporne, ma sostiene che agire in tal modo è “la cosa giusta ed equa da fare”.
Intanto le forze armate statunitensi hanno lanciato una nuova notte di attacchi contro l’Iran, colpendo siti militari e commerciali chiave mentre si intensificavano gli scontri riguardanti le rotte di navigazione. L’offensiva è scattata dopo che i ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato di aver preso di mira due petroliere saudite nel Mar Rosso; ciò rischia di allargare il conflitto che coinvolge l’Iran, proprio mentre il prezzo internazionale del petrolio ha superato i 100 dollari al barile.
Poco dopo l’annuncio dei nuovi attacchi, i media statali iraniani hanno riferito di esplosioni nella città portuale di Bandar Abbas – snodo cruciale per il transito di rifornimenti militari e merci commerciali – dove due persone sarebbero rimaste ferite.
Sono state segnalate esplosioni anche sull’isola di Qeshm, che ospita depositi di mezzi navali (inclusi droni marini utilizzabili dall’Iran per attaccare imbarcazioni nello Stretto di Hormuz), nonché a nord-ovest, nei pressi di Andimeshk, Omidiyeh e Firuzabad. Quattro persone sono morte e cinque sono rimaste ferite in un attacco missilistico statunitense alla periferia di Ahvaz, sul fiume Karun, secondo quanto riportato dai media statali iraniani.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che l’ultima ondata di attacchi mirava a “indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare i marittimi civili e le navi commerciali in transito nelle acque della regione”, nel tentativo americano di riprendere il controllo della strategica via marittima attraverso la quale, in tempo di pace, transitava un quinto del petrolio e del gas mondiali. Le operazioni si sono concluse poco prima delle 5 del mattino di venerdì (ora locale).
Punti chiave
- Trump: "Non so se Iran aiutato da Russia e Cina, non credo vogliamo deludermi"
- Yemen, media: "Raid saudita su Hodeidah e isola di Kamaran"
- Riad: "Nave saudita attaccata nel Mar Rosso, danni lievi"
- Ira, Trump: "Non ho ancora preso una decisione su attacco massiccio"
- Trump su Iran: "Vogliono un accordo ma non sono ancora pronti"
- Trump: "Con Teheran parliamo più seriamente, non ho fretta per accordo"
- Trump: "Iran problema che sta scomparendo, non faranno più i prepotenti"
- Iraq smentisce mediazione tra Usa e Teheran
- Wsj, Bahrein e Kuwait hanno attaccato per la prima volta
- Teheran: "Uccideremo un soldato americano per ogni iraniano morto"
“Non so” se Russia e Cina “stiano favorendo” l’Iran, “sia Xi che Putin mi hanno detto che non avrebbero partecipato. Mi fido di loro. Non credo che vogliano deludermi”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti nello Studio Ovale.
Aerei da guerra sauditi hanno effettuato attacchi contro la città portuale di Hodeidah, nello Yemen occidentale. Lo riferisce l’emittente televisiva Al Masirah, ripresa da Al Jazeera. Secondo l’agenzia di stampa yemenita Saba i raid hanno preso di mira le infrastrutture della compagnia di telecomunicazioni nella città. E’ stato inoltre segnalato un attacco sull’isola di Kamaran, al largo della costa occidentale dello Yemen.
Una nave saudita ha riportato danni lievi allo scafo in seguito a un attacco nel Mar Rosso. Lo riferito l’agenzia di stampa ufficiale dell’Arabia Saudita, citata dalla Cnn. La sicurezza dell’equipaggio, ha spiegato, è stata confermata e l’imbarcazione ha proseguito il viaggio verso la sua destinazione.
“No, non l’ho ancora presa. Stiamo parlando con loro proprio ora”. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha risposto ai giornalisti nello Studio Ovale a chi gli chiedeva se avesse già preso una decisione sulla possibilità di un attacco massiccio contro l’Iran.
“Penso che ce ne siano molte”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti nello Studio Ovale quando gli è stato chiesto quale fosse la sua strategia di uscita dalla guerra con l’Iran. “Esiste una via d’uscita militare in cui continuiamo così come stiamo facendo, e possiamo persino aumentare la dose, e questo mette fuori combattimento tutto”, ha detto. “Oppure c’è una strategia più intelligente, che consiste nel raggiungere un accordo, e loro vogliono raggiungere un accordo. Non credo che siano ancora pronti, ma desiderano farlo”, ha aggiunto.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Stati Uniti e Iran sono in contatto e che, a suo avviso, Teheran sta assumendo un atteggiamento “più serio”. “Stiamo parlando con loro. Credo che stiano diventando sempre più seri con il passare dei giorni, forse per ovvie ragioni, ma stiamo parlando con loro proprio ora”, ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. “Penso che stiano prendendo la situazione con la massima serietà che abbiamo visto finora. Ma questo non significa che ci arriveremo”, ha aggiunto. Alla domanda su chi, tra gli Stati Uniti, fosse impegnato nei colloqui con gli iraniani, Trump ha risposto “praticamente tutti”, aggiungendo che anche il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio erano coinvolti. Il presidente ha affermato di non avere fretta di raggiungere un accordo prima delle elezioni di midterm di novembre. “Dobbiamo farlo nel modo giusto”, ha detto Trump.
L’Iran era “un problema” che “ormai non c’è più, sta scomparendo giorno dopo giorno. Erano i prepotenti del Medioriente. Da adesso in poi non saranno più così prepotenti”. Lo ha detto nello Studio Ovale il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
L’Iraq ha smentito le notizie secondo cui starebbe mediando gli sforzi per garantire un cessate il fuoco tra Washington e Teheran. L’ufficio stampa del primo ministro iracheno ha dichiarato che le “affermazioni” contenute in un articolo del New York Times sono “completamente infondate e non hanno alcun legame con la realtà”, secondo una dichiarazione pubblicata dall’Agenzia di stampa di Baghdad e citata da Al Jazeera. L’ufficio ha invitato i mezzi di comunicazione “a verificare le informazioni, a fare affidamento su fonti ufficiali e a evitare di diffondere notizie non confermate o dichiarazioni attribuite a fonti anonime”.Citando funzionari iraniani e iracheni a conoscenza della questione, il quotidiano statunitense aveva riferito che il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi aveva presentato la proposta durante una visita a Teheran, dopo aver incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca all’inizio di questo mese. I dettagli non erano chiari, ma funzionari iraniani avevano descritto la proposta come l’unica attualmente sul tavolo. Secondo quanto riferito dai funzionari, Teheran avrebbe infine respinto la proposta perché non affrontava la questione di chi avesse il controllo dello Stretto di Hormuz.
Il Bahrein e il Kuwait hanno inviato segretamente dei caccia per colpire obiettivi all’interno dell’Iran, in quella che rappresenta la prima rappresaglia diretta contro Teheran. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti. Un’azione che dimostra la difficile posizione in cui si trovano gli Stati arabi mentre la guerra continua. Gli attacchi aerei, condotti all’inizio di questo mese, hanno preso di mira depositi di droni e missili, oltre ad altri siti militari, hanno riferito le fonti. Gli Emirati Arabi Uniti, che avevano attaccato l’Iran più volte nelle prime fasi del conflitto, hanno fornito informazioni di intelligence sugli obiettivi e copertura aerea difensiva durante le operazioni, in quello che, secondo le stesse fonti, rappresenta un segnale di una crescente cooperazione tra gli Stati arabi nel confronto con l’Iran.
“Da questo momento in poi consideriamo l’equazione che abbiamo già dimostrato al nemico come una regola definitiva e dichiarata sul campo di battaglia: per il martirio di ogni fiero cittadino dell’Iran islamico, un militare americano sarà mandato all’inferno”. Lo ha dichiarato Abdollah Abdollahi, comandante del quartier generale centrale delle forze armate iraniane di Khatam al-Anbiya, citato dall’agenzia Irna.
Gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno pianificando di convocare la prossima settimana a Londra un incontro di alto livello incentrato su una potenziale coalizione internazionale per proteggere la navigazione marittima nello Stretto di Hormuz. Lo riporta Axios citando due diplomatici europei e altre due fonti a conoscenza dei fatti. L’agenda e la data dell’incontro sono ancora in discussione e non sono state definite. Secondo i diplomatici europei, potrebbero partecipare ministri della Difesa e alti comandanti militari dei Paesi occidentali e di quelli della regione. Il segretario alla Difesa Hegseth e il Capo di Stato Maggiore congiunto, Generale Dan Caine, potrebbero partecipare alla riunione.
“A causa dell’aumento delle tensioni in Medioriente, il contesto di sicurezza rimane complesso, con la possibilità di un’escalation imprevista”. E’ l’avviso diffuso in una nota dall’ambasciata degli Stati Uniti in Israele. “I cittadini americani attualmente in Medioriente dovrebbero prestare particolare attenzione e mantenere un’elevata vigilanza, preparandosi a possibili cancellazioni di voli, chiusure periodiche dello spazio aereo e potenziali disagi ai viaggi”, si legge. “Alcune compagnie aeree nella regione hanno posticipato la ripresa dei voli precedentemente programmati; altre hanno cancellato alcune rotte”.
Cina e Russia “non sono coinvolte” nella guerra con l’Iran. Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Il presidente Xi, nel nostro recente incontro a Pechino, in Cina, mi ha detto che non avrebbe, in nessuna circostanza, fornito o venduto armi alla Repubblica Islamica dell’Iran, e questa dichiarazione includeva anche le aziende cinesi. Considerando i nostri rapporti, gli credo sulla parola e, inoltre, gli sto facendo anche un grande favore”, spiega. “Allo stesso modo, il presidente Putin, nonostante la terribile guerra in corso in Ucraina (i rapporti rimangono saldi, così come quelli con il presidente Zelensky), mi ha detto che non avrebbe venduto armi all’Iran. Capisce che io non vendo armi all’Ucraina, ma ai Paesi della Nato. Loro pagano il prezzo pieno e non ho idea di come vengano distribuite queste armi”, prosegue. “Pertanto, due Paesi importanti di cui si parla spesso in relazione all’Iran, a mio parere, non sono coinvolti. Se lo fossero, sarebbe molto dannoso per loro, certamente non nel loro interesse”, conclude Trump.
“Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sulla guerra in Medio Oriente, non possiamo perdere di vista la repressione iraniana contro il proprio popolo. Oggi, l’Ue ha imposto nuove sanzioni nei confronti dei giudici iraniani responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui la persecuzione di dissidenti politici e minoranze religiose”. Lo scrive su X l’Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas. “Abbiamo inoltre sanzionato una figura di spicco di un gruppo informatico che ha facilitato la repressione dell’informazione da parte del regime. Mentre Teheran intensifica la repressione interna, l’Ue continuerà a chiedere conto ai responsabili”, aggiunge.
Le forze israeliane hanno chiuso gli accessi a diverse città e villaggi del governatorato di Salfit, nella Cisgiordania centrale, rafforzando le restrizioni alla circolazione che limitano gli spostamenti di palestinesi e veicoli. Secondo quanto riferito da fonti locali all’agenzia palestinese Wafa, l’Idf ha bloccato gli ingressi alle città di Deir Istiya e Haris, a nord-ovest di Salfit, e a Deir Ballut, nella parte occidentale del governatorato. Le chiusure hanno provocato ulteriori difficoltà negli spostamenti dei residenti e nella circolazione dei mezzi nell’intera area.
Il portavoce degli Houthi yemeniti Mohammed Abdul Salam ha negato che il gruppo abbia chiuso lo Stretto di Bab al-Mandeb, affermando che le loro operazioni navali sono strettamente limitate a un blocco mirato contro l’Arabia Saudita. Lo riferisce Al Jazeera.
“Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia a supporto della campagna organizzata da Modani Protezione Civile e da Opes Italia che in due mesi hanno raccolto aiuti alimentari da destinare alla popolazione libanese sfollata a causa del conflitto nel sud del Paese. Parliamo di 45 pallet, quasi venti tonnellate di beni che saranno consegnati ad associazioni locali per la distribuzione.Grazie al supporto del Ministero della Difesa, del COVI, delle strutture di Esercito e Aeronautica Militare, dell’Unifil e del Ministero degli Esteri, oggi abbiamo caricato gli aiuti e domenica li consegneremo a Beirut. Voglio esprimere una lode ai ragazzi di Gioventù Nazionale che hanno partecipato con dedizione a questa iniziativa raccogliendo generi di prima necessità che i cittadini italiani hanno voluto donare con grande spirito di generosità. Una delegazione di parlamentari accompagnerà questa missione di consegna.Aggiungo che altro materiale sta arrivando, donato da aziende italiane del settore alimentare e quindi possiamo già anticipare che presto organizzeremo una seconda spedizione. Con l’auspicio che a breve la situazione possa tornare alla normalità. Questo gesto che oggi compiamo è un gesto concreto che vuole rafforzare i legami di amicizia tra i nostri popoli. Vicinanza espressa chiaramente anche di recente, nell’incontro della presidente Meloni con il presidente Aoun”. Così in una nota il deputato di Fratelli d’Italia, Massimo Milani.
Il Kuwait riferisce che le sue difese aeree “stanno attualmente contrastando attacchi condotti da droni nemici, a seguito dell’aggressione iraniana”. “Lo Stato Maggiore Generale dell’esercito”, si legge su X, “informa che gli eventuali rumori di esplosioni che dovessero essere uditi sono il risultato dell’intercettazione degli attacchi nemici da parte dei sistemi di difesa aerea”. L’esercito “invita tutta la popolazione ad attenersi alle istruzioni di sicurezza e protezione emanate dalle autorità competenti”.
Teheran colpirà Tel Aviv se Donald Trump darà seguito alle minacce. Lo riporta il New York Times citando funzionari iraniani secondo i quali se il presidente statunitense darà seguito alle sue minacce di colpire Teheran e le infrastrutture iraniane, la Repubblica islamica reagirà attaccando Tel Aviv e chiedendo agli Houthi in Yemen di imporre un blocco marittimo sullo stretto di Bab al-Mandab.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si recherà lunedì a Washington, dove incontrerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e parteciperà ai funerali del defunto senatore statunitense Lindsey Graham. Lo riferisce l’ufficio del premier israeliano, citato da Times of Israel. L’incontro con Trump si terrà martedì, lo stesso giorno del funerale di Graham, repubblicano e convinto sostenitore di Israele.
Il Pentagono ha riferito mercoledì sul proprio sito dedicato alle vittime militari che un totale di 18 militari americani erano stati uccisi durante la guerra in Iran. Ieri il Dipartimento della Difesa ha ridotto il numero a 14. Tre funzionari militari citati dal New York Times hanno dichiarato che una delle ragioni alla base del cambiamento era la decisione dell’amministrazione Trump di rimuovere dall’elenco quattro militari uccisi lo scorso fine settimana — tre in Giordania e uno nel nord dell’Iraq — perché le loro morti erano avvenute dopo che il presidente aveva dichiarato un cessate il fuoco, ad aprile. Il portavoce ad interim del Pentagono, Joel Valdez, ha attribuito invece il cambiamento a “temporanee interruzioni dei dati” sul sito, che a suo dire sarebbero state rapidamente corrette. Da quando il cessate il fuoco è crollato, il Pentagono ha fornito poche informazioni sulla strategia militare americana e ha tardato a diffondere dati sui ferimenti delle truppe. L’ultimo importante briefing del Pentagono sulla guerra risale all’inizio di maggio. Secondo il Dipartimento della Difesa, rendere pubblici gli attacchi iraniani contro basi che ospitano truppe statunitensi comprometterebbe la sicurezza operativa.
Donald Trump sta perdendo la pazienza a causa della guerra con l’Iran, di cui non si intravede una fine. E’ quanto titola il Wall Street Journal in un approfondimento sulle strategie della Casa Bianca sul conflitto in corso. Durante una recente riunione nello Studio Ovale, scrive il quotidiano, Trump ha lanciato una violenta invettiva contro i leader iraniani, definendoli ‘feccia’ e ‘pazzi’, accompagnando le sue parole con una serie di imprecazioni, secondo una persona che ha sentito i commenti. Negli ultimi giorni, sottolinea il Wsj, il presidente è diventato sempre più scettico sul fatto che i negoziati con l’Iran possano portare a una pace duratura. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione, Trump ritiene che l’unico linguaggio compreso dall’Iran sia quello della forza militare, aggiungendo che il presidente si trova in una ‘modalità di vendetta’ nei confronti di Teheran. Secondo lo stesso funzionario, Trump vede poche alternative valide oltre al proseguimento degli attacchi.
Il Consiglio dell’Ue ha deciso di sanzionare sei individui responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. Nell’elenco sono stati inseriti cinque giudici dei tribunali rivoluzionari regionali iraniani che hanno presieduto processi contro minoranze religiose e dissidenti politici, tra cui il premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, sulla base di accuse vagamente definite di sicurezza nazionale e motivi religiosi. In tali casi, hanno inflitto condanne a morte e lunghe pene detentive, fustigazioni, multe o pene supplementari a dissidenti politici e attivisti per i diritti umani, anche in relazione alle proteste del 2022 del movimento ‘Donna, Vita, Libertà’ seguite alla morte di Mahsa Amini. Sanzionato anche Nima Salehi, hacker e ingegnere informatico iraniano, fondatore e figura di spicco del gruppo informatico ‘Ashiyane’. Ashiyane Digital Security collabora strettamente con la Polizia Cibernetica (FATA), organismo riconosciuto dall’UE, e con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), ed è responsabile di intensi attacchi informatici contro oppositori e riformisti interni e istituzioni straniere, contribuendo così alla repressione del regime contro l’opposizione. Con la decisione odierna, le misure restrittive relative alle violazioni dei diritti umani in Iran si applicano ora a un totale di 269 individui e 53 entità. Le misure consistono nel congelamento dei beni, nel divieto di viaggio verso l’Ue e nel divieto di mettere a disposizione fondi o risorse economiche alle persone elencate. È inoltre in vigore il divieto di esportazione verso l’Iran di apparecchiature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna, comprese le apparecchiature per il monitoraggio delle telecomunicazioni.
I soldati dell’esercito israeliano sono entrati nell’ospedale di Nabulus, in Cisgiordania, e hanno arrestato alcuni palestinesi a seguito della sparatoria avvenuta oggi. Lo riporta il Times of Israel citando media palestinesi. Secondo quanto riportato, i palestinesi sono stati arrestati perché sospettati di essere coinvolti nella sparatoria avvenuta in precedenza nei pressi del villaggio di Tell e dell’insediamento di Havat Gilad, nella parte settentrionale della Cisgiordania.
Sale a due il bilancio degli israeliani uccisi, nella sparatoria avvenuta nel villaggio di Tell, in Cisgiordania. Oltre al 32enne Benayahu Mellet, riservista e guardia di sicurezza in un insediamento nelle vicinanze, è morto anche un maggiore dell’esercito israeliano. Secondo quanto riportano i media israeliani, si tratta del 27enne Yuval Ezra, comandante di batteria del 411° battaglione del 282° reggimento di artiglieria. Secondo quanto ricostruito dal Times of Israel, l’ufficiale è stato colpito da colpi d’arma da fuoco dopo che un palestinese ha sottratto un fucile d’assalto a un agente della sicurezza civile durante lo scontro. Le Forze di sicurezza israeliane hanno poi identificato Mellet come sergente maggiore riservista. In totale, quindi due israeliani e quattro palestinesi sono rimasti uccisi nello scontro. Le circostanze esatte dell’incidente rimangono poco chiare, tuttavia i resoconti dei media israeliani e le interviste con funzionari palestinesi locali suggeriscono che stamattina un gruppo di coloni sia entrato a Tell e sia stato affrontato dai residenti, che temevano un attacco.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno annunciato di aver dato istruzioni alle Forze di difesa israeliane (Idf) di accelerare la legalizzazione degli avamposti e delle fattorie non autorizzate in Cisgiordania e di realizzarne di nuovi, dopo i recenti scontri nella zona di Nablus. Lo riporta Haaretz. Al termine della riunione del gabinetto di sicurezza ristretto, Netanyahu e Katz hanno inoltre annunciato di aver ordinato la demolizione dell’abitazione del palestinese sospettato di aver ucciso a colpi d’arma da fuoco il colono israeliano Benaiah Mlat e di aver incaricato l’esercito di condurre “un’operazione intensiva” nei villaggi palestinesi considerati roccaforti dei gruppi armati.
L’Organizzazione marittima internazionale (Imo) afferma che almeno 6mila marinai sono bloccati su circa 400 navi nei pressi dello Stretto di Hormuz. L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto oggi un “intervento urgente” per aiutarli. Il suo ufficio ha dichiarato che i marinai sono esposti ai combattimenti e che alcuni sono stati abbandonati dagli armatori delle loro navi, lasciandoli “a cavarsela da soli senza cibo, acqua, carburante, assistenza medica, elettricità o mezzi per comunicare con le loro famiglie”. L’Iran sostiene di avere il diritto di gestire il traffico e di imporre eventualmente dei pedaggi nello Stretto di Hormuz, che prima della guerra era aperto a tutti senza pedaggio. Teheran ha attaccato navi che utilizzavano una rotta attraverso lo Stretto sorvegliata dalle forze Usa e pensata per essere al di fuori del controllo iraniano.
La Guardia rivoluzionaria iraniana, secondo una dichiarazione letta dalla tv di Stato, ha esortato la popolazione dei Paesi confinanti con l’Iran a tenersi alla larga dalle basi con truppe Usa e ha chiesto al contempo di segnalare i luoghi in cui sono di stanza.
Le forze guidate dagli Stati Uniti stamattina hanno intercettato e abbattuto 5 droni carichi di esplosivo sopra Erbil, nel Kurdistan iracheno. Lo hanno riferito funzionari della sicurezza nel nord dell’Iraq, aggiungendo che “fortunatamente, l’incidente non ha causato vittime né danni”. Un giornalista di Associated Press ha udito stamattina almeno 7 esplosioni nella città, capitale della regione curda semiautonoma dell’Iraq, e ha visto almeno quattro colonne di fumo nero salire da aree vicine o all’interno di una base presso l’aeroporto della città che ospita le forze Usa. I voli nell’aeroporto sono proseguiti regolarmente, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa di Stato irachena, che ha citato il direttore della struttura. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno mantenuto circa 2.500 soldati in Iraq per l’addestramento e per condurre operazioni contro l’Isis insieme alle forze armate irachene. Molti di loro si sono ritirati, ma rimane un piccolo contingente di consiglieri militari e altro personale, molti dei quali si sono trasferiti a Erbil.
Le circostanze esatte dell’incidente in Cisgiordania rimangono poco chiare, tuttavia i resoconti dei media israeliani e le interviste con funzionari palestinesi locali suggeriscono che stamattina un gruppo di coloni sia entrato a Tell e sia stato affrontato dai residenti, che temevano un attacco. Secondo l’esercito israeliano, uno dei residenti avrebbe sottratto un’arma a uno dei coloni e avrebbe aperto il fuoco contro il gruppo, uccidendo Benayahu Mellet, 32 anni, guardia di sicurezza in un insediamento nelle vicinanze. In un video dell’incidente, confermato dall’Idf e diffuso online dal corrispondente militare di Army Radio, si vedono due uomini armati in abiti civili, oltre ad almeno un soldato israeliano, che puntano le armi contro un gruppo di palestinesi riuniti in un campo. A un certo punto i due uomini armati si precipitano verso diversi residenti palestinesi con le armi spianate. Nel filmato, i residenti cercano di respingerli e sembrano disarmare uno degli uomini prima di aprire il fuoco. In una dichiarazione l’esercito israeliano ha affermato di aver ucciso l’uomo che aveva sottratto l’arma al colono e che questi era armato quando i soldati gli hanno sparato. Tuttavia un altro video, pubblicato dai media israeliani e confermato dall’esercito, mostra le forze israeliane che sparano contro un gruppo di palestinesi nello stesso campo che erano già a terra. Nel video, della durata di meno di un minuto, si sentono più di 12 spari. L’esercito ha affermato che il sospettato era una delle persone uccise nel campo. Non ha risposto alle domande sul motivo per cui i soldati abbiano ucciso gli altri uomini, tutti con legami di parentela, né su quanto tempo dopo lo scontro iniziale siano avvenute le uccisioni.
Il Regno Unito è “pronto a difendersi”. È quanto afferma il ministero della Difesa britannico, replicando all’Iran dopo che Teheran ha minacciato “conseguenze” per la decisione del nuovo premier Andy Burnham di continuare a consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi britanniche per colpire l’Iran, definendo questa mossa un “atto di aggressione”. “Le nostre forze armate sono pronte a proteggere il Regno Unito da qualsiasi tipo di attacco, sia sul nostro territorio che dall’estero. Il Regno Unito è pronto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a difendersi”, ha dichiarato il ministero della Difesa britannico. “L’approccio del Regno Unito al conflitto rimane lo stesso: siamo impegnati a difendere il nostro popolo, i nostri interessi e i nostri alleati, agendo in conformità con il diritto internazionale e senza lasciarci trascinare in un conflitto più ampio”, ha precisato.
Gli attacchi Usa hanno colpito una base navale dei Guardiani della rivoluzione nel nord dell’Iran. Lo riportano le agenzie di stampa iraniane Fars e Isna. Nella notte sono state segnalate esplosioni anche sull’isola iraniana di Qeshm, dove sono stoccati mezzi navali tra cui imbarcazioni-drone che l’Iran può utilizzare per attaccare navi nello Stretto di Hormuz, nonché nella provincia di Isfahan, dove si trovano un’importante base aerea iraniana e uno dei siti nucleari del Paese. Secondo quanto riportato, altri attacchi hanno colpito inoltre la provincia del Khuzestan, nel sud-ovest dell’Iran, e la provincia meridionale di Fars.
Quattro persone sono state uccise e 5 ferite in un attacco missilistico Usa alla periferia di Ahvaz, sul fiume Karun. Lo riportano i media di Stato iraniani, aggiungendo che un attacco nella provincia del Lorestan, nell’Iran occidentale, ha invece provocato 2 feriti, mentre altre 2 persone sono rimaste ferite a causa di esplosioni nella città portuale di Bandar Abbas, un nodo cruciale per il trasporto di rifornimenti militari e merci commerciali.
Il Bahrein ha attivato per la seconda volta stamattina le sirene di allarme, avvertendo i residenti di mettersi al riparo dai lanci di missili rilevati. Stamattina il Paese del Golfo aveva attivato le sirene d’allarme una prima volta poche ore dopo che gli Stati Uniti avevano dichiarato conclusa la 13esima notte consecutiva di attacchi contro l’Iran. Dopo i raid del Centcom Teheran aveva rivendicato di avere preso di mira con droni basi militari Usa sia in Bahrein che in Giordania.
Il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, il tenente generale Eyal Zamir, ha dichiarato di aver ordinato il dispiegamento di rinforzi in Cisgiordania a seguito del “grave attacco terroristico” avvenuto questa mattina nel villaggio palestinese di Tell. Lo riporta il Times of Israel. Nel corso di una riunione di valutazione, Zamir ha ordinato “un ampio rafforzamento delle forze per potenziare la difesa nell’area e catturare tutti i terroristi coinvolti nell’attacco”. Nella sparatoria sono rimaste uccise 5 persone, di cui 4 palestinesi e un israeliano. Secondo la ricostruzione fornita dall’Idf, un israeliano è stato ucciso e altri 2 sono rimasti feriti dopo essere stati aggrediti da palestinesi mentre facevano una “escursione” nei pressi del villaggio palestinese di Tell, vicino all’insediamento di Havat Gilad, a ovest di Nablus. Secondo le autorità sanitarie palestinesi, altri 4 palestinesi sono rimasti feriti e 3 di loro sono in condizioni critiche.
“Risponderemo con la forza contro i terroristi e coloro che li mandano e non permetteremo al terrorismo di alzare la testa in Giudea e Samaria”. Lo ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, riferendosi alla Cisgiordania con il suo nome biblico. Le sue parole giungono dopo che una sparatoria è avvenuta nel nord della Cisgiordania, con un bilancio di 5 morti, di cui 4 palestinesi e un israeliano. A seguito della sparatoria, l’ufficio di Netanyahu ha annunciato che il premier convocherà una riunione sulla sicurezza con il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore dell’Idf.
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, convocherà una riunione sulla sicurezza con il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore dell’Idf a seguito della sparatoria avvenute in Cisgiordania, in cui sono morti 4 palestinesi e un israeliano. Lo ha riferito il suo ufficio, secondo cui durante la riunione saranno esaminate “le opzioni per rispondere all’attacco omicida avvenuto nei pressi di Havat Gilad”.
Quattro palestinesi e un israeliano sono stati uccisi in una sparatoria avvenuta nel nord della Cisgiordania. Lo riferiscono fonti sanitarie, aggiungendo che diverse altre persone sono rimaste ferite. Le circostanze della sparatoria, avvenuta nei pressi della città di Nablus, al momento non sono state chiarite. Negli ultimi giorni si è registrata un’escalation di violenza nel territorio occupato da Israele. Il ministero della Salute palestinese a Ramallah ha affermato che i 4 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane. I servizi di soccorso israeliani Magen David Adom non hanno specificato chi abbia ucciso l’uomo israeliano. I funzionari sanitari palestinesi hanno dichiarato che stanno prestando soccorso a 4 palestinesi feriti, 3 dei quali in condizioni critiche. Il servizio di soccorso israeliano ha riferito che 2 israeliani feriti sono stati evacuati in elicottero dalla Cisgiordania.L’esercito israeliano ha dichiarato in un comunicato che i soldati hanno risposto a una segnalazione di un attacco contro civili israeliani che stavano facendo un’escursione nei pressi dell’insediamento di Havat Gilad, a ovest di Nablus. Ha aggiunto di aver imposto un “cordone temporaneo” intorno a Nablus e al vicino villaggio palestinese di Tell.
Secondo la ricostruzione fornita dall’Idf, tutto è iniziato quando un palestinese avrebbe strappato un’arma a un coordinatore della sicurezza civile israeliano e avrebbe aperto il fuoco nei pressi del villaggio di Tell, in Cisgiordania. L’esercito israeliano afferma che i soldati hanno “neutralizzato il terrorista che ha compiuto l’attacco e ferito diversi civili israeliani” immediatamente dopo l’attacco e che “hanno recuperato l’arma rubata”.
Un giornalista di Associated Press ha sentito almeno 7 esplosioni e ha visto delle fiamme divampare nei pressi di una base militare che ospita le forze Usa a Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno, nel nord dell’Iraq.
Secondo quanto riferito dal giornalista di Associated Press presente sul posto, le esplosioni sono iniziate intorno alle 9.30 del mattino ora locale. Il giornalista ha osservato almeno 4 colonne di fumo nero che si innalzavano da zone vicine o all’interno della base. Al momento non si hanno notizie di eventuali vittime, né della causa delle esplosioni.
Il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi, intervenendo alla riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, ha dichiarato che Teheran ritiene che qualsiasi partecipazione, cooperazione o assistenza nel “commettere un’aggressione contro l’Iran” comporti l’insorgere di una “responsabilità internazionale” per le parti coinvolte. Lo riferisce Iran International. Araghchi ha aggiunto che la Repubblica Islamica, in conformità con il diritto internazionale, si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nel quadro della legittima difesa e “considererà l’origine di qualsiasi aggressione contro l’Iran un obiettivo legittimo per le azioni difensive delle proprie forze armate”.
Il Comando centrale Usa (Centcom) ha fatto sapere di avere terminato la sua 13esima notte consecutiva di attacchi contro l’Iran. L’esercito Usa ha riferito di avere “preso di mira” in Iran “centri di comando militari iraniani, strutture di stoccaggio dei droni, reti di comunicazione, siti di sorveglianza costiera e capacità marittime”. L’obiettivo che viene dichiarato, come nei giorni precedenti, è quello di “ridurre ulteriormente la minaccia che l’Iran rappresenta per i naviganti civili e le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz”. Poche ore dopo che il Centcom aveva dichiarato terminata la sua ondata di attacchi, il Bahrain ha attivato le sirene d’allarme, avvertendo i residenti di mettersi al riparo dai bombardamenti. Teheran ha rivendicato di avere preso di mira con droni basi militari Usa sia in Bahrain che in Giordania; l’esercito iraniano ha riferito di avere colpito con droni impianti di stoccaggio di carburante, magazzini di attrezzature e alloggi delle forze Usa presso la base aerea di Sheikh Isa in Bahrein, nonché rifugi per aerei, hangar per la manutenzione e alloggi delle forze Usa presso la base aerea di Azraq in Giordania.
Gli Stati Uniti dichiarano che lo Stretto di Hormuz “rimane aperto al transito nonostante i recenti attacchi da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. Le navi commerciali continuano a navigare liberamente nello stretto con il supporto militare statunitense”. Il Centcom ha precisato inoltre che “attualmente oltre 50mila membri delle forze armate statunitensi sono impegnati in operazioni in tutto il Medioriente”.
Confiscare i beni di un’altra nazione per pagare rivendicazioni future non correlate è un precedente incendiario”. Così il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
“Chi istiga o trae profitto da tali fondi dovrebbe ricordare – aggiunge -: una volta che i governi normalizzano la confisca, i beni di nessuno sono al sicuro. Il caos che ne seguirà non sarà né piacevole né pacifico”.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha annunciato la distruzione di sistemi americani Thaad, Patriot e C-RAM nel corso degli ultimi attacchi missilistici lanciati dalla Forza Aerospaziale dell’Irgc in Giordania. Lo riporta l’agenzia iraniana Tasnim.
L’Irgc, prosegue l’agenzia, ha inoltre riferito dell’incendio di serbatoi di carburante e della distruzione di un ampio magazzino di equipaggiamenti per elicotteri e di un hangar per la manutenzione e la riparazione di elicotteri presso la base americana in Giordania.
Rivolgendosi al popolo giordano, la dichiarazione afferma: “I vostri fratelli dell’Irgc, per punire l’esercito americano assassino di bambini e in risposta alle ripetute aggressioni contro il territorio della Repubblica Islamica dell’Iran, hanno distrutto un radar del sistema di difesa missilistica americano Thaad con attacchi fulminei alle basi americane (in Giordania). Sono stati presi di mira e distrutti anche un sistema Patriot e un radar C-RAM, e sono stati incendiati i serbatoi di carburante della base americana”.

