Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti hanno “posto fine alla guerra con l’Iran“, dopo aver annunciato giovedì un “grande accordo” che, a suo dire, avrebbe risolto il conflitto e riaperto lo Stretto di Hormuz. Trump ha aggiunto che il vicepresidente JD Vance potrebbe partecipare alla cerimonia di firma in Europa nei prossimi giorni. Lo riporta la Cnn. “Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era proprio questo l’obiettivo, era il 95% della questione”, ha aggiunto.
Punti chiave
- Media Beirut: "Esplosioni nel sud del Paese"
- Araghchi: "Conclusa fase finale negoziati accordo sarà firmato da remoto"
- Araghchi: "Pagamento pedaggio a Hormuz diventerà obbligatorio"
- Araghchi, nucleare e revoca sanzioni saranno definite in accordo finale
- Media Pasdaran: "Atteggiamento Araghchi ambiguo su parole Trump"
- Trump a Axios: "Positivo post di Araghchi, possibile firma nel weekend"
- Premier Pakistan: "Accordo su testo, pace non è mai stata così vicina"
- Trump rilancia post di Araqchi, 'Intesa mai così vicina'
- Vance: "Fondi Teheran non verranno sbloccati con semplice firma accordo"
- Katz: "Manterremo libertà azione per evitare che ottenga atomica"
Massicce esplosioni sono state segnalate sulle città di Marjayoun e Nabatieh, nel Libano meridionale, mentre l’esercito israeliano conduce quella che ha definito un’operazione di demolizione su larga scala. Lo riferisce l’agenzia di stampa nazionale libanese, secondo cui sono state presi di mira siti nelle vicinanze della collina di Ali al-Taher, vicino a Nabatieh.
“Nei prossimi giorni verrà probabilmente firmato un memorandum d’intesa tra noi e gli Stati Uniti. La firma avrà luogo dopo le fasi finali dei negoziati, in forma digitale e a distanza”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un’intervista all’emittente statale di Teheran Irib.
Le questioni relative allo Stretto di Hormuz e alla revoca del blocco navale statunitense contro l’Iran “sono incluse” nel memorandum d’intesa. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a PressTv. Lo Stretto di Hormuz è uno degli “strumenti di deterrenza più importanti” di Teheran, ha spiegato. L’amministrazione dello stretto non tornerà come era prima della guerra, ha aggiunto, affermando che la via navigabile era “indubbiamente sotto la sovranità dell’Iran e dell’Oman”. Riguardo ai pedaggi, Araghchi ha spiegato che, sebbene lo stretto sia stato gratuito per molti anni, non sarà più così e i servizi saranno a pagamento.
La questione nucleare è stata rinviata alla seconda fase. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a PressTv, sui negoziati in corso con gli Stati Uniti. “Le richieste nucleari degli Stati Uniti non erano per noi accettabili in questa fase”, ha spiegato, come riporta Al Jazeera. “La questione dell’arricchimento e delle scorte di materiali arricchiti sarà definita nell’accordo finale”, ha dichiarato Araghchi, aggiungendo che la posizione di Teheran è sempre stata che l’unico modo per diluire l’uranio arricchito del paese fosse quello di farlo in Iran. “Stiamo cercando di sottolineare che la soluzione al problema dei materiali arricchiti andrà in questa direzione”, ha affermato.
La posizione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi “non è priva di ambiguità”. È quanto sostiene l’agenzia di stampa Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione. “Dopo le dichiarazioni di Trump secondo cui l’accordo con l’Iran è più vicino che mai e le accuse rivolte ai funzionari iraniani di aver fatto trapelare una versione non realistica dell’accordo, il ministro degli Esteri, pur riconoscendo che la finalizzazione è più vicina che mai, ha esortato i media ad astenersi dalle speculazioni”, si legge. “Tuttavia, l’aspetto degno di nota a questo proposito è il tono e la tempistica di questa reazione. In un momento in cui Trump, con tono aspro e accusatorio, ha etichettato come ‘falsi’ i contenuti pubblicati da alcuni media e ha avanzato l’ipotesi di scuse private da parte dell’Iran, la posizione di Araghchi non è priva di ambiguità”, evidenzia l’agenzia. “Non solo non ha confutato direttamente l’affermazione di Trump secondo cui le disposizioni pubblicate erano ‘false’, ma ha effettivamente creato uno spazio che poteva essere interpretato come una conferma indiretta della falsità di alcune notizie”. “Questo approccio ambiguo e cosiddetto diplomatico, già osservato da Araghchi anche durante i recenti negoziati, rafforza il dubbio se la sua posizione rappresenti una sorta di ritirata o un allineamento alla narrativa di Trump”, commenta ancora Fars. “In circostanze in cui Trump ha affermato di aver ricevuto scuse private dall’Iran, il silenzio o l’ambiguità dei funzionari iraniani potrebbero essere interpretati come una tacita conferma di tale affermazione. Ciò che ci si aspetta da un alto funzionario della politica estera è un chiarimento esplicito di fronte ad accuse e affermazioni infondate da parte di funzionari americani”, aggiunge l’agenzia.
Il post del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha definito “mai così vicino” l’accordo per porre fine alla guerra è stato “molto positivo”. Lo ha detto il presidente Trump parlando con il giornalista Barak Ravid di Axios. Il presidente Usa ha anche affermato di ritenere ancora possibile la firma di un accordo con l’Iran nel corso del fine settimana o lunedì. Inoltre, Trump ha riferito di avere chiesto agli iraniani di fornire chiarimenti pubblici in merito alle notizie diffuse dai loro media di Stato sui dettagli dell’accordo, informazioni che a suo dire non corrispondevano al vero.
“La pace non è mai stata così vicina come lo è adesso”. Lo scrive su X il premier pakistano, Shehbaz Sharif. “Tra gli intensi sforzi di mediazione in corso da parte del Pakistan, siamo pienamente consapevoli della continua campagna di disinformazione portata avanti da coloro che vogliono sabotare l’accordo di pace”, spiega. “Mettendo da parte il rumore, possiamo confermare che è stato raggiunto un testo finale concordato dell’accordo di pace e che il Pakistan sta ora lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi”, sottolinea.
Donald Trump ha rilanciato sul suo account Truth il post post pubblicato su X da Abbas Araqchi, nel quale il ministro degli Esteri iraniano afferma che un memorandum d’intesa per porre fine alla guerra in Iran non è “mai stato così vicino”.
“Gli iraniani non riceveranno denaro contante, né verranno sbloccati fondi per il semplice fatto di firmare un accordo o partecipare a una riunione”. Lo scrive su X il vicepresidente Usa JD Vance, lamentando che “circolano molte informazioni false su un possibile accordo per riaprire lo Stretto e porre fine al programma di armi nucleari dell’Iran”. Secondo quanto afferma Vance, “l’intesa è strutturata in modo da dare priorità alle preoccupazioni degli Stati Uniti e dei loro alleati e da garantire che, se la Repubblica Islamica dell’Iran adempirà ai propri obblighi, ne deriveranno benefici economici sia per il Paese stesso che per l’intera regione. Questo accordo ha il potenziale per trasformare la regione e portare a una pace duratura”.
Israele deve mantenere la libertà di colpire l’Iran per fermare il programma nucleare. È quanto ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, mentre si parla di un accordo in via di definizione fra Stati Uniti e Iran. Lo riporta il Times of Israel. “Israele deve garantire che, anche in futuro, manterremo la capacità di agire in modo indipendente per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari”, ha dichiarato Katz, aggiungendo che “il primo ministro Benjamin Netanyahu e io abbiamo dato istruzioni all’Idf di prepararsi di conseguenza”. Donald Trump sta “guidando gli sforzi verso un accordo con l’Iran basato sugli interessi americani, compreso l’interesse condiviso con Israele di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari”, ha proseguito. “Ci aspettiamo che sostenga questo principio, così come ulteriori principi riguardanti i missili e i gruppi terroristici alleati”, ha detto ancora.
“Non ci ritireremo dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, facendo riferimento all’accordo in via di definizione fra Usa e Iran. Lo riporta Ynet. “L’Idf continuerà a proteggere i nostri confini e i nostri cittadini dall’interno dei Monti Hermon, delle montagne libanesi, delle regioni del nostro Paese in Samaria e della maggior parte del territorio di Gaza, come lezione fondamentale tratta dagli eventi del 7 ottobre”, ha aggiunto Katz, concludendo che “l’Idf non si ritirerà dai campi terroristici nel nord della Samaria, che sono in fase di evacuazione dei residenti, e, se necessario, l’operazione sarà estesa ad altri campi terroristici”.
Il Memorandum d’Intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione. In attesa della sua finalizzazione, i media sono pregati dal formulare speculazioni sul suo contenuto”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “In linea con il nostro approccio responsabile e trasparente, tutti i dettagli saranno resi pubblici a tempo debito”, ha aggiunto.
Il blocco dei porti iraniani attuato dalla US Navy ha ad oggi “deviato 136 navi commerciali” e ne ha “rese inservibili 9 per garantirne la conformità”. Lo riferisce il Comando centrale Usa in un post su X.
Gli iraniani “faranno meglio a darsi una regolata, e in fretta”. Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, in un post sul suo social Truth.
“Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media che diffondono fake news non hanno nulla a che fare con quelle concordate per iscritto”. Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, in un post sul suo social Truth. “Quello che hanno detto, compresa la loro debole e patetica dichiarazione sul raggiungimento dell’accordo, non ha nulla a che vedere con la verità”, ha aggiunto Trump. “Sono persone con cui è davvero disonorevole avere a che fare. Con loro non esiste la buona fede. Incredibile” Inoltre, il loro attacco con i droni di ieri sera contro le navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz, che è stato totalmente respinto, è assolutamente inaccettabile”, ha scritto ancora.
L’agenzia di stampa iraniana Fars, legata ai Guardiani della rivoluzione, riferisce che il processo di valutazione e decisione dell’Iran a proposito di un accordo non è ancora stato completato e smentisce le notizie secondo cui domenica verrà fatto un annuncio in merito e Ginevra sarebbe stata scelta come sede per la firma di un’intesa con gli Usa. Lo riporta Iran International. Fars ha scritto che le notizie relative sia alla data che al luogo sono “del tutto false”.
Gli alleati europei “possono essere molto d’aiuto in futuro. Ma non sono stati d’aiuto adesso”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, in una breve telefonata esclusiva questa mattina con il Corriere della Sera. Le parole di Trump giungono dopo che, a proposito del mancato sostegno europeo nella gestione della crisi con l’Iran, parlando con La7 aveva definito irrilevante il ruolo degli alleati occidentali per arrivare alla pace. Il Corriere della Sera riferisce di avere chiesto al presidente Usa se gli alleati europei possano essere d’aiuto dopo la firma del memorandum d’intesa con l’Iran. “Possono essere molto d’aiuto dopo”, ha replicato Trump. “Possono essere molto d’aiuto in futuro. Ma non sono stati d’aiuto adesso”, ha detto ancora.
Hezbollah si dice fiducioso che l’Iran insisterà affinché il dossier libanese venga incluso in un eventuale accordo tra Teheran e Washington. Lo ha dichiarato Hassan Fadlallah, esponente di primo piano del movimento sciita libanese, mentre crescono le aspettative per una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran. “Abbiamo piena fiducia nella Repubblica islamica e siamo certi che insisterà affinché qualsiasi accordo includa anche la questione del Libano”, ha affermato Fadlallah in un intervento trasmesso dall’emittente al-Manar, vicina a Hezbollah. Negli ultimi mesi i funzionari iraniani hanno più volte sostenuto che un’eventuale intesa più ampia con Washington dovrebbe includere anche la cessazione delle ostilità in Libano.
Pakistan e Unione europea hanno accolto con favore i “progressi raggiunti” nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, esprimendo auspici per una soluzione diplomatica duratura della crisi. Secondo una nota diffusa da Islamabad, riporta Sky News, il vicepremier e ministro degli Esteri pakistano Muhammad Ishaq Dar ha avuto un colloquio con l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, durante il quale entrambe le parti hanno espresso sostegno agli sviluppi diplomatici in corso. “Le due parti hanno accolto con favore i progressi ottenuti attraverso un impegno diplomatico costante e hanno espresso la speranza che questi sforzi conducano presto a un’intesa duratura e a una risoluzione pacifica”, si legge nel comunicato. Pakistan e Ue hanno inoltre ribadito che “dialogo e diplomazia restano gli unici strumenti praticabili” per risolvere i conflitti e garantire stabilità nella regione, in un momento in cui aumentano i segnali di un possibile accordo preliminare tra Washington e Teheran.
Israele starebbe facendo pressione sugli Stati Uniti per impedire lo sblocco dei beni iraniani congelati nell’ambito di un possibile accordo di cessate il fuoco tra Washington e Teheran. Lo riferisce la Cnn citando una fonte israeliana vicina ai colloqui, secondo cui il primo ministro Benjamin Netanyahu è rimasto in costante contatto con il presidente statunitense Donald Trump, anche dopo le recenti dichiarazioni del leader americano su una possibile intesa imminente con l’Iran. Netanyahu avrebbe ottenuto da Trump l’impegno a perseguire, in un eventuale accordo finale, la rimozione dell’uranio arricchito iraniano, lo smantellamento del programma nucleare di Teheran, limiti al programma missilistico e la fine del sostegno iraniano ai gruppi alleati nella regione. Tuttavia, Trump nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche si è concentrato soprattutto sulla questione dell’uranio arricchito, senza citare missili o gruppi proxy. Secondo la Cnn, l’annuncio di Trump su un accordo vicino avrebbe inizialmente sorpreso Netanyahu, impegnato in quel momento in una riunione sulla sicurezza con i vertici israeliani. Israele, riferisce ancora il network americano, continua a guardare con scetticismo ai negoziati con Teheran, ritenendo che l’Iran non stia trattando in buona fede. Anche in caso di firma di un memorandum preliminare tra Stati Uniti e Iran, secondo la fonte israeliana ciò potrebbe non tradursi automaticamente in un accordo definitivo.
Israele ha emesso un ordine di evacuazione forzata per i residenti di tre villaggi nel sud del Libano. Si tratta di Sarafand, 10 km a sud di Sidone sul Mediterraneo, e di Tuffaha e Mazraat Sinai, entrambi nel distretto di Sidone. “Per garantire la vostra sicurezza, dovete evacuare immediatamente le vostre case e spostarvi a nord del fiume Zahrani”, ha detto un portavoce dell’esercito in un post su X, come riportato da Al Jazeera. “Chiunque sia presente vicino agli elementi di Hezbollah, alle loro strutture e ai loro mezzi di combattimento sta mettendo in pericolo la propria vita”, ha dichiarato ancora l’Idf.
Un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran potrebbe essere firmato già domenica a Ginevra, in Svizzera. Lo riferiscono fonti citate dalla Cnn, secondo cui la cerimonia sarebbe in fase avanzata di preparazione, anche se da Teheran non è ancora arrivata alcuna conferma ufficiale sull’intesa.Secondo persone a conoscenza dei colloqui diplomatici, la firma potrebbe segnare l’avvio di una “fase due” dei negoziati, dedicata all’attuazione dell’accordo. Ginevra sarebbe al momento l’ipotesi più accreditata per ospitare la cerimonia, anche se fonti iraniane indicano che resta in valutazione anche Vienna. Giovedì il presidente statunitense Donald Trump aveva parlato di una possibile “grande intesa” con l’Iran capace di chiudere la crisi, affermando che la firma potrebbe avvenire nei prossimi giorni in Europa, con la partecipazione del vicepresidente JD Vance. Secondo diverse fonti, il memorandum sarebbe denominato ‘Islamabad Declaration’, in riferimento al ruolo di mediazione svolto dal Pakistan nei negoziati. Tuttavia, dettagli e tempistiche dell’accordo non sono stati ancora confermati ufficialmente.
“Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari”. Lo ha scritto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un messaggio pubblicato su X. Netanyahu ha affermato di avere una “piena intesa” con il presidente statunitense Donald Trump sulla necessità di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. “Siamo pienamente d’accordo su questo tema”, ha scritto il premier. Nel messaggio, Netanyahu ha ricordato di essere “in prima linea da oltre 30 anni” nella battaglia internazionale contro il programma nucleare iraniano, sostenendo che senza questa pressione Teheran “avrebbe già da tempo bombe atomiche per distruggere Israele”. Il premier israeliano ha inoltre accusato l’Iran di voler “distruggere lo Stato ebraico”, assicurando che continuerà a dedicare i suoi sforzi per impedirlo: “Finché sarò primo ministro, questo non accadrà”.
Le questioni più delicate nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, dal programma nucleare alla gestione dello Stretto di Hormuz, saranno affrontate solo dopo un’intesa preliminare tra le parti. Lo riferiscono i media di Stato iraniani, secondo cui il memorandum d’intesa attualmente in discussione non includerebbe ancora accordi definitivi su questi dossier. L’agenzia ufficiale Irna sostiene che i colloqui sul nucleare dovrebbero svolgersi entro 60 giorni dalla firma dell’accordo iniziale, aprendo una seconda fase negoziale destinata ad affrontare i temi più complessi tra Washington e Teheran. Secondo i media iraniani, nella bozza non sarebbe stata raggiunta alcuna intesa nemmeno sulla gestione dello Stretto di Hormuz. Teheran ribadisce che il futuro assetto del passaggio marittimo dovrebbe essere definito a livello regionale, con un ruolo condiviso tra Iran e Oman. Le indiscrezioni confermano precedenti ricostruzioni secondo cui l’intesa iniziale servirebbe soprattutto a creare le condizioni per negoziare successivamente i nodi più sensibili del confronto tra i due Paesi.
Secondo fonti interne, il governo tedesco intravede la possibilità di un’intesa tra Stati Uniti e Iran. “Negli ultimi giorni sono stati compiuti progressi”, hanno affermato fonti del governo tedesco, come riportato da Ntv, aggiungendo che il presidente Usa, Donald Trump, può continuare a contare sul sostegno tedesco negli sforzi diplomatici. I capi di Stato e di governo del G7, che si riuniranno a Evian, in Francia, a partire da lunedì, concordano sui punti chiave. All’Iran non deve essere consentito di acquisire armi nucleari e deve essere ripristinata la libera navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. “Questo obiettivo può essere raggiunto solo al tavolo delle trattative”, hanno spiegato le fonti governative tedesche.
L’agenzia iraniana Fars, affiliata ai Guardiani della Rivoluzione, ha respinto le speculazioni su un accordo imminente tra Teheran e Washington. “Qualsiasi speculazione su una firma in Svizzera o un incontro faccia a faccia non è altro che un malinteso delle proposte e un’illusione americana”, ha scritto l’agenzia. Secondo Axios, una possibile firma dell’accordo tra Usa e Iran potrebbe avvenire a Ginevra già nel fine settimana, prima del vertice del G7 in programma la prossima settimana.
Quella tra Iran e Stati Uniti “non era una guerra a cui abbiamo partecipato e non dovevamo partecipare. Noi facciamo la nostra parte. L’Europa è presente e l’Italia è presente per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso. Noi siamo presenti, facciamo la nostra parte ma non eravamo, non siamo e non saremo in guerra con l’Iran”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della Conferenza dei consoli d’Italia alla Farnesina, dopo le parole del presidente americano Donald Trump, secondo cui “l’Europa è stata irrilevante” e gli Usa “hanno vinto la guerra da soli”.
Una bozza di memorandum in 14 punti tra Stati Uniti e Iran delineerebbe il percorso verso un’intesa su nucleare, sanzioni e sicurezza regionale. Lo riferiscono media iraniani vicini al team negoziale di Teheran, precisando che il testo è ancora al vaglio delle autorità competenti. Secondo l’agenzia iraniana Mehr, l’intesa prevederebbe un cessate il fuoco immediato sui vari fronti regionali, incluso il Libano, l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni iraniani e il ritiro delle forze Usa dalle aree vicine all’Iran. Tra i punti centrali figurano la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni sotto gestione iraniana, la sospensione delle sanzioni su petrolio e petrolchimico e lo sblocco di fondi iraniani congelati all’estero, pari a 24 miliardi di dollari, di cui metà disponibili prima dell’avvio dei negoziati finali. La bozza prevederebbe inoltre 60 giorni di colloqui per un accordo definitivo sul programma nucleare e sulla revoca delle sanzioni statunitensi e Onu. Teheran ribadirebbe l’impegno a non sviluppare armi nucleari nell’ambito del Trattato di non proliferazione (Npt). Secondo quanto riportato, resterebbero esclusi dai negoziati il programma missilistico balistico iraniano e il sostegno ai gruppi armati regionali. Il piano includerebbe anche proposte di ricostruzione economica dell’Iran per almeno 300 miliardi di dollari da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.
– Stati Uniti e Iran si preparano ad avviare negoziati finali su dossier nucleare ed economia, in attesa del via libera delle rispettive autorità. Lo riferisce l’agenzia iraniana Mehr, secondo cui le parti starebbero lavorando a una bozza di memorandum d’intesa. Il documento includerebbe la revoca delle sanzioni petrolifere contro Teheran, lo sblocco di fondi iraniani congelati all’estero, la riapertura dello Stretto di Hormuz e un impegno statunitense a ridurre la presenza militare nelle aree circostanti l’Iran. Secondo i media iraniani, i colloqui non riguarderanno il programma missilistico balistico di Teheran, uno dei punti più sensibili nei rapporti con Washington. L’eventuale accordo resta comunque subordinato all’approvazione delle autorità competenti dei due Paesi.
“Mi pare evidente che gli Stati Uniti intendono ridurre il loro impegno nella Nato in Europa. Per l’Europa è fondamentale una presenza americana, ma è altrettanto giusto rafforzare il pilastro europeo”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della Conferenza dei consoli d’Italia alla Farnesina. “Abbiamo annunciato che aumenteremo le spese per la sicurezza fino al 2,8 per cento. Se si vuole essere indipendenti bisogna investire in sicurezza”, ha aggiunto, “per presidiare meglio il territorio serve investire. Quindi è giusto quello che stiamo facendo. Il concetto di sicurezza è molto più ampio.Non siamo guerrafondai, anzi lavoriamo sempre contro la guerra. Lo dice anche la nostra Costituzione. Ma la sicurezza è un’altra cosa e noi dobbiamo avere strumenti efficienti”.
“Abbiamo vinto la guerra in Iran, non avevamo bisogno dell’Europa”. Lo ha dichiarato il presidente Usa Donald Trump in una risposta esclusiva a La7, raggiunto telefonicamente dal corrispondente da Washington Daniele Compatangelo, come riportato questa mattina a Omnibus da Alessandra Sardoni. Interpellato su un possibile messaggio ai leader del G7, compresi Italia e Francia, e sul mancato sostegno europeo nella gestione della crisi con Teheran, Trump ha minimizzato il ruolo degli alleati occidentali: “Non avevamo bisogno di alcun supporto. Abbiamo vinto la guerra. Era irrilevante”.
La proposta di memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran estenderebbe l’attuale cessate il fuoco di 60 giorni, avviando al contempo negoziati per un accordo più ampio relativo al programma nucleare iraniano. Lo riporta Axios, spiegando che la bozza dell’accordo prevederebbe la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, senza l’applicazione di tariffe di transito, e mirerebbe a riportare i volumi di traffico marittimo ai livelli pre-bellici entro 30 giorni. In cambio, l’Iran si impegnerebbe a non sviluppare armi nucleari e ad affrontare le preoccupazioni relative alle proprie scorte di uranio arricchito. Secondo quanto riferito, eventuali misure concrete riguardanti il programma nucleare di Teheran sarebbero oggetto di un accordo separato e più dettagliato. Axios ha inoltre affermato che l’intesa garantirebbe all’Iran un allentamento graduale delle sanzioni, subordinato al rispetto degli impegni assunti, incluse deroghe temporanee per consentire l’esportazione di petrolio. Secondo le informazioni, l’accordo di massima è stato raggiunto mercoledì sera al termine di colloqui tra il mediatore qatariota Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, con il coinvolgimento nei negoziati degli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che Teheran non ha ancora preso una decisione definitiva sulla proposta, mentre Axios ha riferito che l’accordo è in attesa dell’approvazione finale da parte dei vertici iraniani. Qualora venisse firmato, l’accordo dovrebbe prendere il nome di ‘Accordo di Islamabad’, a testimonianza degli sforzi di mediazione compiuti da Qatar e Pakistan.
I termini dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine ai combattimenti nella regione prevedono che Israele interrompa completamente l’offensiva contro Hezbollah in Libano. A riferirlo è il quotidiano filo-Hezbollah ‘Al-Akhbar’, come riportato da Times of Israel. Oltre a sospendere ogni attacco in tutto il Libano, l’accordo impone a Israele di rinunciare a qualsiasi territorio conquistato nel sud del Paese e include un piano per il “rapido ritiro” delle truppe dell’Idf.
Giovedì quattro aerei da trasporto C-17 dell’Aeronautica militare statunitense sono partiti alla volta dell’Europa trasportando attrezzature per un possibile viaggio del vicepresidente americano JD Vance a Ginevra, in vista della firma di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Lo riporta Axios. La testata online, citando fonti a conoscenza dei preparativi, ha riferito che i voli militari erano legati a una potenziale cerimonia di firma che potrebbe svolgersi nei prossimi giorni, qualora gli sforzi in corso per finalizzare l’accordo dovessero avere successo.
Due caschi blu malesi della missione Unifil sono rimasti lievemente feriti in un attacco contro un convoglio logistico nei pressi del villaggio di Harris, nel Libano meridionale; lo ha reso noto il portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric. “Le loro condizioni sono stabili” e “l’Unifil indagherà sull’accaduto”, ha dichiarato Dujarric, senza specificare chi fosse responsabile dell’attacco.Separatamente, Dujarric ha riferito che un carro armato israeliano ha aperto il fuoco vicino a un convoglio Onu nei pressi di Bint Jbeil, costringendo il convoglio a una deviazione per “riprendere il movimento in sicurezza”. Mercoledì, inoltre, “i caschi blu dell’Unifil hanno rilevato un’intensa attività di droni nell’area di Biyyada”, ha affermato Dujarric.”Ricordiamo ancora una volta a tutte le parti coinvolte l’inviolabilità del personale e delle risorse dell’Onu”, ha aggiunto il portavoce.
Le forze statunitensi hanno abbattuto due droni iraniani kamikaze nella notte di giovedì, dopo che Teheran aveva “tentato di colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz”. Lo ha riferito Fox News citando un alto funzionario della difesa Usa. “Il flusso del traffico attraverso lo Stretto prosegue”, ha aggiunto il funzionario.
Ieri le forze armate statunitensi erano a circa tre ore dal lanciare attacchi contro l’Iran quando il presidente Donald Trump li ha annullati, sostenendo che fosse stato raggiunto un accordo per porre fine al conflitto e che questo sarebbe stato presto firmato. Lo riferisce Nbc News. Al momento dell’annuncio di Trump, i militari Usa avevano già individuato gli obiettivi e la Marina statunitense aveva già adeguato i piani operativi e predisposto gli armamenti per gli attacchi, afferma la Nbc. Secondo l’emittente statunitense, se fossero stati eseguiti, gli attacchi sarebbero stati simili a quelli condotti dagli Usa nelle due notti precedenti. Nonostante l’affermazione di Trump secondo cui gli Stati Uniti avrebbero presto “preso” l’isola iraniana di Kharg, quest’ultima non figurava nella lista degli obiettivi. Viene inoltre riferito che il repentino cambio di rotta del presidente e la sua improvvisa decisione di annullare gli attacchi hanno lasciato i vertici militari “confusi”.

