Monsignor Stefano Russo: "Bisognerebbe arrivare a un disarmo totale e generale"

A poche ore dalla consacrazione di Ucraina e Russia al Cuore Immacolato di Maria per chiedere la pace, Papa Francesco torna a parlare di spese investite in armamenti.

L’ultima volta solo qualche giorno fa, quando aveva denunciato lo “scandalo” di una scelta “che riporta tutto e tutti indietro” e che “sporca l’anima”. Parlando di spese militari, in quell’occasione il Santo Padre aveva detto: “Non so quale percentuale del Pil, non mi viene la cifra esatta, ma un’alta percentuale”.

La percentuale, confermata oggi durante il summit straordinario dei leader della Nato, è il 2%. Immediata la reazione del Papa: “Mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”. Il Santo Padre chiede ancora una volta di deporre le armi e riprendere la strada del confronto e della mediazione. “La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari – ha affermato il Pontefice – ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti, un modo ormai globalizzato, e di impostare le relazioni internazionali”.

Sul fornire armi al popolo ucraino si è espressa anche la Cei, attraverso le parole di monsignor Stefano Russo: “Bisognerebbe arrivare ad un disarmo totale e generale”, ha dichiarato il prelato che ha anche sottolineato come questo “in questo momento, purtroppo, non sta avvenendo”. Anzi, di fatto “il mercato delle armi alimenta le guerre, come più volte sottolineato da Papa Francesco. Bisognerebbe che tutte le nazioni prendessero questa decisione altrimenti ci troveremo sempre di fronte a queste crisi e al pericolo che queste crisi possano scoppiare”, ha ribadito il segretario generale annunciando che la Cei sta pensando all’invio in Ucraina di “una delegazione di vescovi”. Un “gesto di vicinanza concreto”.

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