Un nuovo report dei ricercatori della Brown University rende note le spese economiche e umane post 11 settembre

La guerra al terrorismo condotta dagli Usa a seguito degli attacchi alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 è costata 8 trilioni di dollari e un milione di perdite di vite umane a livello globale. È quanto emerge da un rapporto pubblicato mercoledì 1° settembre dal “Cost of War Project” della Brown University, un team di oltre 50 ricercatori tra studiosi, esperti legali e professionisti dei diritti umani, nato per promuovere il dibattito pubblico delle operazioni militari americane in Medio Oriente e fornire il resoconto più completo possibile dei costi umani, economici e politici dei conflitti.

La pubblicazione esamina dunque il bilancio delle guerre combattute in Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan, Somalia e altre regioni. “È fondamentale tenere conto adeguatamente delle vaste e varie conseguenze delle numerose guerre e operazioni antiterrorismo statunitensi dall’11 settembre, mentre ci fermiamo e riflettiamo su tutte le vite perse”, ha affermato il co-direttore del progetto, Neta Crawford, in un comunicato stampa che accompagna la relazione. “La nostra contabilità va oltre i numeri del Pentagono perché i costi della reazione bellica all’11 settembre si sono riversati sull’intero budget”.

 

 

La cifra totale, superiore a quella richiesta per le spese interne dall’amministrazione Biden (5 trilioni) per la prossima decade, non include il denaro speso dagli Usa per l’assistenza umanitaria e lo sviluppo economico nelle zone di guerra, né tiene conto dei futuri pagamenti di interessi che saranno sostenuti sulla massiccia spesa in deficit utilizzata per pagare le “guerre eterne”.

Le perdite di vite umane si aggirano invece tra le 897mila e le 929mile persone. Di quelli uccisi, 387mila sono classificati come civili, 207mila come membri delle forze armate e di polizia nazionali e altri 301mila come combattenti dell’opposizione uccisi dalle truppe della coalizione guidate dagli Usa e dai loro alleati.

Il rapporto ha anche 15mila morti tra membri del servizio militare e appaltatori statunitensi e un numero simile di truppe occidentali alleate schierate nei conflitti, oltre a diverse centinaia di giornalisti e operatori umanitari.

 

 

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