La Corte Suprema indiana ha accettato il risarcimento dell'Italia del valore di 100 milioni di rupie (pari a 1,1 milioni di euro), facendo così cadere tutti i procedimenti in corso contro i due fucilieri di marina

Dopo nove anni si chiude la vicenda dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala, in India. La Corte Suprema indiana ha accettato il risarcimento dell’Italia del valore di 100 milioni di rupie (pari a 1,1 milioni di euro), facendo così cadere tutti i procedimenti in corso contro i due fucilieri di marina.

Ecco le tappe principali della vicenda:

15 febbraio 2012 – Al largo delle coste indiane del Kerala, la petroliera battente bandiera italiana Enrica Lexie naviga verso l’Egitto, con un equipaggio di 34 persone e con a bordo 6 fucilieri di marina. Verso le 16:30, ora locale, l’Enrica Lexie incrocia un’imbarcazione e i marò a bordo, convinti di trovarsi sotto attacco pirata, sparano in direzione dell’altra nave. Vengono uccisi invece due pescatori indiani, Jelestine e Ajeesh Pinku, a bordo del peschereccio St. Antony. L’incidente avviene in acque internazionali. Il comandante dell’Enrica Lexie, Umberto Vitelli, asseconda le richieste della guardia costiera indiana e attracca nel porto indiano di Kochi.

17 febbraio 2012 – L’Enrica Lexie viene posta in stato di fermo.

19 febbraio 2012 – La polizia del Kerala arresta i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone con l’accusa di aver sparato ai due pescatori. In stato di fermo anche il capitano, Umberto Vitelli.

20 febbraio 2012 – I due marò sono tenuti in custodia giudiziaria per 14 giorni (fino al 5 marzo 2012). L’Italia ribadisce che i due fucilieri posseggono l’immunità dalla legge indiana dato che la petroliera si trovava in acque internazionali quando si è verificato l’incidente.

21 febbraio 2012 – Roma decide di inviare il sottosegretario di Stato del ministro degli Esteri, Staffan De Mistura, in India.

22 febbraio 2012 – L’Italia, attraverso il console generale Gianpaolo Cutillo, presenta una petizione all’Alta Corte del Kerala chiedendo di annullare la denuncia presentata contro i marò per difetto di giurisdizione dei tribunali indiani e per immunità dei militari italiani.

25 febbraio 2012 – Un team della polizia del Kerala effettua una perquisizione a bordo della Enrica Lexie e sequestra le armi trovate.

1° marzo 2012 – L’Italia informa l’India di aver avviato un procedimento penale contro i marines nel quadro della legge che potrebbe portare a una pena detentiva non inferiore a 21 anni.

7 Marzo 2012 – Il primo ministro italiano Mario Monti chiama il premier indiano Manmohan Singh, esprimendo ‘rammarico’ per l’incidente.

19 marzo 2012 – Il tribunale di Kellam estende la custodia giudiziaria dei marinai per altri 14 giorni, fino al 2 aprile.

20 aprile 2012 – Viene raggiunto un accordo extragiudiziale con gli eredi legali (Doramma, moglie di Valentine, coi suoi due figli minorenni, e le due sorelle di Ajeesh Pink) dei due pescatori uccisi in base al quale l’Italia s’impegna a pagare una compensazione di dieci milioni di rupie (142mila euro) per ognuna delle due vittime. Sia l’Italia che gli eredi dei pescatori indiani presentano una petizione all’Alta Corte del Kerala per ottenere l’approvazione dell’accordo.

24 aprile 2012 – L’Alta Corte del Kerala approva l’accordo economico raggiunto dall’Italia con gli eredi legali dei due pescatori indiani uccisi.

30 aprile 2012 – La Corte Suprema dell’India dichiara ‘illegali’ gli accordi economici extragiudiziali raggiunti dall’Italia con i parenti dei pescatori indiani uccisi e il proprietario del peschereccio St. Antony considerandoli come un mezzo per cercare di aggirare il sistema giudiziario indiano tacitando le parti offese con la profferta di denaro.

2 maggio 2012 – La nave Enrica Lexie, ancora sotto sequestro nel porto di Kochi e con a bordo gli altri quattro fucilieri, viene rilasciata su decisione della Corte Suprema indiana dietro la garanzia da parte dell’Italia che i quattro fucilieri sarebbero comparsi, se richiesti, dinnanzi alle autorità giudiziarie o altra autorità pubblica indiane.

18 maggio 2012 – I due marò vengono accusati di omicidio.

30 maggio 2012 – L’Alta Corte del Kerala concede il rilascio su cauzione per Latorre e Girone. I due vengono formalmente rilasciati il 2 giugno, dopo 105 giorni di detenzione.

22 dicembre 2012 – Latorre e Girone volano in Italia per le feste di Natale. Rientreranno in India il 4 gennaio 2013.

18 gennaio 2013 – La Corte Suprema indiana sostiene che lo Stato del Kerala non abbia giurisdizione per procedere contro i due marò italiani e che solo una Corte Speciale potrà decidere sulla questione della giurisdizione, e cioè se i due militari dovranno essere processati in India o in Italia, dato che secondo la Corte ‘i marò non godevano di quella immunità sovrana’ che avrebbe determinato automaticamente la giurisdizione italiana.

22 febbraio 2013 – Ai due fucilieri viene dato un permesso per tornare in Italia in occasione delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio.

11 marzo 2013 – L’Italia si rifiuta di far tornare in India i due marò.

12 marzo 2013 – In risposta l’India limita la libertà personale dell’ambasciatore italiano nel Paese, Daniele Mancini, impedendogli di lasciare il Paese.

21 marzo 2013 – Il governo italiano dichiara che i due militari torneranno in India dopo aver avuto garanzia che su di loro non sarà applicata la pena di morte.

20 agosto 2013 – I due fucilieri si rifiutano di comparire come testimoni alla National Investigation Agency, ente centrale creato dal governo indiano per combattere il terrorismo in India.

18 febbraio 2014 – L’udienza davanti alla Corte Suprema indiana si conclude con un rinvio. Per protesta il ministro degli Esteri Emma Bonino richiama in Italia l’ambasciatore Daniele Mancini.

24 aprile 2014 – Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini annuncia il ritiro dell’inviato del governo Staffan de Mistura, il ritorno a Nuova Delhi dell’ambasciatore Daniele Mancini e la costituzione ‘di una commissione di esperti con carattere giuridico’.

1º settembre 2014 – Massimiliano Latorre, colto da un ictus, viene ricoverato nel reparto di neurologia di un ospedale di Nuova Delhi.

12 settembre 2014 – Latorre torna in Italia per 4 mesi per motivi di salute.

16 dicembre 2014 – La Suprema Corte indiana rifiuta le richieste di Massimiliano Latorre di poter restare in Italia altri due mesi, e di Salvatore Girone, di poter tornare in Italia per il periodo natalizio.

20 marzo 2015 – L’Italia solleva la questione dei due fucilieri con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il cui ufficio ribadisce che che la posizione Onu di risolvere la questione a livello bilaterale tra India e Italia ‘rimane invariata’.

9 aprile 2015 – La Corte Suprema indiana concede a Massimiliano Latorre il permesso di rimanere in Italia fino al 15 luglio.

26 giugno 2015 – L’Italia attiva l’arbitrato internazionale sul caso dei marò nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, rivolgendosi, quindi, al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo.

24 agosto 2015 – In merito alla richiesta di misure provvisorie presentata dall’Italia, il Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo stabilisce che, in attesa delle decisioni del tribunale arbitrale, ‘Italia e India devono entrambe sospendere ogni procedimento giudiziario e astenersi dall’iniziarne di nuovi’.

26 agosto 2015 – La Corte Suprema indiana sospende tutti i procedimenti giudiziari contro i marò, fissando una nuova udienza sul caso per il 13 gennaio 2016, due giorni prima della scadenza della proroga del permesso concesso a Massimiliano Latorre di restare in Italia.

11 settembre 2015 – Una svolta nel caso sembra arrivare dai documenti dell’autopsia sui due pescatori: i proiettili che hanno colpito a morte i due pescatori indiani non sarebbero quelli in dotazione ai militari italiani. La pallottola estratta dalla testa di una delle vittime indiane è lunga 31 millimetri, molto più grande delle munizioni calibro 5 e 56 Nato in dotazione ai marò, lungo appena 23 millimetri.

6 novembre 2015 – Su richiesta italiana, la questione viene posta all’attenzione della Corte permanente di arbitrato (Cpa) dell’Aja.

13 gennaio 2016 – La Corte Suprema indiana decide di prolungare fino al 30 aprile 2016 il permesso di restare in Italia concesso a Massimiliano Latorre.

19 gennaio 2016 – Il tribunale arbitrale presso la Cpa stabilisce per il 30 e il 31 marzo 2016 l’udienza per decidere sulla richiesta italiana di consentire il rientro in Italia di Salvatore Girone.

26 aprile 2016 – La Corte Suprema indiana concede altri 5 mesi a Latorre che potrà così rimanere in Italia fino al 30 settembre.

2 maggio 2016 – Il Tribunale arbitrale dell’Aja dispone che Girone faccia rientro in Italia fino alla conclusione del procedimento arbitrale. Il marò resterà però sotto l’autorità della Corte suprema indiana durante l’arbitrato internazionale tra Italia e India, e non sotto la responsabilità delle autorità italiane come richiesto da Roma.

26 maggio – La Corte Suprema di New Delhi dà attuazione all’ordinanza del tribunale arbitrale dell’Aja: Girone potrà rientrare in Italia. Il suo arrivo è atteso per il 2 giugno, come assicurato dal premier Renzi.

2 giugno – Salvatore Girone atterra, alle 18, all’aeroporto militare di Ciampino. Poi il ritorno nella sua città, Bari.

8-20 luglio 2019 – Si tiene all’Aja presso la Corte arbitrale permanente l’udienza finale dell’arbitrato sul caso della ‘Enrica Lexie’: al centro c’è proprio la competenza del Tribunale arbitrale, il merito delle argomentazioni di parte italiana e delle controargomentazioni di parte indiana.

4 agosto 2020 – La Corte suprema dell’India respinge la richiesta del governo di Nuova Delhi di chiudere il caso nei confronti dei due marò italiani. L’avvocato del governo, Tushar Mehta, ha chiesto al tribunale il permesso, a seguito della sentenza della Corte arbitrale internazionale di luglio secondo cui l’Italia, e non l’India, ha giurisdizione in merito. Il tribunale dell’Aja aveva ordinato all’Italia di pagare i risarcimenti all’India per perdita di vite umane, danni materiali e ‘danno morale’ delle persone sopravvissute sul peschereccio. Il giudice indiano S.A. Bobde ha stabilito che l’Italia deve pagare i risarcimenti alle famiglie: solo allora il tribunale consentirà di chiudere il caso.

9 aprile 2021 – India e Italia si accordano per chiudere il caso che si concluderà con il deposito in un conto del ministero degli Esteri di 100 milioni di rupie (1,1 milioni di euro) come risarcimento dello Stato italiano alle famiglie delle vittime. La somma si aggiunge alle 21,7 milioni di rupie (245mila euro) già pagate. I familiari delle vittime hanno accettato il pagamento: le famiglie di Jelestein e Ajesh Binki si divideranno in parti uguali 80 milioni di rupie; le restanti 20 milioni andranno al proprietario del peschereccio, rimasto ferito nell’incidente.

15 giugno 2021 – La Corte Suprema indiana chiude tutte le cause contro i due marò italiani dopo aver accettato il risarcimento del valore di 100 milioni di rupie (pari a 1,1 milioni di euro). La procura di Roma potrà ora sentire i due marò che non dovranno piuù sottostare al segreto militare, come confermato da Fabio Anselmo, avvocato di Latorre.</br

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