Il blitz è scattato quando martedì notte, in un parcheggio alla periferia di Roma, il capitano di fregata ha incontrato l'ufficiale russo Dmitrij Ostroukhov

Walter Biot resta a Regina Coeli e, dopo l’interrogatorio di convalida, la gip Antonella Minunni accoglie le richieste della procura di Roma. La ‘pericolosità’ dell’ufficiale è legata proprio alle sue capacità professionali, alle conoscenze che gli hanno permesso di estrapolare decine di documenti top secret e di ‘venderne’ una parte a chi dalla Russia si era messo in contatto con lui.

Che lo abbia fatto per bisogno di soldi, perché la famiglia era in difficoltà economiche, o altro, poco importa: Biot, che davanti al magistrato si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha tradito lo Stato scoprendo nervi delicatissimi dello Stato Maggiore di Difesa, come i documenti riservati della Nato ai quali aveva accesso per lavoro.

Il blitz è scattato quando martedì notte, in un parcheggio alla periferia di Roma, il capitano di fregata ha incontrato l’ufficiale russo Dmitrij Ostroukhov per consegnargli i documenti concordati in cambio di una mazzetta da 5000 euro. Biot era attenzionato da tempo e i carabinieri del Ros sono intervenuti quando si è avuta certezza dell’incontro tra i due. Ma le indagini, che l’intelligence portava avanti da tempo, proseguono ora per capire da quanto Biot fosse una spia e quali segreti avesse svelato nella sua azione di spionaggio.

Intanto Ostroukhov e Aleksej Nemudrov, altro funzionario dell’ambasciata russa coinvolto, sono stati espulsi dall’Italia come disposto dal ministro degli Esteri Luigi di Maio e la vicenda ha acceso un caso diplomatico.

Di Maio ha definito senza mezzi termini “gravissimo” quanto avvenuto, l’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov si è detto rammaricato per l’espulsione dei due funzionari dell’ambasciata e Mosca ha già minacciato possibili passi in risposta a quanto accaduto.

Ancora non è chiaro quali ripercussioni la spy story avrà sui rapporti tra Roma e Mosca, mentre prosegue l’indagine si mettono insieme indizi e prove che arrivano da un doppio binario: da una parte l’inchiesta della procura di Roma partita dal blitz di martedì, dall’altra quella, sotto il coordinamento di Aisi (Agenzia informazioni sicurezza interna) e Stato Maggiore di Difesa, che andava avanti da tempo e ha portato alla scoperta della talpa-Biot.

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