L'ex sindaco di Roma è professore di Chirurgia e Executive Vice President della Thomas Jefferson University di Philadelphia

“Con Joe Biden presidente negli Stati Uniti tornano centrali temi come l’ambiente e i cambiamenti climatici, l’immigrazione, la sanità, il welfare. Ma non solo, finalmente c’è un richiamo alla conoscenza e a un nuovo ruolo per la scienza, dopo la politica dei tweet di Donald Trump, la cui figura sarà rapidamente archiviata”. E’ la lettura del nuovo corso alla Casa Bianca che Ignazio Marino, intervistato da LaPresse, dà dagli Stati Uniti. L’ ex sindaco di Roma è professore di Chirurgia e Executive Vice President della Thomas Jefferson University di Philadelphia, dove è tornato a occuparsi di trapianti e relazioni internazionali dal 2016.
Da scienziato cosa la ha colpita delle prime parole di Joe Biden e Kamala Harris dopo la vittoria?
L’accento messo sull’importante ruolo della scienza. Entrambi mi hanno ricordato un momento esemplare della storia americana, quando il 3 marzo 1863, nel mezzo della sofferenza per la guerra civile, il presidente Abraham Lincoln decise di firmare un atto del Congresso degli Stati Uniti per fondare la National Academy of Sciences per avere un punto di riferimento scientifico che anche il governo americano potesse utilizzare nelle decisioni amministrative.
Con Biden alla Casa Bianca cosa cambia nella geopolitica internazionale?
Biden e la sua vicepresidente, Kamala Harris, hanno davanti un compito straordinariamente esigente in un Paese diviso che, negli ultimi anni, ha persino rinunciato parzialmente ai suoi compiti di rappresentanza della democrazia nella geopolitica mondiale. Gli Stati Uniti chiedono riforme per la qualità e la dignità della vita degli americani e non per i conflitti tra le aziende. Ora si apre una fase nuova in cui ci sarà una discontinuità importante rispetto all’approccio personalistico di Trump.
Biden potrà essere un antidoto al sovranismo a livello internazionale?
No, io credo che purtroppo nel mondo la tendenza al sovranismo e al decisionismo dell’uomo solo al comando non cambierà in questa fase storica. Pesa in questo anche la paura della povertà. E la sinistra in Italia, come in altri Paesi europei, putroppo è latitante rispetto a un lavoro capillare che spetterebbe alla politica di confrontarsi coi cittadini su certi temi come quello dell’immigrazione.
Cosa possono imparare la sinistra italiana e il Pd da Biden e dai democratici a stelle e strisce?
Difficile che il Partito democratico possa entrare nello spirito dei dem americani. La Harris alle primarie è stata un’accesissima avversaria di Biden su alcuni temi. Ma, quando i democratici poi hanno scelto l’unità per un’unica direzione, Biden ha proprio chiamato lei come vicepresidente. In Italia invece, dove il Pd è ormai una somma di personalismi che non tengono conto dei problemi reali della popolazione, probabilmente si sarebbe fatta una corrente per minare il lavoro del presidente neo eletto.
Questo passaggio dall’amministrazione di Trump a quella di Biden cosa cambia nella gestione dell’emergenza pandemica del Covid?
È un cambiamento radicale. Vedere Trump mostrarsi con orgoglio nel non usare la mascherina è una immagine assurda, un cattivo esempio su cui si creano fake news che tendono a negare l’esistenza del virus. Ci sono strumenti che servono e chi ha un ruolo così importante nel pianeta, come aveva Trump, avrebbe invece dovuto riconoscere la loro valenza nel proteggere la popolazione mondiale.
Come ha festeggiato la vittoria di Biden?
Ho votato sia alle primarie sia alle elezioni che hanno portato Biden alla Casa Bianca. E ho festeggiato insieme ad alcuni amici qui negli Stati Uniti, con un senso di speranza per questo Paese straordinario che con Trump ha visto aumentare in maniera inaccettabile e drammatica le divisioni fra chi sta bene o molto bene e chi sta male o molto male. Ma ho festeggiato anche un altro fatto importante, quello di avere una donna vicepresidente, Kamala Harris: è la prima volta negli Usa. E accade dopo gli anni di Trump in cui c’è stata mancanza di rispetto e considerazione verso il sesso femminile.

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