L'ex attaccante del Milan sfida al ballottaggio Joseph Boakai

Unico Pallone d'oro africano, George Weah è il favorito nella corsa alla presidenza della Liberia, di cui si celebra oggi il secondo turno. L'ex attaccante del Milan, 51 anni, che ottenne il prestigioso riconoscimento calcistico nel 1995, aveva perso alle urne nel 2005, quando era stato battuto dalla attuale presidente Ellen Johnson-Sirleaf, prima donna capo di Stato di un Paese africano. Quest'anno ha ritentato l'impresa, e giunge al ballottaggio di oggi, dove sfida l'attuale vice presidente Joseph Boakai, dopo essersi attestato al primo posto al primo turno.

Nel 2005 denunciò il secondo turno delle presidenziali che portarono alla vittoria Johnson-Sirleaf, definendole "fraudolente" e parlando di una votazione che "fu tutto meno che democratica, libera e trasparente". Alla fine accettò il risultato dopo le ripetute richieste della comunità internazionale di evitare una nuova crisi in Liberia. Ma questo non gli impedì di proseguire la carriera politica: nelle elezioni del 2011 Weah, che già tornava a valutare l'ipotesi della presidenza, si presentò come numero due di Winston Tubman, nipote di William Tubman, il presidente più longevo del Paese (1944-1971), ma perse ancora una volta.

Considerato dalla Fifa il miglior giocatore africano del XX secolo, è attualmente senatore per la circoscrizione di Montserrado, in cui vinse con il 78% dei voti contro il figlio della presidente, Robert Sirleaf. Al primo turno delle presidenziali, lo scorso 10 ottobre, Weah ha vinto in 11 delle 15 contee del Paese, compresa appunto quella di Montserrado, che è la più popolata.

È forse questa esperienza di avere sconfitto un politico vicino alla presidenza che dà a Weah la speranza di potere vincere questa terza volta. D'altra parte, sembra potere contare sugli appoggi necessari a farlo: nessuno dei tre candidati minoritari hanno appoggiato dichiaratamente il suo rivale, e per la verità non lo ha fatto neanche la presidente Johnson-Sirleaf. Insieme alla sua numero due nella candidatura, la ex first lady Jewel Taylor, ha promesso istruzione gratuita dall'asilo alle superiori, nonché l'accelerazione nella creazione di posti di lavoro.

Chiunque verrà eletto alla presidenza della Liberia dovrà fare i conti con l'eredità di Johnson-Sirleaf, sotto il cui mandato è stato ottenuto il ritiro della missione di pace dell'Onu dalla Liberia, che è stata attiva dal 2003 al 2016, come pure il ritiro di tutte le sanzioni che l'Onu aveva imposto al Paese per il conflitto. L'ex segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, elogiò gli "enormi progressi" che la Liberia aveva fatto sotto il governo di Johnson-Sirleaf, fra cui il "continuo miglioramento della sicurezza e della stabilità".

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