Se la consultazione avrà luogo, sulle schede gli elettori troveranno al domanda: "Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato indipendente in forma di Repubblica?"

Regna l'incertezza a poche ore dal referendum indetto dal governo regionale della Catalogna, che ha chiamato alle urne oltre 5,3 milioni di elettori per il voto sull'indipendenza dalla Spagna. Il referendum è stato istituito il 6 settembre con una legge del parlamento catalano e sospeso il giorno successivo dalla Corte costituzionale, che ha accolto i ricorsi del governo di Madrid. Le forze dell'ordine nell'ultima settimana hanno sequestrato urne e schede elettorali, oltre a occupare e sigillare circa 1300 delle 2315 scuole in cui si dovrebbero installare i seggi. Le autorità catalane hanno assicurato che il voto si svolgerà in ogni caso. Se la consultazione avrà luogo, sulle schede gli elettori troveranno al domanda: "Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato indipendente in forma di Repubblica?".

CHI È PRO E CHI CONTRO IL REFERENDUM In Catalogna la maggioranza di governo a favore dell'indipendenza ha ottenuto alle ultime elezioni nel 2015 il 47,8%. Dal momento che tutte le opposizioni si sono schierate contro il voto, l'indipendentismo dovrebbe fermarsi quindi poco al di sotto del 50% del consenso. La situazione è però complicata dal fatto che l'elettorato dei partiti tradizionali si è diviso, ed esiste una porzione del 10% di indecisi. Inoltre la formazione Catalunya en Comù della sindaca di Barcellona Ada Colau (vicina a Podemos) non ha mai dato indicazioni di voto. Socialisti, Popolari e Ciudadanos si oppongono. Si stima che una quota superiore al 75% dei catalani chieda oggi che la consultazione avvenga, ma molti preferirebbero fosse concordata con il governo spagnolo. Secondo i sondaggi, il pugno duro di Madrid avrebbe fatto alzare la percentuale di chi dice che si dovrebbe comunque poter votare. Dal momento che le formazioni unioniste diserteranno i seggi, la vittoria del 'Sì' è data per scontata.

COSA SUCCEDE IN CASO DI VITTORIA DEL 'SÌ' Dando per certa la vittoria del 'Sì', sarà importante capire quanti elettori saranno in grado di votare, con la polizia schierata per fermarli e pronta a dare multe fino a 300mila euro. Se gli indipendentisti dichiareranno comunque valido il referendum, è previsto che si attivi la 'ley de desconexion': una dichiarazione unilaterale di indipendenza che avvia il processo di separazione. "Il Sì implicherà ciò che prevede il referendum: entro 48 dalla pubblicazione del risultato, il parlamento regionale firmerà la dichiarazione ed entrerà in vigore la legge transitoria", ha dichiarato il ministro degli Esteri della Generalitat Raul Romeva.

Un parziale passo indietro è arrivato dal presidente della Catalogna, Carles Puigdemont. Intervistato dal quotidiano Ara, alla domanda se sia a favore di una dichiarazione unilaterale, il leader catalano ha detto che "tutti capiscono che le grandi decisioni devono essere concordate" e che si dovrebbe perseguire una "agenda politica per attuare i risultati" che sia "ragionevole, realistica ed efficace" per fare sì che quanto ottenuto con il referendum del 1 ottobre "non si perda" e "non si rovini" nei giorni successivi. L'ipotesi più probabile è quindi che si apra un difficile negoziato tra Madrid e Barcellona. Ipotesi sostenuta anche dal leader socialista Pedro Sanchez, secondo cui "l'unica vittoria in Catalogna è l'accordo" e non "la politica dei blocchi". Nel caso, molto improbabile, di una vittoria del 'No', il governo catalano ha già annunciato che di dimetterebbe per andare a nuove elezioni.

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