Ginevra (Svizzera), 13 mar. (LaPresse/Reuters) – I Paesi dovrebbero negoziare con lo Stato islamico per fare pressioni sul gruppo militante in modo da permettere all’Unicef (Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia) di ottenere accesso alle zone controllate dai jihadisti. Lo ha detto Hanaa Singer, la rappresentante dell’Unicef in Siria.

I negoziati dovrebbero essere lanciati “almeno per proteggere i bambini”, ha affermato Singer. Lo Stato islamico, ha dichiarato, “rifiuta di parlare con le Nazioni unite per il momento. Ma al tempo stesso non è solo responsabilità delle agenzie umanitarie. È una responsabilità politica delle parti politiche di parlare e fare pressioni, e iniziare un dialogo con l’Isis”. Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio dell’Onu per gli Affari umanitari, ha confermato che colloqui sull’accesso umanitario sono in corso con altri gruppi armati, ma “l’Isis non vuole parlare”.

“In quanto umanitari – ha spiegato Laerke – il nostro principio, con l’Isis e con qualsiasi gruppo armato in grado di facilitare l’accesso alle popolazioni bisognose di aiuti, è di dialogare con loro, soprattutto a livello locale”. L’Unicef stima che quasi 14 milioni di bambini stiano soffrendo a causa del conflitto in Siria e nel vicino Iraq e che circa 2 milioni di loro non abbiano accesso agli aiuti umanitari.

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