Roma, 20 lug. (LaPresse) – “La notte appena trascorsa è stata estrema”. E’ la testimonianza di Mads Gilbert, professore della clinica universitaria di North Norway, Tromso, Norvegia. “L’invasione di terra – racconta sul sito gaza.scoop.ps – si è trasformata di nuovo stanotte in macchinate di corpi. Imprecisati, strappati, sanguinanti, tremanti, morenti. Palestinesi con ogni sorta di ferite e di tutte le età”. Gilbert ha pubblicato a giugno un rapporto per l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni unite per i profughi (disponibile su www.newweapons.org/?q=node/151), tracciando un bilancio della grave situazione del sistema sanitario di Gaza, strozzato dal blocco sulla Striscia che aveva provocato, già prima dell’operazione militare ‘Margine protettivo’, pesanti carenze mediche. Ora è tornato a Gaza.

“GLI EROI DELLE AMBULANZE”. “Gli eroi delle ambulanze – racconta – in tutti gli ospedali di Gaza lavorano con turni di 12 ore, sfiniti dalla fatica. Si prendono cura dei feriti, fanno il triage, tentano di orientarsi nell’incomprensibile caos di corpi e membra, che camminano, che non camminano, che respirano, che non respirano, che sanguinano, che non sanguinano. Trattati come animali dall’esercito ‘più morale del mondo'”.

“PIU’ DI CENTO FERITI ARRIVATI STANOTTE”. “Più di cento casi – prosegue – sono arrivati all’ospedale Al Shifa nelle ultime 24 ore. Abbastanza per un grande ospedale ben organizzato e con tutto il necessario, troppo per un ospedale come questo. Qui manca praticamente tutto: elettricità, acqua, pannolini, medicinali, lettini, strumenti, monitor. Sembra tutto arrugginito, come se fosse stato preso nei musei. Ma qui i medici non si arrendono. Come guerrieri vanno avanti con enorme risolutezza”.

“LA MACCHINA DA GUERRA E’ GIA’ RIPARTITA”. “Mentre scrivo – continua – la macchina da guerra israeliana già riparte: salve di artiglieria dalle navi militari colpiscono la riva, si sente di nuovo il rombo degli F16, il ronzio dei ripugnanti droni e il caotico suono degli Apache.

L’APPELLO A OBAMA: “PRESIDENTE PASSI UNA NOTTE QUI”. “Presidente Obama – conclude – la invito a passare una notte qui all’ospedale Al Shifa, magari camuffato da addetto alle pulizie. Sono convinto che questo cambierebbe la storia. Nessuno con un cuore e con il potere potrebbe andare via da una notte in questo ospedale senza essere determinato a mettere fine a questo massacro”.

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