Bangui (Repubblica Centrafricana), 9 set. (LaPresse/AP) – Sessanta persone sono state uccise nella Repubblica Centrafricana in attacchi che si sono verificati nel fine settimana e che hanno coinvolto combattenti ritenuti fedeli all’ex presidente François Bozizé, deposto con un colpo di Stato a marzo scorso. Lo ha riferito un portavoce del governo, Guy Simplice Kodegue, spiegando che gli scontri si sono verificati nell’ovest del Paese e anche nella città di Bossangoa, vicino al villaggio natale di Bozizé. Secondo il portavoce sarebbero stati proprio i pro Bozizé a dare il via alle violenze. Stando alla ricostruzione fornita da Amy Martin, alta funzionaria dell’Onu nel Paese, gli scontri sarebbero stati fra gruppi locali di autodifesa al fianco di combattenti di pro Bozizé e i ribelli della coalizione Seleka responsabile della cacciata dello stesso Bozizé. Martin ha però precisato che i combattenti che si contrapponevano a Seleka non si sono identificati. A seguito delle violenze circa 30mila residenti di Bossangoa sono fuggiti nella foresta tra venerdì e sabato e, negli stessi giorni, due cooperanti sono stati uccisi nella città.

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