Il Cairo (Egitto), 17 mar. (LaPresse/AP) – All’età di 88 anni e dopo una lunga malattia, si è spento in Egitto il papa della Chiesa ortodossa copta e patriarca di Alessandria Shenuda III. Nato con il nome di Nazeera Gayed il 3 agosto 1923, nella città meridionale di Assiut, dopo aver preso i voti, divenne un attivista nel movimento delle scuole domenicali copte, lanciate per far rivivere l’educazione religiosa cristiana. All’età di 31 anni, Gayed divenne monaco, prendendo il nome di Antonio il Siriano e passando sei anni nel monastero di Sant’Antonio. Dopo la morte di papa Cirillo VI, nel 1971, fu eletto all’incarico più importante, acquisendo il nome di Shenuda III.

Per i circa 10 milioni di cristiani copti, Shenuda III era un pensatore religioso e un leader carismatico, conosciuto per il suo senso dell’umorismo, ma soprattutto un guardiano di una comunità che vive in un Paese a maggioranza musulmana. Shenuda ha sempre cercato di svolgere questo ruolo con un equilibrio conservatore. Durante l’epoca di Hosni Mubarak ha sostenuto il suo governo, senza farlo in maniera troppo esplicita. Una volta caduto il raìs, sono aumentate le preoccupazioni dei cristiani sul potere dell’islam conservatore. Ma il papa ha cercato di mantenere un dialogo e un equilibrio. In una decisione senza precedenti, i leader dei Fratelli musulmani assieme a generali dell’esercito si sono uniti alle celebrazioni di Shenuda III per il Natale ortodosso a gennaio scorso nella principale cattedrale del Cairo. Tuttavia, una parte dei fedeli cristiani, soprattutto i giovani sostenitori della rivolta anti-Mubarak, hanno spesso criticato il Papa copto per il suo approccio conservatore che, sostengono, non faceva abbastanza per impedire e bloccare le violenze anti-cristiane.

I rapporti di Shenuda con le autorità non sono stati semplici in passato. Nel 1981 il presidente Anwar Sadat lo mandò in esilio interno nel monastero di Wadi Natrun, nel deserto, a nord della capitale, dopo che il leader religioso aveva accusato il governo di non tenere a freno i musulmani estremisti. Sadat, assassinato l’anno successivo, accusava invece il papa di fomentare le divisioni settarie. Mubarak mise quindi fine all’esilio nel 1985, permettendo al leader religioso di tornare al Cairo. Negli anni ’90, quando i militanti islamici lanciarono una campagna di violenza nel sud del Paese, colpendo principalmente turisti, polizia e cristiani, Shenuda cercò di contenere la rabbia copta. Così come ha fatto negli ultimi anni, quando le violenze anti-cristiane si sono ripetute. In alcune occasioni però, come nel 2004, si è schierato apertamente al fianco della comunità cristiana, per avanzare richieste al governo.

Autore di molti libri, nei tre decenni del suo incarico ha mantenuto l’usanza di tenere delle lezioni il mercoledì. Durante la sua vita ha sempre voluto sottolineare il carattere copto dell’Egitto, dove l’islam arrivò in un secondo momento. La Chiesa copta ha infatti origine dalle predicazioni di San Marco, padre della cristianità in Egitto nel primo secolo dopo Cristo, durante l’impero romano di Nerone. “L’Egitto – diceva – non è il Paese in cui viviamo, ma un Paese che vive dentro di noi”. Dopo la notizia della morte, l’emittente della Chiesa copta ha mandato in onda una sua fotografia, con la scritta: ‘La Chiesa copta prega Dio che riposi in pace tra le braccia dei santi’.

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