Volkswagen, Squinzi: Preoccupazioni per nostro indotto, rischio fiducia per Europa

Roma, 21 ott. (LaPresse) - "Nutriamo forti preoccupazioni per i possibili effetti dello scandalo" Volkswagen "sul nostro indotto". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso di un'audizione davanti alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera. "Le imprese italiane della componentistica auto hanno da tempo indirizzato una quota crescente delle proprie produzioni verso le commesse tedesche, tant'è che la Germania è il nostro primo partner commerciale, pesando per il 25% sulle vendite italiane all'estero", ha sottolineato Squinzi. Per il presidente di Confindustria, lo scenario per l'Italia presenta "luci e ombre".

"Segnali rassicuranti - ha spiegato - sono giunti pochi giorni fa in merito ai piani di investimento per i marchi italiani che fanno parte del gruppo tedesco: Ducati, Lamborghini e Italdesign non verranno toccati dai tagli".

Squinzi ha poi sostenuto: "Le indicazioni" che arrivano "dalle imprese italiane non segnalano al momento rilevanti e anomali cambiamenti negli ordini".


MINORE FIDUCIA PER INDUSTRIA EUROPEA. "Il comportamento della Volkswagen rischia di tradursi in minore fiducia verso tutta l'industria europea, anche quella italiana". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso di un'audizione davanti alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera.

"Sarebbe un esito estremamente dannoso, che va scongiurato, ricordando e sottolineando anzitutto le punte di eccellenza del nostro settore manifatturiero in materia di efficienza energetica, sostenibilità e rispetto delle regole ambientali", ha sottolineato il presidente di Confindustria.

NO DIESELGATE MA FRODE. "Voglio ribadire che non esiste un 'dieselgate' o una 'questione diesel'". Lo ha detto il presidente di Confindustria.

"Certo, non si può sottacere che questa tecnologia sia stata anche 'privilegiata' da scelte adottate tempo fa a livello europeo e fortemente sostenute proprio dalla Germania, ma contemporaneamente non si può negare che siano stati fatti progressi significativi per rendere il diesel sempre più efficiente e sostenibile", ha aggiunto Squinzi.



"Nel caso Volkswagen sono stati manomessi dispositivi che avrebbero dovuto misurare l'efficienza e la compatibilità delle emissioni, anziché conseguire concretamente gli standard imposti dalla normativa tecnica", ha sottolineato. "Per questo riteniamo che la vicenda Volkswagen vada vista per quello che realmente è: una frode", ha proseguito il presidente di Confindustria.

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