Visco difende le banche italiane: Timori mercati esagerati
Ci sono "buone ragioni" per sostenere che i nostri istituti "hanno un elevato livello di garanzie sui crediti deteriorati"

In difesa delle banche italiane fa sentire la sua voce il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Secondo il numero uno di via Nazionale le preoccupazioni dei mercati sulla qualità degli attivi degli istituti di credito del Belpaese "sono esagerate". Il governatore, intervenuto a Fiesole all'evento 'The State of the Union', organizzato dell'Istituto universitario europeo sulle questioni politiche della Ue, sottolinea che ci sono "buone ragioni" per sostenere che le banche italiane "hanno un elevato livello di garanzie sui crediti deteriorati e una più che piena copertura".

Proprio ieri, in audizione, il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, aveva quantificato nuovamente il fardello che pesa sugli istituti italiani: 360 miliardi di euro di crediti deteriorati, di cui 200 miliardi circa di sofferenze lorde e 83,6 miliardi nette; quest'ultime coperte con garanzie per 120 miliardi. Secondo Visco, una riduzione dei tempi del recupero crediti di due anni "potrebbe persino portare a dimezzamento del livello delle sofferenze sul totale".

Allo scopo di smaltire lo stock, spiega il capo di Palazzo Koch, il fondo Atlante per il sostegno al settore bancario ha risorse "in qualche misura limitate", ma "può aiutare a sbloccare il mercato dei crediti deteriorati". 

Visco puntualizza che non c'è alcuna pressione da parte della Bce per un rapido smaltimento delle sofferenze. Il governatore dice netto che "è sbagliata" questa convinzione che, essendo stata percepita erroneamente dai mercati, ha finito per pesare sull'andamento degli istituti di credito italiani in Borsa. 

Il numero uno di Bankitalia torna anche sui temi dell'Unione bancaria, in particolare su bail-in. Sulle risoluzioni bancarie, dice Visco, serve trovare "il giusto equilibrio" tra gli investitori colpiti da un bail-in e il fatto che questi vengano riprotetti come contribuenti. Per il governatore l'attuazione del processo di risoluzione andrebbe "ripensato" per rischia di rendere le crisi "più probabili".

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