Ue, Juncker: Fisco in Lussemburgo regolare, nessun conflitto di interesse con Commissione

Bruxelles (Belgio), 12 nov. (LaPresse) - "Non c'è conflitto di interesse quando la Commissione lancia indagini in materia di aiuti di Stato che riguardano il Lussemburgo e non capisco perché taluni giornali scrivano 'Juncker contro Juncker'". Lo ha detto il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, chiamato in causa dallo scandalo sollevato da un pool di giornalisti internazionali sugli accordi tra il Lussemburgo e grandi imprese per l'imposizione fiscale. Juncker è stato a lungo premier lussemburghese.

NIENTE DIMISSIONI. Non ci saranno dimissione da parte di Jean-Claude Juncker per l'affare 'Luxembourg leaks', è lo stesso presidente della Commissione europea ad annunciarlo a Bruxelles, sottolineando che le agevolazione fiscali erano a norma: "Questa è la legge lussemburghese, e quanto fatto corrisponde a norme nazionali e internazionali".

"E' stato un errore, per me, non parlare prima. Avri dovuto pensare che si sarebbero potuto essere tutte queste conseguenze", ha aggiunto il presidente. Avrei dovuto dare le risposte che sto dando oggi", ha ammesso in conferenza stampa. Sul fronte fiscale, ha aggiunto, "ho proposto che la Commissione introduca una direttiva che permetta alle imprese di scambiare le informazioni sulle tax ruling". In pratica "si dovranno informare gli stati membri", e questa "mi sembra essere l'unica possibilità per conferire il tasso di trasparenza di cui abbiamo bisogno a un settore delicato" quale quello fiscale. Juncker ha inoltre spiegato che nell'ambito del G20 proporrà di ampliare il sistema che sarà messo a punto dall'Ue "a tutta l'attività finanziaria internazionale, perché l'Europa deve essere una forza propulsiva".

ACCORDI FISCALI TRA AZIENDE E GOVERNI FANNO PARTE A DIRITTI INTERNAZIONALE. Il 'tax ruling', ovvero gli accordi fiscali tra aziende e governi, "è conforme al diritto comunitario" purché "non esercitato in maniera discriminatoria" e se gli accordi "hanno portato ad aliquote che non rappresentano il concetto di giustizia fiscale" è dovuto a "norme divergenti" ed è "il risultato di una armonizzazione fiscale insufficiente in Europa".

"Durante tutta la mia vita ho operato in Europa per promuovere l'armonizzazione fiscale, fin dal 1991 - ha proseguito - adottando il principio che i Paesi Ue avrebbero dovuto operare attraverso lo scambio automatico di dati sulla fiscalità applicando un regime di tassazione alla fonte".

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