Ue, Draghi: Per stabilità servono riforme strutturali condivise

Milano, 31 dic. (LaPresse) - "Un comune equivoco sull'area dell'euro scaturisce dal fatto che si tratta di un'unione monetaria senza un'unione politica" ma "l'unione monetaria è possibile solo grazie al considerevole grado di integrazione raggiunto dai paesi dell'Unione europea, reso ancora più profondo dalla condivisione di una moneta unica. Se l'unione monetaria europea ha dimostrato maggiore tenuta di quanto ritenessero molti è soltanto perché coloro che nutrivano dubbi al riguardo hanno giudicato erroneamente questa dimensione politica". Lo scrive il presidente della Bce, Mario Draghi in un lungo editoriale pubblicato su 'Il Sole 24 Ore'. Ma per Draghi è chiaro che "la nostra unione monetaria è ancora incompleta".

Per il presidente della Bce "completare un'unione monetaria significa principalmente creare i presupposti affinché i paesi, entrandone a far parte, raggiungano una maggiore stabilità e prosperità. Devono trovarsi in condizioni migliori aderendovi anziché restandone fuori". In definitiva, "occorrono riforme strutturali che stimolino la concorrenza, riducano il carico superfluo della burocrazia e rendano i mercati del lavoro più adattabili". Proprio tali riforme, per Draghi, sono "una questione di interesse comune". "I paesi dell'area dell'euro - spiega ancora il presidente della Bce - dipendono l'uno dall'altro per crescere. E soprattutto, la carenza di riforme strutturali, producendo un divario permanente all'interno dell'unione monetaria, evoca lo spettro di un'uscita di cui tutti i membri in ultima analisi subirebbero le conseguenze".

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