Ubi Banca, chiesto giudizio per 31 persone, anche Massiah e Bazoli
Secondo l'accusa avrebbero ostacolato l'autorità di vigilanza

La procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio di 31 persone nell'ambito dell'inchiesta sui vertici di Ubi Banca per fatti compresi tra il 2009 e il 2015. A presentare i documenti è Giorgio Jannone, presidente dell'Associazione Azionisti Ubi Banca. Fra gli indagati figurano l'attuale amministratore delegato, Victor Massiah, oltre a Giovanni Bazoli ed Emilio Zanetti, che secondo l'accusa avrebbero ostacolato l'autorità di vigilanza. Anche per la stessa Ubi Banca è stato chiesto il rinvio a giudizio per illecito amministrativo per aver "adottato un modello organizzativo inidoneo a prevenire la consumazione dei delitti".

Sono state inoltre identificate come parti lese Consob, Banca d'Italia e Antitrust perché alle autorità sarebbe stato nascosto "un patto parasociale sussistente tra le Associazioni Ablp e Amici di Ubi Banca (direttamente e di fatto riconducibili a Giovanni Bazoli e Emilio Zanetti), vincolante e fondato sui principi di pariteticità, alternatività e tendenziale alternanza tra Derivazione BPU e Derivazione Banca Lombarda, avente per effetto un'influenza dominante sul suddetto gruppo bancario anche mediante l'esercizio concertato del voto negli organi societari".

Secondo l'accusa gli indagati, al momento dei patti fondativi di Ubi Banca, che risalgono al novembre del 2006, avrebbero stretto un patto parasociale che avrebbero poi "omesso di comunicare" alle autorità di vigilanza. Il patto tra i Presidenti di Banche Popolari Riunite (area bergamasca) e Banca Lombarda e Piemontese (area bresciana), viene spiegato, "non era destinato a disciplinare la sola fase originaria del gruppo bancario, ma costituiva un patto parasociale a tempo indeterminato" per determinare "il reale processo di individuazione dei componenti degli organi societari della capogruppo e delle società controllate, oltre alla conseguente determinazione delle loro decisioni, così ostacolandone le funzioni". Questo presunto 'patto occulto' avrebbe "influenzato e preso decisioni sulle maggiori questioni aziendali" anche "al di fuori degli organi di governo societario e dei relativi comitati, così determinandone la volontà o limitandone l'autonomia e l'operatività".

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