Torino, Camera Commercio: 15% popolazione usa cosmetici contraffatti

Milano, 24 nov. (LaPresse) - Cosmetici falsi o contraffatti: un fenomeno molto ampio e in espansione, che spesso conta sull'inconsapevolezza dei consumatori. Se ne parla oggi pomeriggio a Torino Incontra in un convegno organizzato dalla Camera di commercio, che coordina le attività dell'Osservatorio provinciale sulla contraffazione. L'Osservatorio, nato nel 2008 su invito della Prefettura, riunisce numerose istituzioni e associazioni di categoria del territorio. "In Camera di commercio si depositano i brevetti e i marchi, si tutela la proprietà industriale, si opera nell'ambito della regolazione del mercato, per fissare principi chiari e condivisi a garanzia di consumatori e imprese - ha ricordato Guido Bolatto, Segretario Generale della Camera di commercio di Torino - Per questo attraverso l'Osservatorio svolgiamo un'attività di studio del fenomeno del falso e parallelamente un'opera di informazione nei confronti dei cittadini, per metterli in guardia delle conseguenze legate ad acquisti incauti".

Secondo i dati diffusi a fine settembre dal Censis, il mercato del falso in Italia ha generato nel 2013 un fatturato da 6,5 miliardi di euro. In cima alla classifica degli articoli sequestrati dalle dogane europee si trovano gli articoli di abbigliamento, mentre i prodotti per uso quotidiano, tra cui cosmetici, medicinali, giocattoli e materiale elettrico, rappresentano il 25% dei sequestri. Gli articoli contraffatti arrivano nell'Unione Europea principalmente dalla Cina, ma per alcune categorie merceologiche alcuni paesi sono "specializzati": la Turchia e Hong Kong sono i principali esportatori di imitazioni di profumi e cosmetici. Tra le regioni italiane, il Piemonte risulta essere una tra le meno soggette al fenomeno della contraffazione. Stilando una classifica delle regioni in base alla stima del valore monetario degli articoli contraffatti sequestrati, nel 2013 il Piemonte si posiziona al 17° posto, tra Molise e Trentino, con un valore di 863mila euro. Al primo posto si trova il Lazio, mentre all'ultimo la Valle d'Aosta.

Secondo i dati Iperico, in Italia nel 2013, il valore di profumi e cosmetici contraffatti ha quasi raggiunto i 45milioni di euro, il 9,3% del mercato della contraffazione italiana. Il Piemonte, il cui giro d'affari illecito è imputabile per un terzo alla contraffazione di giochi e giocattoli, nel caso dei cosmetici ha un ruolo quasi irrilevante. A differenza di quanto accade a livello nazionale, le cifre 2013 vanno al ribasso con appena 216 euro di valore relativo a profumi e cosmetici sequestrati. La Camera di commercio di Torino ha sottoposto alcune domande specifiche a 200 famiglie, ed il 15 % dei consumatori ha ammesso di aver acquistato almeno una volta un cosmetico contraffatto. Tra i principali motivi che inducono i consumatori all'acquisto di cosmetici contraffatti, al primo posto il budget, per quasi l'80% dei casi, sia per la convenienza del prezzo (57,3% delle risposte), sia per l'impossibilità economica di acquistare l'originale (22,1%). Solo il 13,6% ritiene che la qualità sia la medesima, mentre un 7% dichiara di aver effettuato l'acquisto inconsapevolmente (in genere nuclei con capofamiglia più anziano o pensionato). Tra chi ha dichiarato di aver acquistato cosmetici contraffatti, nessuno ha affermato che il prodotto fosse meglio dell'originale. Quanto alle differenze rilevate, al primo posto si posiziona la scarsa qualità del prodotto contraffatto, in termini di efficacia del prodotto, seguono poi differenze nell'etichettatura, che era simile ma non uguale a quella del prodotto originale, e del differenze al tatto, alla vista o all'olfatto. Per i torinesi sono i profumi (82% delle risposte) i prodotti più contraffatti, seguiti dal make up (58,5%) e dalle creme (50%). Vengono invece considerati indenni rispetto al fenomeno i prodotti per la rasatura e per la cura dei denti. Discount, mercati rionali e internet vengono individuati come i luoghi a più elevato rischio di acquisto di cosmetici contraffatti secondo le famiglie torinesi, soprattutto da quelle con maggiore istruzione del capofamiglia. Praticamente nessuna famiglia utilizza per i prodotti cosmetici i negozi on line o la vendita per corrispondenza, un tempo molto in voga.

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