Tim, non c'è intesa sull'ad. Domenica sfida finale Altavilla-Gubitosi

Caos totale nell'azienda dopo l'addio di Genish

Indiscrezioni, smentite e grande attesa in vista del cda di domenica 18 novembre. Dopo l'addio di Amos Genish è caos totale per la nuova guida di Tim, con una sola certezza: il nuovo ad avrà il volto di Alfredo Altavilla o di Luigi Gubitosi. In mattinata il Comitato Nomine e Remunerazione si è infatti riunito per dare le propri indicazioni, ma in concreto è arrivato un nulla di fatto. "Le attività volte alla preparazione delle deliberazioni che saranno assunte dal consiglio di amministrazione del prossimo 18 novembre sono in corso", si legge in una stringata nota uscita dopo una giornata decisamente turbolenta. Il motivo? Voci di corridoio hanno lanciato il nome di Gubitosi come nuovo amministratore delegato, con la società telefonica che dopo un primo momento di silenzio ha subito frenato, ribadendo che che qualunque determinazione era "totalmente prematura".

Tutto si deciderà domenica, confermano fonti vicine all'azienda, anche fino a poche ore fa in pole sembrava esserci Alfredo Altavilla. L'ex capo dell'area Emea di Fiat Chrysler Automobiles è entrato in consiglio nello scorso maggio in quota Elliott come indipendente e presiede proprio il Comitato Nomine. Secondo indiscrezioni, Altavilla potrebbe essere affiancato da altre figure a sostegno che avrebbero la qualifica di direttore generale. Si fa pure il nome anche di Pier Giorgio Peluso, attuale direttore finanziario di Tim, nel gruppo dal 2012. Gubitosi invece, entrato sempre in quota Elliott sei mesi fa, al momento è ancora commissario straordinario di Alitalia e dovrebbe rinunciare all'incarico per diventare il nuovo ad dell'azienda.

Chiunque sarà il nuovo capo azienda dovrà sciogliere i nodi che riguardano lo scorporo della rete e l'eventuale fusione con Open Fiber per la fibra ultraveloce. Genish aveva aperto alla creazione di una società delle rete con, ma a condizione che Telecom Italia potesse mantenere senza ambiguità il controllo dell'infrastruttura. Se i francesi di Vivendi hanno su questo lo stesso approccio prudente dell'a.d. sfiduciato, gli avversari statunitensi in consiglio vedrebbero più di buon occhio una netta separazione dalla rete per abbattere il debito di Tim e accelerare verso la public company. La stessa intenzione del governo, che segue con attenzione il dossier Tim, reduce da un anno davvero travagliato. Dopo le baruffe continue tra francesi e fondo Usa, è arrivato l'addio di Genish tra accuse incrociate e la maxi-svalutazione da 2 miliardi di euro sugli avviamenti dell'unità domestica. I mercati non aspettano - giovedì il titolo ha perso lo 0,88% - serve subito una guida per riportare finalmente un po' di calma in Corso d'Italia.
 

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