Tesoro, a rischio i conti pubblici: possibili perdite per 8 miliardi

Milano, 26 giu. (LaPresse) - Questa mattina 'la Repubblica' e il 'Financial Times' annunciano di aver potuto leggere un report riservato del ministero del Tesoro secondo cui l'Italia riuscì ad entrare nell'euro solo grazie alla stipula di 8 contratti derivati per complessivi 31,7 miliardi di euro che servirono a mettere a posto i nostri conti e consentirono al nostro Paese di rispettare i paramenti di Maastricht. Il problema è che ora, quei derivati starebbero presentando un conto salatissimo, avendo generato una perdita stimata di otre 8 miliardi.

Il report è noto da tempo anche alla Corte dei conti, stando a quanto riportano i due quotidiani, e non indica quali siano le banche coinvolte nel maxi finanziamento, né in quale percentuale vi abbiano preso parte, ma potrebbero essere più di venti in tutto. Il Ft fa notare l'anomalia di quello che all'epoca fu disegnato come un miracolo: il nostro rapporto defict/Pil infatti scese dal 1995 al 1998 dal 7,7% al 2,7%, centrando il paletto più insidioso delle regole di Maastricht, nonostante la spesa pubblica si fosse ridotta poco e al contempo la tassazione non fosse aumentata. Pesante il coinvolgimento di Mario Draghi, dal 1991 al 2001 direttore generale del ministero del Tesoro e che nel 2002 passò alla banca americana Goldman Sachs, ma ieri l'attuale capo della Bce non ha voluto commentare la notizia.

A seguito di un'interrogazione parlamentare, ricordano i due quotidiani, è emerso come l'Italia avrebbe in pancia ben 160 miliardi di contratti derivati a copertura del proprio debito, si tratta del 10% del totale. L'unica banca ad aver interrotto in anticipo questo tipo di contratti, Morgan Stanley, lo fece su un derivato del 1994 da 2,57 miliardi all'inizio del 2012. Secondo alcune fonti, in quel momento tutti questi derivati avrebbero generato perdite per 31 miliardi. Giulio Tremonti, ex ministro del Tesoro, secondo il Ft, avrebbe spiegato come l'Unione Europea fosse al corrente della ristrutturazione del nostro debito per entrare nell'euro. Anche la Grecia utilizzò questi sistemi per entrare nell'euro, e nel 2009 tali irregolarità portarono alla crisi di Atene i cui effetti si dipanano tuttora.

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