Sud, Svimez: Pil -2,5% nel 2013, manovre bruciano l'1,5%

Roma, 26 lug. (LaPresse) - Nel 2013 il Pil italiano dovrebbe far registrare una contrazione dell'1,9%, quale risultato tra il -1,7% del Centro-Nord e il -2,5% del Sud. Mentre nel 2014 si prevede un timido segno positivo. E' quanto emerge dal rapporto Svimez 2013, secondo cui nel Mezzogiorno entro il 2065 spariranno due milioni di under 44, tra denatalità, disoccupazione e nuove emigrazioni. Il rapporto parla di vera e propria "desertificazione". Svimez prevede, dal 2012 al 2065, un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro-Nord. In altri termini, la popolazione del Mezzogiorno sul totale nazionale crollerà dall'attuale 34% al 27,3%, da circa un terzo a circa un quarto. Di questi, il 53%, oltre 2 milioni, ha meno di 44 anni. "Ciò significa - si legge nel rapporto - che in assenza di misure specifiche rivolte all'incremento demografico il Mezzogiorno dei prossimi decenni sarà fortemente decimato nella sua componente più vitale, prolifica e produttiva".

"MANOVRE COLPISCONO IL SUD" Inoltre Svimez sottolinea che le manovre dal 2010 ad oggi, nei loro effetti diretti e indiretti, tolgono nel solo 2013 l'1,5% del Pil al Sud e lo 0,9% al Centro-Nord. Secondo le stime dell'istituto per il triennio 2012- 2014 il peso sul Pil sarebbe del 6,5% a livello nazionale, ma assai differente a livello territoriale: 5,9% nelle regioni centro settentrionali e addirittura dell'8,8% in quelle meridionali. Gran parte di questa differenza è dovuta ai tagli alle spese operati dai Governi, il cui peso ha inciso per il 2,9% al Centro-Nord e per ben il 5,7% al Sud.

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