Standard&Poor's conferma il rating dell'Italia (BBB) ma l'outlook è negativo

Secondo l'agenzia "ci sono rischi per la crescita dell'economia che derivano dal piano di bilancio". E per il 2019 il deficit sarà al 2,7%, non al 2,4

Non è certo una buona notizia l'abbassamento dell'outlook da parte di Standard & Poor's, che ha portato la prospettiva per l'Italia da "stabile" a "negativa". Non lo è in assoluto e non lo è per come viene motivata dall'agenzia di rating, che evidenzia in una nota le proprie preoccupazioni rispetto al fatto che la manovra di bilancio possa indebolire la crescita e soffocare la ripresa del settore privato. Eppure, la decisione di mantenere invariato il giudizio sul debito sovrano dell'Italia al livello "BBB" non può che far tirare un sospiro di sollievo. Il temuto livello "junk", quello per cui i titoli di Stato diventano "spazzatura", complicando anche la situazione dal punto di vista delle possibilità di intervento della Banca centrale europea in caso di bisogno, rimane infatti a due gradini di distanza. Un aspetto che non dovrebbe passare inosservato agli occhi dei mercati, così come non era passata inosservata una settimana fa la decisione di Moody's - che invece ha proceduto con un downgrade - di indicare un outlook "stabile", non forzando in questo senso la mano nella direzione di un imminente nuovo taglio. La prova dei fatti, ad ogni modo, è rimandata a lunedì e ai nuovi aggiornamenti in tema di spread. Il differenziale tra Btp e Bund che oggi ha vissuto una giornata interlocutoria, disegnando una curva fino a 318,5 punti, per poi tornare sui livelli di partenza, sotto quota 310, con il rendimento del decennale italiano al 3,4% sul mercato secondario. Solo la riapertura della Borsa, appunto, ci dirà se l'attesa si scioglierà in sollievo o timore.

Per ora, a esprimere soddisfazione è il vicepremier Luigi Di Maio, che a caldo evoca su Twitter una "brutta sorpresa" per chi aspettava la valutazione di questa sera con l'intenzione di "continuare a remare contro il governo". Se è vero, come sottolinea l'esponente pentastellato nello stesso cinguettio, che le agenzie di rating "non misurano il benessere dei cittadini", va comunque osservato come il giudizio sulla prossima manovra di bilancio che accompagna la revisione dell'outlook sia tutt'altro che lusinghiero. Oltre a non mostrarsi allineata con le previsioni di governo in tema di deficit e prodotto interno lordo, stimando che il primo si attesterà al 2,7% del Pil nel 2019 rispetto al 2,4% messo nel mirino dall'esecutivo e che il secondo crescerà nello stesso anno dell'1,1% contro l'1,5% inserito nella nota di aggiornamento al Def, Standard & Poor's parla infatti di "rischi per la crescita" legati al piano di bilancio. "L'outlook negativo riflette il rischio che la decisione del governo di aumentare ulteriormente i prestiti pubblici, oltre ad esacerbare la già debole posizione di bilancio dell'Italia, soffochi l'incipiente recupero del settore privato", mette nero su bianco l'agenzia, segnalando il pericolo che si vada a ridurre la capacità delle banche - il più grande singolo creditore del governo - di finanziare l'economia nazionale. Un taglio del rating potrebbe allora arrivare entro i prossimi 24 mesi se Pil e debito mostreranno cifre peggiori di quelle pronosticate, ma anche se le condizioni finanziarie esterne dell'economia mostrassero un marcato deterioramento a causa del persistere delle incertezze politiche.

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