Squinzi tende ai sindacati: alleiamoci perché il Governo vuole eliminarci

Di Jan Pellissier

Milano, 8 lug. (LaPresse) - Tabula rasa dei corpi intermedi: sindacati e associazioni datoriali in primis. Obiettivo: arrivare alla gestione esclusiva del tema del lavoro. Questo il piano segreto del Governo, che il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha oggi reso pubblico, lanciando al contempo un appello ai sindacati perché si modernizzino e siano in grado di fare la loro parte in questa battaglia. "Il Governo ha preso di mira sindacati e Confindustria, sono corpi intermedi da eliminare" ha tuonato Squinzi, aprendo di fatto un 'gabinetto di guerra'. "Vogliamo fare con i sindacati un discorso serio, per evitare un intervento del Governo che sarebbe drammatico, perché significherebbe la fine del sindacato", unico o no che sia.

Questo perché "in Italia ormai è un sindacato fatto di pensionati e categorie protette. Nella mia azienda raccoglie solo il 14% di tessere vere". Un vecchio arnese, sembra per Squinzi il sindacato, con cui però ora serve siglare una 'santa alleanza' per fronteggiare le mire 'espansionistiche' dell'esecutivo ed avere una 'via' che porti ad ripresa "non più da prefisso telefonico, con crescite del Pil da +0,1%" come ama dire Squinzi.

"Nei prossimi giorni avrò un incontro con i segretari nazionali dei sindacati, li metterò spalle al muro, così non si può andare avanti" ha spiegato. Un confronto che si annuncia aspro e che non potrà che partire dall'autoriforma che Confindustria ha portato avanti negli anni di presidenza di 'Mr Mapei'. Si tratta della cosiddetta 'riforma Pesenti', che ha democratizzato il processo elettivo e decisionale di viale dell'Astronomia. Risultato: allargamento della rappresentanza, ma senza però cedere un centimetro alle invasioni dei partiti.

"Non serve una Confindustria politica" ha ribadito Squinzi oggi parlando all'assemblea Ucimu a Milano. Un processo di riforma simile lo devono avviare i sindacati, altrimenti lasciano un vuoto, dove il Governo può inserirsi senza colpo ferire. "Serve mettere ordine nelle regole della contrattazione e accompagnare la stagione dei rinnovi che è ormai alle porte. Occorre preservare la centralità del contratto nazionale per avere un sistema di relazioni ordinato, ma al contempo il contratto nazionale deve favorire le condizioni perché la contrattazione di secondo livello sia virtuosa" ha spiegato Squinzi.

Un concetto che Squinzi ripete dall'assemblea di Confindustria svoltasi all'Expo, così come le priorità da cui partire: "I nodi da affrontare sul piano contrattuale sono chiari: la produttività, la redditività e, di conseguenza, la competitività" spiega. Tutto ciò sarà possibile "con una normativa contributiva e fiscale di accompagno, che premi in misura strutturale le erogazioni retributive a livello aziendale che abbiano le caratteristiche prima delineate.

Se crediamo nelle regole dobbiamo essere conseguenti" ha spiegato Squinzi, mettendo quindi in risalto il ruolo ineludibile dell'esecutivo in questa trasformazione. Renzi e i suoi ministri però non devono avere mano libera. Da un alto quindi ci sarà Confindustria, dall'altro serve la 'pressione' del sindacato. Purché essa sia diversa dal passato, più democratica ed inclusiva, mettendo questa battaglia in cima alla lista, invece degli aspetti secondari. Specie ora, che "forse un poco di miglioramento complessivo c'è" dice Squinzi, ma la ripresa "è meno effervescente e pimpante di quello che ci aspettavamo". Un vasto piano di contenimento del Governo quindi, quello tratteggiato da Squinzi, che con Renzi dialoga, "aldilà dell'aspetto mediatico, come la sua assenza alla nostra assemblea annuale: abbiamo un colloquio continuo, e confrontiamo le nostre visioni".

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