Spread balla ancora. Tria: "Deficit possibile". Ma Mef puntualizza
Il differenziale si infiamma fino a oltre 250 punti base, chiudendo poi in leggero raffreddamento a 244

Ancora tensione sullo spread. Nel giorno della fiducia dalla Camera del nuovo premier, Giuseppe Conte, il differenziale si infiamma fino a oltre 250 punti base, chiudendo poi in leggero raffreddamento a 244 punti. Il decennale italiano paga sul mercato secondario un rendimento del 2,9%. L'agenzia finanziaria Bloomberg ha spiegato ieri che i mercati hanno interpretato il discorso di Conte al Senato come "potenzialmente negativo" per i mercati, che temono politiche "radicali" che mettano a rischio la tenuta dei conti pubblici. E oggi spunta uno studio accedemico del nuovo ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che sostiene che il debito pubblico può essere sostenibile anche con investimenti in deficit. Anche se fonti del Mef precisano che lo studio non esprime la "posizione politica" del ministro.

Tria, nell'analisi per una rivista internazionale scritta a quattro mani con l'economista Pasquale Lucio Scandizzo, afferma che "un vasto programma di investimenti pubblici infrastrutturali potrebbe essere attuato e finanziato in deficit senza creare un problema di sostenibilità dei debiti pubblici attraverso un finanziamento monetario palesemente condizionato a livello europeo". Nel documento, pubbicato in anteprima da 'Formiche.net', il nuovo inquilino di via XX Settembre è convinto che "anche un temporaneo aumento del deficit" destinato a far partire programmi di infrastrutture "dovrebbe essere considerato accettabile".

Nell'articolo si sostiene ancora che l'effetto positivo degli investimenti "è particolarmente forte nel caso degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nell'istruzione perché queste aumentano lo stock di capitale umano e fisico e quindi la capacità produttiva aggregata con effetti virtuosi sulla crescita di lungo termine". Bisognerà comunque aspettare di vedere Tria all'opera. Con la Bce che potrebbe iniziare già dalla prossima settimana a discutere un'uscita dal quantitative easing a fine dell'anno, le tensioni sui titoli di Stato italiano potebbero continuare e crescere, in caso di segnali di una politica troppo espansiva sui conti pubblici.

Secondo fonti del Tesoro si tratta di "un articolo di carattere accademico elaborato nelle settimane scorse nell'ambito di una riflessione scientifica sul ruolo degli investimenti". Una smentita necessaria vista la diffidenza dei mercati per le misure contenute nel contratto di governo. "Alcuni speravano in un discorso di Conte in Senato più equilibrato, ma poiché ha detto che il programma del governo si baserà sull'accordo di coalizione, alcuni hanno tradotto con una spesa pubblica maggiore dietro l'angolo", ha detto ieri a Bloomberg Christoph Kutt, responsabile della strategia sui tassi di interesse di Dz Bank. Sul tema inteviene oggi anche l'amministratore delegato di Ubi, Victor Massiah, che come banchiere subisce in Borsa le pressioni al ribasso che stanno colpendo gli istituti di credito del Belpaese. A chi gli chiede, a margine del congresso Uilca a Milano, se c'è preoccupazione per il recente andamento del differenziale, Massiah risponde: "Questo è ovvio, però abbiamo visto tante situazioni di spread su e giù e siamo sopravvissuti a tutte. Sopravviveremo anche a questa".

Piazza Affari chiude comunque in moderato rialzo, con il listino principale Ftse Mib che guadagna lo 0,26%. Preso tra le indiscrezioni su una prossima chiusura dei rubinetti della Bce e la situazione politica italiana, l'euro si rafforza leggermente avvicinandosi a quota 1,78 dollari.

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