Spread sopra i 300, così costerebbe 7 miliardi in due anni

Il vicepremier Matteo Salvini: "Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread"

La pressione sullo spread tra Btp e Bund non accenna a diminuire e, anzi, si fa ancora più forte, col differenziale tra i due decennali che chiude la seduta sopra a quota 300 punti base. A impennarsi è anche il rendimento del titolo italiano, che sul mercato secondario arriva al 3,44%. Movimenti che, come si è più volte osservato nelle ultime settimane, hanno riflessi sulle performance delle banche tricolori sul mercato azionario. E infatti a Piazza Affari il comparto si presenta ancora una volta in difficoltà, con Ubi Banca in calo del 2,06% a 3,23 euro e Banco Bpm in arretramento dell'1,99% per citare due dei ribassi più evidenti.

A calcolare quanto costerebbe allo Stato uno spread che rimanesse su questi livelli, è intanto l'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica diretto da Carlo Cottarelli. La stima, supponendo un differenziale fermo a quota 300, è di 935 milioni di costo aggiuntivo per il 2018 e 6,2 miliardi per il 2019, ha ricordato via Twitter lo stesso ex commissario per la revisione della spesa. Lo spread, come prevedibile, si prende così il centro della scena nel dibattito politico, con le opposizioni che accusano l'esecutivo di danneggiare il Paese.

"Chi fa il tifo per lo spread a 300 è un masochista anti-italiano. Ma anche chi causa l'aumento dello spread a 300 è un masochista anti-italiano", twitta l'ex segretario del Pd, Matteo Renzi. Mentre per Forza Italia a farsi sentire è Renato Brunetta, che punta il dito verso il rendimento del decennale. "Gli analisti ritengono che, nel caso la soglia del 3,45% venisse superata, il rendimento potrebbe salire velocemente fino al 4%", osserva il deputato azzurro, segnalando che "la crisi del debito italiano rischia di trasformarsi presto anche in una crisi di liquidità, secondo un classico schema ormai sperimentato più volte nei paesi in crisi debitoria".

Dal canto suo, con l'obiettivo di attaccare il governo e l'economia italiane? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell'Italia". E proprio in tema europeo si segnala oggi il monito di Moody's, che pur non citando l'Italia suona un allarme legato proprio al debito pubblico. "I livelli elevati ed in crescita del debito pubblico lasceranno numerosi Paesi europei esposti alla prossima recessione e all'effetto dei costi associati all'invecchiamento della popolazione", scrive l'agenzia di rating in un rapporto pubblicato oggi, nel quale si segnala come l'Europa non sia preparata ad affrontare un altro forte rallentamento che metta alla prova il sistema finanziario.
 

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