Conti sballati, copie gonfiate. Così il Sole 24 Ore manipolava il mercato

La relazione della Consob sulle attività dei manager e del direttore. Nel mirino il direttore Roberto Napolitano e l'ad Donatella Treu

Conti gonfiati, pratiche commerciali scorrette, la sistematica alterazione dei dati di diffusione del quotidiano già a partire dal 2013. In una relazione di 56 pagine, la Consob traccia il quadro della manipolazone del mercato contestata agli ex vertici del gruppo Sole 24 Ore, tra cui l'ex amministratore delegato Donatella Treu, l'ex direttore responsabile del quotidiano Roberto Napoletano, l'ex responsabile marketing Anna Matteo, l'ex direttore area vendite Alberto Biella, l'ex direttore finanziario Massimo Arioli.

L'autorità di vigilanza mette nero su bianco le dirette responsabilità della direzione del quotidiano, con testimonianze che indicano Roberto Napoletano come "l'ideatore e il regista" delle falsificazioni. Ma per la Consob tutti i vertici "condividevano e perseguivano l'obiettivo di incrementare nel breve periodo i dati di diffusione" e vi partecipavano "in modo diretto e attivo".

L'ispezione dell'Autorità di vigilanza, avviata il 18 ottobre 2016 e conclusa il 12 giugno 2017, ha portato a galla le pratiche attuate per gonfiare i dati sulla diffusione del quotidiano. Le prove del coinvolgimento diretto dei vertici emergono dagli scambi di email, acquisiti nel corso dell'ispezione, tra Donato Terranegra (direct sales e custumer manager da ottobre 2015) e Sebastiano Renna (responsabile diffusione e logistica). Due dirigenti con un ruolo operativo nell'implementazione delle attività di co-marketing. Dalle mail emerge che le decisioni "in merito agli strumenti per implementare la strategia di diffusione" erano assunte dall'a.d. Antonella Treu e dal direttore Roberto Napoletano.

Nel corso delle audizioni svolte dalla Consob, Valentina Montanari, responsabile dei controlli, aveva definito Napoletano "l'ideatore e il regista" della strategia. Alberto Ferrari, responsabile dell'amministrazione, ha dichiarato: "Napoletano faceva pressioni sulla struttura della diffusione del marketing affinché il numero delle copie aumentasse". Centrale, secondo i testimoni ascoltati, anche il ruolo di Anna Matteo, che secondo Ferrari era "la lunga mano" del direttore e per Montanari "la mente intelligente" mentre "gli altri erano esecutori".

I dati venivano gonfiati attraverso diverse strategie: da un lato l'attività di co-marketing di copie cartacee e digitali, tramite intermediari. Copie che poi non venivano distribuite ai clienti finali. Tra i partner finiti nel mirino della Consob, ci sono Edifreepress e il gruppo Johnsons, ma soprattutto la società Di Source, considerata un contenitore di utenti digitali fasulli. Nata un mese prima dell'inizio del contratto con il Sole 24 Ore, la società con base a Londra, stando alle indagini, forniva un database alimentato "da nominativi di utenti fittizi e da pochi utenti realmente esistiti", cui era stata rivolta l'offerta dell'abbonamento digitale, ma che non lo avevano mai effettivamente attivato. Citato anche l'Osservatorio permanente giovani editori (Opge). All'ente no profit che si occupa del progetto del quotidiano in classe venivano forniti dati sbagliati, abbonamenti digitali non attivati nel 93% dei casi. Rispetto all'Opge, la Consob stessa ha riconosciuto la correttezza dei comportamenti e l'estraneità dei vertici alla vicenda.

Un altro metodo era la vendita di copie a clienti già abbonati alle banche dati senza il loro consenso, ma anche la vendita di copie multiple digitali in misura superiore alle richieste. La conseguenza di tutto questo era l'inserimento di dati basati su stime ed errori nei moduli per le dichiarazioni Ads. Cifre truccate che poi, rileva la Consob, ogni mese erano commentate in articoli e comunicati stampa, dando ampio risalto agli ottimi risultati rispetto ai competitor. Numeri alterati che, infine, venivano riportati anche nelle relazioni finanziarie dirette al mercato. Con effetti distorsivi che hanno ingannato investitori, acquirenti di spazi pubblicitari e analisti finanziari, tutti convinti che il gruppo stesse ottenendo performance molto al di sopra di quelle reali, e con un danno gravissimo per le casse del quotidiano di Confindustria

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