Direttiva Ue sul copyright, Silvia Costa (Pd): “Regolamentato il Far West del diritto d'autore. Salvaguardati cittadini e piccole imprese”

La parlamentare democratica respinge le accuse di limitazione delle libertà: "Gli Stati dovranno promuovere accordi tra editori e piattaforme che diventano responsabili dei contenuti che pubblicano. Per i naviganti non cambierà nulla". "Non ho capito il comportamento di Wikipedia"

"Capisco che i grandi player della rete abbiano fatto la loro battaglia contro la direttiva per difendere i loro interessi economici. Ma non ho capito il comportamento di soggetti come Wikipedia che hanno fatto una guerra spietata anche quando sapevano benissimo che la direttiva non li riguarda e li salvaguardia. E mi sono detta: ci sarebbero da approfondire i rapporti tra Google e Wikipedia". Silvia Costa, parlamentare europea del Pd (Gruppo S&D) si è impegnata duramente in questi mesi sulla questione della direttiva sul Copyright  (2016/0280) approvata mercoledì 12 settembre dal Parlamento di Strasburgo con 438 sì, 226 no e 36 astenuti. La direttiva regola i rapporti tra grandi piattaforme e editori e attribuisce alle piattaforme la responsabilità sulla tutela dei diritti d’autore anche sui contenuti scaricati dagli utenti. Adesso dovrà passare attraverso la trattativa tra le istituzioni comunitarie e i singoli stati. Poi dovrà essere applicata ovunque e ogni Stato, autonomamente, dovrà derivarne dei provvedimenti di legge. 

On Costa, ha parlato di "guerra spietata". Che cosa è successo, davvero?
"Ogni parlamentare europeo ha ricevuto migliaia di mail che invitavano a votare contro la direttiva. A me ne sono arrivate anche più di mille in una sola notte. Molte avevano toni gentili o normali. Altre erano quasi minacciose. E i grandi player, senza quasi mai apparire in prima persona, hanno orchestrato una campagna di notizie anche false stravolgendo completamente i reali contenuti della direttiva. Wikipedia, con il suo comportamento, che è arrivato all'autoscuramento, ha fatto il resto. Ecco, da Wikipedia non me lo sarei aspettato. E' come se i grandi player (motori di ricerca e social) mondiali avessero deciso di mandare avanti la faccia pulita della “libera enciclopedia” in una battaglia che, dal loro punto di vista, aveva solo contenuti economici. E, comunque, glielo posso assicurare per esperienza diretta e personale, non è stata una corsa alla pari. La potenza di fuoco dei grandi player era imparagonabilmente più grande di quella degli editori. Semmai, può darsi che, alla fine, sia stata controproducente. La pressione credo abbia infastidito e portato a riflettere molti parlamentari europei che erano incerti".

Lo scorso 5 luglio, la stessa direttiva era stata bocciata con 318 no, 278 sì e 31 astenuti. Cosa è accaduto in questi due mesi?
"Credo che tutti, dentro e fuori il Parlamento, si siano resi conto che questa era l'ultima occasione rimasta per regolamentare la materia. Prima era una jungla, un Far West. Gli editori europei, che fino a luglio erano stati piuttosto tiepidi, si sono svegliati e si sono dati da fare. Si sono mossi i giornalisti, gli intellettuali, i produttori di cultura e hanno detto che per fare della buona informazione ci vogliono investimenti e che senza soldi la buona informazione non è sostenibile e che il diritto d'autore è un bene che non si può più regalare. Questa direttiva, poi, è molto importante perché rappresenta un altro passo avanti sulla strategia digitale europea: dopo il regolamento sulla protezione dei dati in vigore dalla fine di maggio e dopo questa sul copyright, ne arriverà un’altra a ottobre sui servizi media e audiovisivi. Insomma, l’Europa si sta dotando di buone regole sui diritti e doveri nella Rete”

Member of European Parliament Axel Voss reacts after the vote on copyright in the Digital Single Market during a voting session during a plenary session at the European Parliament on September 12, 2018 in Strasbourg, eastern France. (Photo by FREDERICK FLORIN / AFP)

Ci si aspettava un voto più incerto. Invece, alla fine, hanno stravinto i sì. Cosa è successo?
"Tutti ci siamo impegnati a fondo per spiegare e approfondire. Ci sono stati molti miglioramenti del testo che hanno recepito diverse questioni e chiarito alcuni dubbi. Il gruppo dei socialisti e democratici, ad esempio, era spaccato come altri partiti. Ne abbiamo parlato a lungo e la vicepresidente, la portoghese Maria Joao Rodrigues, è stata molto brava. Ha detto: 'Votate come volete sugli emendamenti agli articoli 11 e 13, ma alla fine, il gruppo deve essere compatto sull'intero provvedimento. Non si può perdere questa battaglia: il Parlamento deve fare un passo avanti importante su una materia strategica come questa'. E così è stato"

E' stato detto che la direttiva finirà per limitare la libertà delle persone di scaricare e condividere materiali presi dai giornali online e che questo potrebbe trasformarsi in forme di censura.
"Secondo me i comportamenti leciti e le libertà dei cittadini non vengono minimamente limitati o toccati dal documento approvato. La direttiva invita gli stati membri dell'Unione a promuovere trattative tra editori e grandi piattaforme social e grandi motori di ricerca. Queste trattative possono concludersi in due modi: o si mettono d'accordo e gli editori ricevono una royalty complessiva basata sui parametri che decideranno nei negoziati e per i lettori non cambia niente, o non si mettono d'accordo e l'editore chiede alla piattaforma di non veicolare in alcun modo i suoi contenuti, neppure attraverso le "anteprime" che linkano ai pezzi dei giornali online. A quel punto, i motori di ricerca sono a posto: non mettono più collegamenti agli articoli di quell'editore e nessuno ne risente. Il lettore semplicemente, non li troverà più. Già adesso un lettore non può leggere un pezzo "premium" per cui l'editore chiede un pagamento, non può guardare un film su Netflix se non è abbonato, non può guardare una partita senza pagare Sky o Dazn nè scaricare una musica da Spotify senza versare qualche corrispettivo".

Ma sui social, il cittadino non potrà più condividere i pezzi presi da un giornale che non ha fatto l'accordo con la piattaforma. E come fa la piattaforma social a controllare?
"Prima di tutto, è più probabile che si arrivi a degli accordi perché converrebbe a tutti. I margini delle piattaforme, oggi, sono enormi e non avrebbero difficoltà e remunerare gli editori. Già oggi, comunque, Youtube ha sviluppato le tecnologie per controllare il copyright dei video. Non sono abbastanza precise? Può darsi, ma sono certamente migliorabili e sviluppabili. E comunque, l'obiettivo, non sono i singoli cittadini che già oggi scaricano quello che è libero e non dovrebbero scaricare quello che è coperto da diritti. Anche sulla musica, tutti scaricavano come volevano, poi tutti si sono adeguati alle regolamentazioni e Spotify funziona. Però, Spotify, con 150 milioni di users dà un miliardo e mezzo in royalties ai produttori di musica, YouTube, con quasi un miliardo di utilizzatori, paga appena 400 milioni. Equilibrare queste cifre è il primo obiettivo che ci siamo posti".

Macedonian Prime Minister Zoran Zaev delivers a speech during a plenary session at the European Parliament on September 13, 2018 in Strasbourg, eastern France. (Photo by FREDERICK FLORIN / AFP)

E' stato detto che ci andranno di mezzo i piccoli le istituzioni culturali, le piattaforme Wiki e le start up....
"La direttiva esclude esplicitamente Wikipedia e tutte le istituzioni culturali, educative (scuole, università, musei ecc.) e anche le imprese piccole e piccolissime utilizzando un incrocio di parametri economici (fatturato) e di numero di dipendenti (meno di 250). Il problema si è posto ed è stato affrontato. La direttiva, questo è chiarissimo, riguarda solo che fa margini economici importanti distribuendo notizie e altri prodotti coperti da diritto d'autore senza dare un corrispettivo a chi li produce. La domanda è semplice: "Signor Google le fa dei soldi con le anteprime collegate agli articoli prodotti dai giornalisti pagati dagli editori? Se sì, sarebbe giusto che desse una parte dei suoi utili agli editori". E l'altra domanda è: "Avrebbe gli stessi utili se non potesse prendere le notizie già fatte da giornalisti e editori e dovesse pagare le redazioni?". La direttiva, all'art. 2, parla esplicitamente di soggetti che immagazzinano, organizzano e distribuiscono materiali editoriali prodotti da altri ricavandone degli incom". E in questo senso le grandi piattaforme diventano responsabili del rispetto del diritto d’autore sui contenuti caricati anche dagli utenti

Si è parlato del fatto che la direttiva impedirebbe anche di scattare fotografie turistiche a monumenti coperti da copyright. Che verrebbe negato il “diritto di panorama”.
"Anche questo non è vero. I turisti potranno continuare a scattare tutte le foto che vogliono salvo le questioni di sicurezza già oggi esistenti. I limiti sono ad altri livelli, ma ci sono già. Quando Della Valle ha sponsorizzato il restauro del Colosseo, è stato fatto un accordo che non avrebbe potuto utilizzare immagini del monumento per farsi pubblicità. Ma qui, la questione è diversa. Il turista può scattare tutte le foto che vuole e metterle sulla sua pagina Fb. Non potrà (ma non può neanche adesso) utilizzarle per una pubblicità".

Adesso che tempi ci sono?
"La direttiva deve essere sottoposta alla negoziazione tra Ue e singoli Paesi. Poi dovrà essere recepita. Ci vorrà un anno, più o meno. Nel frattempo, qualche risultato utile c'è già stato. Lunedì, insieme ad altri parlamentari Ue, partirò per la Sylicon Valley dove incontreremo i rappresentanti di tutte le grandi piattaforme. Hanno perso la battaglia e, adesso, giustamente, vogliono confrontarsi su come avviare le trattative. Che finiscano per fare come in Spagna quando Google decise di andarsene proprio su questioni come queste? Non credo, qui si tratta dell'Europa intera. Già non hanno la Cina, non penso  possano permettersi di perdere il Vecchio Continente. Credo che finiranno per adeguarsi".

Insomma, se un cittadino, putacaso, volesse scaricarsi questa intervista uscita su LaPresse, fra un paio d'anni potrebbe farlo?
"Penso proprio di sì. Sempre che ci sia un accordo "sovrastante" tra il suo editore e Google e/o Facebook. Il lettore, a quel punto non se ne accorgerà nemmeno". 

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