SCHEDA Montezemolo lascia, dalla Ferrari di Lauda a quella 'americana'

Torino, 10 set. (LaPresse) - Dopo ventitrè anni il prossimo 13 ottobre si chiude l'epoca di Luca Cordero di Montezemolo in Ferrari. Il manager bolognese, classe 1947, è presidente del Cavallino rampante dal 1991 e ha cumulato la carica di amministratore delegato fino al settembre del 2006. In realtà Montezemolo, laureato in giurisprudenza a Roma e pilota di rally a cavallo tra i '60 e i '70, entra in Ferrari nel 1973 come assistente di Enzo Ferrari e responsabile della squadra corse. Portano già la sua firma i campionati piloti vinti da Niki Lauda nel 1975 e nel 1977. Poi lascia la casa di Maranello per Fiat e dopo oltre un decennio torna da presidente, facendo mettere in bacheca al Cavallino rampante 118 Gran Premi e 14 titoli mondiali, di cui 8 costruttori.

Il suo rapporto con la famiglia Agnelli è strettissimo, in particolare con Gianni e Umberto. Quest'ultimo lo vuole alla presidenza della Fiat nel 2004, anno in cui come a.d. subentra Sergio Marchionne, insieme al quale lavora al salvataggio di un Lingotto sommerso dai debiti e a un passo dal fallimento. Resterà alla testa della Fiat fino all'aprile del 2010, quando al suo posto andrà John Elkann. Ma Montezemolo è anche un personaggio di primo piano del capitalismo italiano, come dimostrano il suo periodo alla presidenza di Confindustria, dal maggio del 2004 al marzo del 2008, e le numerose cariche occupate nelle più grandi società italiane ed estere. Voci insistenti lo danno ora come presidente della nuova Alitalia targata Etihad, anche per il suo buon rapporto con gli Emiri che avrebbe facilitato l'ingresso della compagnia araba nel capitale del gruppo italiano. Ma la Ferrari resta nel cuore del manager bolognese. "Le ho dedicato tutto il mio impegno ed entusiasmo - ha dichiarato alla notizia delle dimissioni da presidente - e insieme alla mia famiglia ha rappresentato e rappresenta la cosa più importante della mia vita".

Tra i vari incarichi ad oggi ricoperti, Montezemolo è vicepresidente di Unicredit dal 2012 e nei cda del gruppo Pinault, Indesit, Campari, Frau, La Stampa e Tod's. Proprio con il patron marchigiano del gruppo delle calzature, Diego Della Valle, il presidente uscente di Ferrari ha condiviso l'investimento nel concorrente di Trenitalia, Ntv, che ha presieduto e di cui è ancora azionista al 33,5% attraverso la holding Mdp con lo stesso Della Valle. L'amicizia con l'imprenditore di Sant'Elpidio a Mare, con cui ha investito anche in Frau, Cassina e Ballantyne, potrebbe non aver aiutato il rapporto con John Elkann, che rappresenta la nuova generazione degli Agnelli e che, in scia alla vicenda del controllo di Rcs, è stato al centro di un lungo confronto con Della Valle senza esclusione di colpi. Tuttavia Marchionne, dal Workshop di Cernobbio, dicendo su Montezemolo che "nessuno è indispensabile" ha criticato la gestione sportiva di Ferrari. L'a.d. ha spiegato che il Cavallino non vince un titolo dal 2008 nonostante "i migliori piloti, box di una qualità eccezionale, ingegneri che sono veramente bravi".

Altro discorso per i risultati economici, merito che lo stesso manager italo-canadese ha riconosciuto a Montezemolo. La controllata di Fiat ha chiuso il 2013 con utile netto e fatturato record, pari rispettivamente a 246 milioni di euro e 2,3 miliardi, nonostante la strategia di limitare la produzione per mantenere l'esclusività del marchio. E dal cda sul semestre di Ferrari, previsto domani, pottrebbero uscire numeri ancora più importanti. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, l'avvicendamento alla presidenza con Marchionne potrebbe essere considerato più funzionale alla nuova italo-americana Fiat Chrysler Automobiles. "La verità è che ormai la Ferrari è americana", si è sfogato ieri Montezemolo.

Montezemolo non è solo un uomo legato all'economia. Il manager è stato vicepresidente onorario del Bologna calcio, presidente della Federazione Italiana Editori di Giornali e sempre sull'uscio della politica, senza mai entrarvi. Il suo nome è stato fatto più volte come possibile ministro. Anche nella fase di gestazione del governo Renzi per lui si è parlato dello Sviluppo economico o di un dicastero ad hoc per il 'Made in Italy'. Nel luglio del 2009, alla guida di una cordata di imprenditori, ha battezzato il think tank politico Italia Futura, di cui è stato presidente, con l'obiettivo di spronare la politica italiana. Il manifesto dell'associazione viene lanciato nell'ottobre 2012, quando l'Italia soffre ancora sotto la pressione dei mercati internazionali. Si intitola 'Verso la Terza Repubblica' ed è un documento che chiede ai politici una stagione di riforme di ispirazione liberale.

Nel 2013 l'associazione si schiera apertamente alle elezioni politiche con Mario Monti, candidando propri esponenti nella lista Scelta Civica. Ma non Montezemolo, che lascerà la presidenza della sua creatura nel maggio del 2013. Personaggio esuberante, il manager bolognese è anche stato al centro del costume italiano. In passato è stato per 18 anni il compagno di Edwige Fenech, l'attrice celebre per aver interpretato, tra la fine degli anni sessanta e gli anni ottanta, numerose commedie sexy e gialli all'italiana.

Dal 2000 Montezemolo è sposato con la poco mondana Ludovica Andreoni, da cui ha avuto tre figli. La lunga carriera ha portato al manager numerosi riconoscimenti, non solo in Italia. Dal 1988 è Cavaliere del lavoro e nel luglio del 2005 è stato insignito chevalier della Légion d'Honneur dall'allora presidente francese, Jacques Chirac. Il Financial Times l'ha citato per tre anni di fila, tra il 2003 e il 2005, tra i migliori 50 top manager al mondo e dal luglio del 2009 è presidente di Telethon, fondazione italiana che raccoglie fondi per la ricerca scientifica sulla distrofia muscolare. Montezemolo appartiene a un'antica famiglia piemontese per generazioni al servizio di Casa Savoia, della quale sono rappresentanti il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, vittima alle Fosse Ardeatine. Al prestigioso liceo Massimiliano Massimo di Roma è stato compagno di classe dell'attuale presidente della Bce, Mario Draghi. All'epoca, per il suo fisico ossuto, lo chiamavano "spigolo".

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