SCHEDA Fiat-Chrysler, nata Fca: le tappe della fusione dal 2009 a oggi

Torino, 1 ago. (LaPresse) - Con Fiat Chrysler Automobiles nasce il settimo produttore mondiale di auto. Lo scorso anno il gruppo Fiat, inclusa Chrysler, ha venduto 4,4 milioni di vetture. Nel 2008, prima dell'acquisizione di Auburn Hills, il Lingotto aveva consegnato in totale 2,1 milioni di auto e veicoli commerciali. Ed ora, con il piano di Fca presentato a inizio maggio dall'amministratore delegato, Sergio Marchionne, la casa automobilistica post-fusione punta a vendere 7 milioni di vetture al 2018. Il via libera arrivato dall'assemblea straordinaria dei soci, l'ultima di Fiat che si tiene a Torino, chiude 115 anni di storia della casa italiana con base nel capoluogo piemontese. Le prossime assemblee di Fca, società globale con sede in Olanda e domicilio fiscale nel Regno Unito, si terranno all'aeroporto di Amsterdam, Schipol. "Non apriamo un nuovo capitolo, ma cominciamo a scrivere un libro nuovo", ha detto Marchionne presentando il piano a Detroit nel corso di un investor day fiume di 11 ore, in cui ha annunciato circa 50 miliardi di investimenti al 2018. Dopo l'ok dei soci di oggi, il manager italo-canadese punta a quotare Fca a Wall Street ad ottobre. Ecco le tappe che in 5 anni hanno portato alla fusione.

GENNAIO 2009. Fiat annuncia l'accordo preliminare e non vincolante con Chrysler per rilevare il 35% della casa di Auburn Hills senza esborso in contanti. All'epoca Chrysler era detenuta per il 19,9% dalla tedesca Daimler e per l'80,1% dal fondo statunitense Cerberus, che aveva pagato la sua quota 7,4 miliardi di dollari.

APRILE 2009. Si aprono le trattative per la chiusura dell'affare. L'a.d. Fiat, Sergio Marchionne, incontra il vertici del sindacato statunitense Uaw e le banche creditrici di Chrysler. Il 25 e il 27 aprile Marchionne firma rispettivamente con i sindacati Caw e Uaw l'accordo per la riduzione del costo del lavoro. Sempre il 27 Daimler decide di uscire da Chrysler per cui nel 1998 aveva sborsato 36 miliardi di dollari. A fine mese il presidente Usa, Barack Obama, riferisce che Chrysler farà ricorso a "una bancarotta chirurgica, che durerà fra i 30 e i 60 giorni". Il 'Chapter 11' sarà finalizzato all'ingresso del Lingotto nel capitale. Per Marchionne si tratta di "un momento storico per l'industria italiana".

MAGGIO 2009. All'inizio di maggio Marchionne annuncia che diventerà ceo di Chrysler. Il 14 del mese arriva il via libera all'operazione Fiat da parte della Federal Trade Commission Usa. Tre fondi pensione dell'Indiana chiedono di bloccare la vendita di Auburn Hills, ma vengono stoppati dal giudice il 27 maggio.

GIUGNO-LUGLIO 2009. Il giudice fallimentare che gestisce la bancarotta di Chrysler conferma la vendita il 1 giugno. I fondi dell'Indiana fanno ricorso alla Corte suprema Usa, che il 10 dà anche il suo via libera all'operazione. Marchionne diventa ceo di Chrysler, a Robert Kidder va la presidenza. Fiat detiene ufficialmente il 20% di Auburn Hills. In 24 luglio anche la Commissione Ue autorizza l'accordo.

NOVEMBRE-DICEMBRE 2009. Il primo piano industriale di Auburn Hills firmato Marchionne vede la luce il 4 novembre e prevede il lancio di 16 nuovi modelli di auto. A fine anno l'a.d. annuncia che Fiat produrrà motori in Usa dal quarto trimestre 2010.

APRILE 2010. Il 21 aprile i conti di Chrylser tornano in nero: nel primo trimestre Auburn Hills registra un utile operativo di 143 milioni di dollari e un cash flow positivo per quasi 1,5 miliardi. Marchionne annuncia il lancio della nuova Jeep Grand Cherokee, la prima vettura dell'era Fiat.

SETTEMBRE 2010. L'assemblea straordinaria di Fiat approva il 15 settembre lo scorporo delle attività dei veicoli industriali e dei macchinari agricoli, costituendo la nuova società Fiat Industrial (oggi fusa con Cnh in Cnh Industrial). L'operazione, che era stata deliberata dal cda del Lingotto a luglio, diverrà operativa dal 1 gennaio del 2011. Lo spin-off servirà a favorire la fusione tra Fiat Group Automobiles e Chrysler.

GENNAIO 2011. Il 10 gennaio Fiat sale dal 20 al 25% di Chrysler sfruttando la clausola per il raggiungimento degli obiettivi di innovazione tecnologica.

APRILE-LUGLIO 2011. Il 12 aprile Fiat avanza al 30% di Chrysler sfruttando un altro bonus per l'innovazione e il 24 maggio paga 1,6 miliardi di dollari ed esercita un'opzione del 16% per salire al 46% del capitale. Nello stesso giorno rimborsa i 7,6 miliardi di dollari di debiti con il governo Usa (5,9 mld) e quello del Canada (1,7 mld). "In meno di due anni abbiamo mantenuto la promessa di ripagare completamente i contribuenti statunitensi e canadesi", dichiara Marchionne. Il 21 luglio il Lingotto compra le quote dell'1,5% e del 6% di Auburn Hills detenute rispettivamente dal Tesoro Usa e dal Canada. Fiat si attesta al 53,5% di Chrysler.

GENNAIO 2012. A inizio 2012 il Lingotto con il raggiungimento del terzo obiettivo di performance - ovvero un'auto basata su piattaforma Fiat con consumi per almeno 40 miglia per gallone da produrre in Usa - si posiziona al 58,5% di Chrysler.

GENNAIO 2013. Dopo un lungo contenzioso di fronte alla Corte del Delaware per il valore delle quote di Chrysler ancora in mano al fondo Veba, Fiat si accorda per comprare dal fondo pensione del sindacato Usa il residuo 41,5% della casa di Detroit. Si tratta di un'operazione da circa 3,6 miliardi di dollari. Vengono versati 1,75 miliardi cash attingendo dalla liquidità del Lingotto, mentre 1,9 miliardi arrivano da un dividendo straordinario che Chrysler paga a Fiat e Veba. In parallelo viene firmato un accordo separato con il sindacato Usa per pagamento, da parte di Auburn Hills, di altri 700 milioni che vengono scadenzati in quattro successive tranche legate a premi produzione e investimenti a vantaggio dei dipendenti. Il 29 gennaio, in occasione della presentazione dei dati sul bilancio, viene annunciato il nome della società post fusione, Fiat Chrysler Automobiles, con il nuovo logo Fca.

MAGGIO 2013. A Detroit Marchionne presenta il piano industriale al 2018 di Fca, alla presenza del presidente Fiat, John Elkann. Il piano prevede un focus sui marchi premium del gruppo: Alfa Romeo, Ferrari e Maserati. In totale il gruppo stima circa 50 miliardi di euro investimenti globali in cinque anni con un target di 7 milioni di vetture vendute nell'ultimo anno del piano. Per il rilancio di Alfa sono previsti 5 miliardi. Nel 2018 il marchio Fiat dovrebbe vendere 1,9 milioni di auto, contro gli 1,5 milioni del 2013, con 8 nuovi modelli per l'area Emea. Anche per il brand Jeep Marchionne punta a 1,9 milioni di vetture vendute, più del doppio rispetto alle 732 mila unità del 2013.

GIUGNO-LUGLIO 2013. Il 15 giugno il cda del Lingotto approva la fusione di Fiat nella controllata olandese Fiat Investments, che a fusione completata prenderà il nome di Fca e sarà la holding di controllo del gruppo. Il 3 luglio Fiat convoca l'assemblea straordinaria per la fusione e deposita presso la Sec, la Consob Usa, il modello F4 propedeutico alla quotazione del titolo a Wall Street.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata