Sanità, Confcommercio: Spesa 'out of pocket' a 32 miliardi, serve riforma

Roma, 10 dic. (LaPresse) - La spesa sanitaria out of pocket è pari a circa 32 miliardi di euro - la stima è fra le più elevate al mondo, per circa 530 euro pro capite - e potenzialmente ancor più alta se si tiene conto di una componente non indifferente di sommerso (15 miliardi stimati). Lo afferma uno studio di Confcommercio-Confindustria distribuito nell'ambito dell'evento 'La sanità nel Welfare che cambia'. Oggi i fondi sanitari intermediano tra i 4 e i 5 miliardi di questa spesa ed assistono circa 7 milioni di persone.

Secondo lo studio la necessità di una riforma "è evidente" se si considera che il welfare sanitario, e la connessa filiera imprenditoriale di produzione e commercializzazione di beni e servizi, rappresenta un settore economico dal potenziale di crescita enorme che vale l'11,5% del Pil con oltre 2,5 milioni tra addetti diretti ed indiretti. Efficientarne le componenti è quindi precondizione per un impulso forte ad una crescita, anche economica, del settore.

"Il grado di sostenibilità finanziaria complessiva del sistema sanitario va riducendosi, sia per dinamiche di finanza pubblica che per effetto dell'incremento dei fabbisogni e dell'invecchiamento della popolazione", sostiene Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. "Se si tiene conto sia della spesa pubblica che di quella privata - prosegue - l'attuale livello di incidenza della spesa sanitaria sul Pil supera il 9%. Un dato, peraltro, che, secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato, per l'invecchiamento della popolazione è destinato in pochi anni a crescere di oltre 1 punto percentuale".

Confcommercio e Confindustria sostengono che per le aziende che versano quote per la sanità complementare, a beneficio del proprio personale, vanno previsti sgravi Irap proporzionalmente a quanto versato ed esonero contributivo totale sulle quote. "La copertura della spesa sanitaria poggia in larga misura sull'Irap, quindi a carico delle imprese e del lavoro autonomo", sottolinea Sangalli.

Attraverso lo sviluppo di un 'secondo pilastro' da affinacare alla sanità pubblica, la spesa out of pocket diventerebbe spesa strutturalmente intermediata, favorendo così, secondo lo studio: un recupero di gettito sulla spesa sanitaria non tracciata; un efficientamento del sistema sanitario nazionale; un'educazione del cittadino alla spesa sanitaria; un ingresso di risorse 'private' verso il sistema sanitario; un'Anagrafe dei fondi ed un flusso di informazioni importante sulla spesa e sulle esigenze sanitarie; vantaggi economici complessivi a saldo positivo.

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