Salvini: "Migranti servono? Boeri continua a fare politica". Lui replica: "I dati parlano da soli"
Il presidente dell'Inps alla Camera: "Basta agitare lo spettro dell'invasione". E su quota 100: "Costerebbe 20 miliardi"

Il presidente dell'Inps Tito Boeri, bollato ironicamente come "un fenomeno" da Matteo Salvini, tira dritto. Nel contesto italiano gli immigrati regolari servono, sostiene l'economista, perché i loro contributi saranno necessari a pagare le pensioni di tutti. Salvini ribatte così: "Il presidente dell'Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare (e di fare figli) di tantissimi italiani. Dove vive, su Marte?". La controreplica: "I dati sono la risposta migliore, non c'è modo di intimidirli", sentenzia il guardiano delle pensioni.

Il botta e risposta si sviluppa attorno a due temi: le pensioni, con Boeri che sottolinea la difficoltà di realizzare la 'Quota 100', e l'immigrazione. Il presidente dell'Inps, su quest'ultimo punto, spiega che c'è una forte domanda di collaboratori domestici, cioé di mansioni normalmente svolte da cittadini non italiani. "In mancanza di decreti flussi con quote per colf e badanti (l'ultimo è stato nel 2011), il numero di lavoratori domestici extra-comunitari iscritti all'Inps tende inesorabilmente a ridursi - sottolinea l'economista -. Ma non appena c'è un provvedimento di regolarizzazione del lavoro nero (come nel 2008-9 o nel 2012), il numero di colf e badanti extracomunitarie si impenna, a dimostrazione del fatto che questi lavori continuano a essere richiesti, ma vengono svolti senza versare i contributi sociali".

"Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione e mai dell'emigrazione dei giovani", dice Boeri, spiegando che con questa continua perdita di lavoratori (nel 2016 se ne sono andati in 115mila) la prospettiva pensionistica di lungo termine diventa insostenibile. E va perciò rafforzata con l'integrazione di lavoratori provenienti dall'estero. Ma "nessuno sembra preoccuparsi del declino demografico" sul quale, anzi, è in atto "una sorta di disinformazione sistematica - dice il capo dell'Inps - si crede che il numero di migranti sia molto maggiore della realtà, non sono 1 ogni 4, ma 1 ogni 10".

Il ministro del Lavoro Di Maio, che come Salvini è azionista di maggioranza del governo giallo-verde, è più conciliante: segue il ragionamento di Boeri, ma fino ad un certo punto. "Concordo con il presidente quando parla di declino demografico", che è una vera "iattura per l'Italia", spiega il ministro, aggiungendo però che il lavoro più modesto, come appunto quello della colf, "non è che dobbiamo farlo fare a chi sta peggio di noi, ma dobbiamo farlo pagare di più". Il leader pentastellato, senza arrivare ai toni del collega leghista, sottolinea comunque che "finchè il legislativo farà il legislativo, l'esecutivo l'esecutivo e l'Inps farà l'Inps, andremo tutti d'accordo".

Per qunato riguarda le pensioni, Boeri ha avvisato i futuri pensionati: azzerare la legge Fornero è praticamente impossibile, così come lo è istituire un sistema per uscire dal mondo del lavoro una volta raggiunta la 'Quota 100'. Boeri ha spiegato che, secondo le stime dell'Istituto, una eventuale 'Quota 100 pura' può costare fino a 20 miliardi all'anno. Una Quota 100 che invece scatti con 64 anni minimi di età costerebbe fino a 18 miliardi annui, che si ridurrebbero a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni. Una Quota 100 con 64 anni minimi di età, ma mantenendo la legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall'età, avrebbe un prezzo che potrebbe arrivare a 8 miliardi.

Secondo Boeri, "possiamo permetterci una maggiore flessibilità di quella consentita dalla riforma Fornero quanto alle scelte di pensionamento". Una soluzione può arrivare accelerando la transizione al metodo contributivo, in modo da "concedere una via d'uscita a chi ha perso ogni motivazione e sarebbe un peso per l'impresa in cui lavora". Questa libertà di scelta sarebbe "sostenibile", perché "non grava sulle spalle di chi oggi inizia a lavorare". Ovviamente, però, l'assegno sarà tanto più basso quanto prima si chiede di percepirlo.

Per il numero uno dell'Inps, sulle pensioni come per il lavoro, "bisogna evitare di intervenire con l'accetta", e anzi "ci vuole il cesello, per non correre il rischio di distruggere lavoro, come purtroppo avvenuto nel caso dell'intervento draconiano sui voucher di un anno fa". L'abolizione dei voucher, secondo gli studi dell'Inps, avrebbe portare all'aumentano dell'occupazione a termine, passata da 3,7 milioni di contratti del 2016 ai 4,6 milioni del 2017.

Detto questo, il mandato di Boeri scade nel febbraio 2019, e Di Maio non sembra intenzionato a chiedergli di restare. Su alcuni argomenti, comunque, si potrà cooperare nei prossimi mesi prima della scadenza. "Su un tema lavoreremo molto bene - scandisce Di Maio - quello dei vitalizi e delle pensioni d'oro". Per quanto riguarda i primi, "nel giro di una settimana si potrà approvare" un provvedimento fortemente voluto dai pentastellati, che costituirà "un primo passo". Tappa successiva "sono le pensioni d'oro: se queste sono alte e derivano da un lavoro di una vita, è giusto", ma diverso è il caso di una pensione "sproporzionata rispetto ai contributi versati". Riducendo questi costi, secondo il ministro, si potranno "sostenere i livelli minimi delle pensioni", alzando "le minime a 780 euro".

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