Salini-Impregilo, nel 2016 ricavi a 7,4 mld e 54mila addetti

di Jan Pellissier

Milano, 27 giu. (LaPresse) - Come sarà il nuovo campione nazionale delle costruzioni nato dalla fusione tra Salini e Impregilo? "Vogliamo incidere sul benessere dei territori dove lavoriamo" ha detto Pietro Salini, a.d. del gruppo oggi incontrando i giornalisti a Mialno. "Rispetto agli altri gruppi del mondo noi facciamo solo costruzioni e solo questo continueremo a fare" ha aggiunto. "Siamo fiduciosi nel futuro, nel mondo e in Italia" ha proseguito. In Italia però c'è al spina, oramai risolta del Ponte di Messina: "Se ci fosse il cantiere aperto oggi ci lavorerebbero 25mila persone - ha spiegato il manager - sarebbe una vetrina al mondo delle capacità del Paese. Eppure qui gli accordi non valgono. Sono cose che non ho visto da nessuna parte nel mondo, le scelte non si possono cambiare 'pacta sunt servanda'". E invece al gruppo arriveranno solo 90 milioni. Nel mondo saranno assunte 22mila persone che si aggiungeranno alle attuali 32mila che lavorano in 60 Paesi. L'azionariato vede oggi Salini oltre il 90%, quindi si procederà prima al delisting seguito da un nuovo collocamento inizialmente del 25% della società aperto a nuovi azionisti: "Ma basta hedge fund, ora vogliamo chi guarda ai fondamentali - ha spiegato Salini - e per fare questo siamo anche disposti a scendere sotto il 50%".

A parte il caso del ponte di Messina, dietro Salini Impregilo innanzitutto c'è una storia importante: 230 dighe ed impianti idroelettrici, 1.250 km di opere in sotterraneo, più di 6.700 km di linee ferroviarie, circa 340 km di linee metropolitane, ben oltre 36.000 km di strade e autostrade e più di 320 km di ponti e viadotti. Ma il futuro appare ancora più in crescita. La fusione sarà operativa dal primo gennaio 2014, l'ultimo passaggio è l'ok delle assemblee straordinarie di Impregilo e Salini. I ricavi consolidati cresceranno per circa il 16% per anno, raggiungendo un totale pari a 7,4 miliardi di euro nel 2016, oggi siamo poco oltre i 4 milairdi. Dall'attuale portafoglio ordini, pari a circa 20 miliardi di euro, deriveranno circa il 60% dei ricavi nel periodo di piano, così ponendo una base solida per l'espansione del business. Nel periodo si stima che la raccolta ordini medio annuo sarà pari a 7,5 miliardi di euro, con un Book-to-Bill (rapporto: nuovi ordini/ricavi) costantemente superiore all'unita. Infatti, il portafoglio ordini dovrebbe crescere del 30% nel periodo per arrivare a circa 26 miliardi di euro a fine 2016. Al momento ci sono 4,9 miliardi di lavori già acquisiti, altri 4,5 miliardi di lavori in fase di definizione, e altri 17 miliardi di lavori per cui il gruppo è in gara.

Sono state stimate sinergie da integrazione derivante dalla Fusione per quasi 100 milioni di euro a regime nel 2016. In maniera prudente il Piano prevede costi straordinari di circa 20-30 milioni di euro distribuiti tra il 2013 e il 2014. Anche tenendo conto delle sinergie, l'Ebitda dovrebbe crescere da 274 milioni di euro registrati nel 2012 (risultati consolidati pro-forma) per raggiungere 1 miliardo di euro nel 2016, con un margine pari ad oltre il 13,5%. L'EBIT aumenterà anch'esso in maniera significativa, raggiungendo nel 2016 un margine pari a circa il 9%. La gestione operativa sarà quindi in forte espansione e permetterà il finanziamento interno degli investimenti industriali, principalmente macchinari per l'operatività, che ammonteranno nell'arco del piano a circa 1,3 miliardi di euro, ovvero circa 325 milioni di euro all'anno mediamente. La gestione operativa e straordinaria permetteranno di raggiungere una posizione finanziaria netta positiva pari a 300 milioni di euro (net cash) nel 2016 prima della distribuzione dei dividendi. Gli acquisti sono stimati in 6 miliardi l'anno, con un risparmio di 70 milioni.

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